Gli eroi pugliesi fra i maquis “Noi resistiamo”

Gli eroi pugliesi fra i maquis “Noi resistiamo”

Di Massimiliano Desiante

Diciottomila italiani emigrati in Francia lottarono per la sua liberazione: fra loro Vindice Di Vittorio

Mia carissima piccola Baldina, mi trovo qui per poter visitare tuo fratello. Ti voglio dire innanzitutto che il nostro caro Vindice ha compiuto brillantemente il suo dovere di antifascista arruolandosi nel maquis”. Con queste parole Giuseppe Di Vittorio, in una lettera alla figlia del 1944, esprime l’orgoglio per la scelta compiuta dal proprio figlio. Una scelta che evoca quella dei numerosissimi italiani arruolatisi nella resistenza francese per battersi contro gli occupanti nazifascisti.

Ottant’anni fa, esattamente il 10 giugno 1940, il Duce del Fascismo, con un discorso imbevuto di retorica e concluso con la certezza “dell’immancabile vittoria”, annuncia la partecipazione alla guerra. L’aggressione alla Francia, oltre a segnare l’avvio delle ostilità belliche, riveste una precipua valenza, infatti Oltralpe, in quel tempo, lavorano centinaia di migliaia di emigranti italiani, giunti in larga parte a partire dai primi anni venti. In Francia trovano, però, un clima fortemente ostile, infatti i governi di destra che si susseguono, se da un lato tollerano la fondazione delle organizzazioni fasciste al fine di preservare amichevoli relazioni con lo Stato Italiano, dall’altro considerano come turbativa le manifestazioni antifasciste italiane ricorrendo massicciamente a provvedimenti di espulsione. Si crea così, alimentato dalla Confindustria, un clima fortemente xenofobo nei confronti degli italiani che Di Vittorio, sulla Voce degli Italiani, ha modo di denunciare parlando di “ingiuste campagne xenofobe”, appellandosi alla solidarietà con la Francia democratica tanto che nell’articolo “Che deve fare l’emigrazione italiana?”, del settembre 1938, in un clima da minaccia bellica sempre più incombente, non esita a dichiarare che “il primo dovere che s’impone all’emigrazione italiana in Francia è quello di stringere i suoi rapporti di fraternità col popolo francese, e di lottare contro le minacce di aggressione e di guerra del fascismo”.

Un appello che – stando a “Il gruppo Rohregger. Maquis italiani a Parigi. 1940-1942” di Davide Spagnoli – moltissimi emigranti accolgono già qualche giorno dopo l’entrata dei tedeschi a Parigi, infatti invece di fuggire nella zona del governo di Vichy, scelgono di restare per battersi contro le forze di occupazione. Un contribuito rilevante che lo storico Nougueres, nell’opera “Histoire de la Resistance en France de 1040 à 1945”, stima in 18000 combattenti e ben 2000 i caduti.

Combattenti che è possibile ripartire in tre tipologie: i reduci della Spagna, gli emigranti residenti in Francia, i militari della IV Armata sbandati dall’annuncio dell’Armistizio. In tutte e tre queste categorie figurano pugliesi.

Il nome più prestigioso è quello di Vindice Di Vittorio. Nato nel 1922 durante le giornate della difesa della Camera del Lavoro di Bari Vecchia, chiamato Vindice come auspicio di lotta al fascismo, il giovane studente, mentre il padre è detenuto dalla Gestapo a Parigi, si unisce ai maquis. Un contributo contrassegnato dal coraggio come ha modo di rimarcare lo stesso Di Vittorio: “Ha guadagnato sul campo il grado di capitano. È stato uno dei suoi compagni che è venuto a trovarlo e mi ha parlato delle sue gesta. Da solo ha fatto saltare una caserma di militari fascisti e alla testa di cinque suoi compagni ha attaccato un posto della Gestapo realizzando completamente l’obiettivo che gli era stato assegnato. Con tre dei suoi compagni ha fatto saltare dodici locomotive tedesche in una sola notte. Figurati che nella città dove ha combattuto nelle ultime settimane (Prade, nei Pirenei orientali) dopo la liberazione hanno esposto una grande fotografia del nostro ‘Silvio’ con sotto questa scritta: «Il nostro liberatore »”. Un’abnegazione che quasi gli costa la vita: “Negli ultimi giorni della lotta liberatrice di Francia, - scrive Di Vittorio – il 14 agosto 1944, è stato gravemente ferito. Una pallottola di mitragliatrice tedesca entratagli nel fianco ha toccato la colonna vertebrale comprimendo il midollo spinale”.

Vindice, però, non è che uno dei moltissimi pugliesi, originari delle diverse province, a battersi per la liberazione francese. Innanzitutto i reduci della Spagna. Il coratino Francesco Diasparra, chiamato alle armi, diserta, raggiunge la Spagna, prendendo parte alla battaglia di Guadalajara, poi rientrato in Francia, dopo l’internamento a Vernet, si arruola nei maquis. Storia analoga quella di Sante Catano nativo di Canosa, il quale, emigrato con la famiglia, combatte il fascismo prima nelle Brigate Internazionali poi nei maquis col nome di Charlot. Poi c’è il leccese Guglielmo Bellone, ferito sull’ Ebro, e poi arruolatosi nell’esercito francese, il foggiano Lagonigro Giuseppe, ferito in Spagna, rientrato in Francia si arruola nella Legione Straniera, Piccirilli Pietro di Putignano, volontario in Spagna, quindi nel 1° Régiment de marche de la Légion étrangère, Rini Romualdo di Mesagne, ferito in Spagna, si arruola nelle Forces Françaises de l’Intérieur  col nome di battaglia Gallo.

Rilevante la presenza dei militari pugliesi inquadrati nella 4° Armata italiana che, all’indomani dell’Armistizio, affluiscono nei “Franc tireurs et partisans”, un corpo che si articola in due compagnie: la 1° dislocata nel dipartimento del Var- Bocche del Rodano, la 2° nei dipartimenti delle Alpes maritimes e Basses Alpes.

 

Diversi i caduti. Visicchio Vittorio, coratino, fucilato il 29 luglio 1944, Calò Luigi di Laterza, caduto in combattimento nel Médoc, Santoro Vincenzo di Andria, fucilato il 13 marzo 1944. Su quest’ultimo una lettera redatta da padre Vacausen, addetto al carcere di Lione: “Io – scrive – sono un prete cattolico addetto al carcere di S. Paolo in Lione ed è là che ho conosciuto il Santoro. Egli era stato arrestato a Die nella Droma insieme ad altri patrioti […] per questo egli è stato condannato a morte e fucilato [...] Egli è stato molto coraggioso […] è sepolto nel cimitero della Guillotiere insieme con gli altri patrioti fucilati durante l’occupazione tedesca”.

(Articolo apparso martedì 9 giugno su la Repubblica di Bari)

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