La storia poco raccontata del sottotenente pilota Carlo Negri medaglia d’oro al valore militare e delle azioni svolte dalla Regia aeronautica nel territorio del Salento dall’8 al 26 settembre

Macchi 205 della Regia aeronautica in un aeroporto del Salento nell'autunno del '43

[..]Prima ancora che la sottocommissione alleata per l’aviazione iniziasse ad applicare con zelo e rigidità le clausole armistiziali, gli aviatori italiani si adoperarono in tutti i modi possibili (anche infrangendo i divieti alleati) per aiutare i commilitoni dell’esercito rimasti isolati nelle Isole Joniche ed impegnati in durissimi scontri con i tedeschi. Soprattutto su Cefalonia e Corfù operarono gli aerei italiani, decollando «arbitrariamente» spesso sotto il naso dei funzionari inglesi, che avevano proibito ogni volo che non avesse ricevuto specifica autorizzazione.

 

Vi era ancora, in quel periodo, una certa fluidità negli aeroporti della Puglia; sussisteva soprattutto una discreta libertà di movimento, tale comunque da permettere ai capi responsabili di fare il possibile per alleviare le sofferenze dei fanti sottoposti agli attacchi degli aerei tedeschi. In Grecia ed Albania la Luftwaffe lanciava infatti quotidianamente cacciabombardieri e Stukas contro i presidi italiani per fiaccarne la resistenza e costringerli alla resa. La prima missione di guerra «arbitraria» venne effettuata il 18 settembre, appena 10 giorni dopo l’armistizio, dai Re.2002 del 5° stormo tuffatori che bombardarono il porto di Butrinto a Corfù; lo stesso giorno si verificò il primo scontro con gli aerei tedeschi, scontro che comportò l’abbattimento del velivolo del tenente Valenza costretto a lanciarsi col paracadute e catturato dalle truppe germaniche.

Aeroporto di Leverano Lecce due Re 2002

 

Ormai c’era stato di guerra, anche se non dichiarato, fra italiani e tedeschi, e di tale realtà ci si convinse presto da una parte e dall’altra. Il giorno 19 fu attaccato l’aeroporto di Koritza in due distinte azioni e venne abbattuto il Re.2002 pilotato dal tenente Felice Fox, caduto con il suo velivolo, primo della Regia Aeronautica dopo l’armistizio. Lo stesso giorno gli MC.205 del 4° stormo scortarono i Reggiane e nei giorni successivi vennero effettuate missioni a sostegno del presidio di Cefalonia ormai allo stremo della resistenza.

La breve parentesi di libertà d’azione durò sino al 21 settembre quando il commodoro Foster, capo dell’AFSC, impose la cessazione di ogni attività bellica da parte dei piloti italiani e tale divieto ebbe come conseguenza l’abbandono al loro destino dei soldati della “Acqui”, ormai alla mercé della Luftwaffe.

Ci furono alcune rimostranze da parte italiana e tale azione di protesta valse a far desistere l’ACC dal suo atteggiamento sostanzialmente non collaborativo verso la Regia Aeronautica. Fu autorizzato un breve periodo di attività bellica a sostegno del presidio di Corfù, che ancora resisteva alla pressione tedesca.

Fra il 22 e il 25 settembre ci furono altre missioni condotte con i Re.2002 scortati dai Macchi e si verificò anche un combattimento con Messerschmitt 109 del 27° JG, conclusosi senza esito da ambo le parti. Un Reggiane abbatté 2 Ju.87 nella zona di Gianina, mentre il 25, durante uno scontro con Bf.109, il capitano Annoni del 4° stormo abbatté un Messerschmitt del 27° JG della Luftwaffe; era il reparto dell’asso tedesco Marseille (medaglia d’oro al valor militare), caduto poi in Egitto e con cui il 4° aveva a lungo operato in stretta collaborazione contro la RAF.

Il 26 settembre cadeva l’isola di Corfù e veniva a cessare ogni ulteriore missione di appoggio alle guarnigioni isolate. In poco più di una settimana di guerra erano state eseguite 40 missioni in 211 ore di volo bellico, lanciati 6150 kg di bombe, sparati 5000 proiettili di mitragliatrice, abbattuti 3 aerei tedeschi (con la perdita di 6 velivoli nostri fra Re.2002 e MC.205 e con la morte di 2 piloti, più altri 2 dispersi).

Fra i caduti vi era anche il sottotenente pilota Carlo Negri del 4° stormo CT, che il giorno 21, durante una ricognizione a vista sull’aeroporto di Koritza, in Albania, era stato colpito dalla Flak e costretto ad atterrare sullo stesso campo nemico; catturato e sottoposto a sommario processo come «franco tiratore», veniva passato per le armi, non avendo ancora il governo Badoglio dichiarato guerra alla Germania.

Alla memoria di Negri, colpevole solo di aver ubbidito alla disciplina militare che gli aveva assegnato un compito da espletare nella sua qualità di soldato, veniva concessa la medaglia d’oro al valor militare.

 

(da ALI italiane vol.3 1939-1945. ed. Rizzoli)

 

Intervento del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi alla cerimonia di commemorazione della

Medaglia d’Oro al Valore Militare al sottotenente pilota Carlo Negri e di intitolazione del 61° STormo dell’Aeronautica Militare al decorato

Galatina, 30 ottobre 2003

Signor Ministro della Difesa,

Autorità civili e militari,

Ufficiali, Sottufficiali, Avieri dell’Arma Azzurra,

tra poco assisteremo, con commozione, alla intitolazione di questa straordinaria Scuola di Volo – il 61° Stormo – al Sottotenente Pilota Carlo Negri, fucilato il 21 settembre 1943 dai tedeschi, dopo che aveva rinunciato deliberatamente a mettersi in salvo con il suo velivolo per portare a termine la missione che gli era stata affidata.

Quale era la missione affidata a Carlo Negri?

Era la missione che tutta l’aeronautica, tutte le forze armate d’Italia, tutti gli Italiani avrebbero voluto in quel momento compiere: aiutare i nostri reparti rimasti isolati, nei Balcani e nelle isole dell’Egeo, che stavano per essere aggrediti, ingannati, fucilati o deportati.

Aiutare a evitare la disgregazione dei nostri reparti. Combattere, anche soccombere, ma con le armi in pugno. Dimostrare la volontà di difendere l’Italia, il suo onore. Questa era la missione di Carlo Negri, mentre portava quel dispaccio a un reparto imbottigliato a Koritza.

Purtroppo, sappiamo cosa accadde in quei giorni, poche miglia oltre queste coste di Puglia.

Da Brindisi venne tentato di aiutare i nostri uomini rimasti nei Balcani, in Albania, sulle coste della Dalmazia, in tante isole dell’Egeo, a Cefalonia, a Corfù, a Lero, nel Dodecanneso. Le loro iniziative di reazione furono paralizzate dalla mancanza di ordini precisi, dalla confusione di quei giorni.

La spontanea, immediata consapevolezza di quello che era il nostro dovere animò tanti eroi come Carlo Negri.

Giustamente alla sua memoria venne attribuita la prima Medaglia d’Oro al Valor Militare meritata dall’Aeronautica militare nella guerra di liberazione.

Oggi, questa cerimonia si svolge in occasione del 60° anniversario di quei fatti. Essa è l’occasione per ricordare una storia poco raccontata, poco conosciuta dall’opinione pubblica, che è nostro dovere diffondere, far conoscere, insegnare alle giovani generazioni.

Nelle giornate dello smarrimento, dello sbandamento di quel settembre di sessanta anni fa, circa 200 aerei da guerra erano rimasti a disposizione del governo, dello Stato legittimo in Puglia, Sicilia, Sardegna. Operarono da queste terre, da Galatina, da Manduria, partendo da piste di fortuna, spesso costruite con tappeti metallici.

I nostri piloti volevano combattere. Facevano volare aerei ormai obsoleti in condizioni incredibili di manutenzione, con pezzi di fortuna, grazie al talento dei nostri meccanici e ingegneri. Non venne consentito loro dalle clausole dell’armistizio di combattere nei cieli della nostra Patria. Ma diedero un apporto essenziale alla guerra partigiana nei Balcani, attaccando con precisione ed efficacia porti, strutture, reparti tedeschi, con un coraggio talora temerario, da meritare gli elogi di governi allora poco inclini a dare riconoscimenti a un ex nemico.

Furono Churchill, Truman, Tito ad apprezzare pubblicamente le migliaia di missioni compiute dai nostri aerei.

Nel Novecento l’Italia ha dato un contributo fondamentale allo sviluppo del volo, dell’ingegneria aerea. Quella tradizione non è finita.

Siamo orgogliosi quando vediamo volare le Frecce Tricolori, siamo orgogliosi dei nostri piloti tra i migliori del mondo.

Negli ultimi anni l’Arma Azzurra è stata impegnata intensamente in missioni di rafforzamento della pace dove essa era minacciata e di affermazione della pace laddove essa era compromessa, soprattutto nei Balcani, ma anche in Paesi e in tempi lontani: non dimentico i caduti di Kindu. Ho reso loro onore all’aeroporto di Pisa, nel dicembre del 2000. Abbiamo dimostrato di essere all’altezza dei grandi Paesi, grazie all’eccezionale qualità degli uomini, certo non dei mezzi.

Abbiamo bisogno di un generale ammodernamento della nostra Aeronautica. All’interno dell’auspicato ammodernamento avrebbe grande significato per la ricerca tecnologica, per l’industria nazionale lo sviluppo di progetti, anche di nicchia, ideati e prodotti in Italia. Vi sono esempi anche recenti nell’industria civile, che sono di conforto.

Ufficiali, Sottufficiali, Avieri,

 

tra pochi giorni, l’Italia celebra, nel giorno della Unità Nazionale, tutte le Forze Armate Italiane, per il loro contributo inestimabile alla indipendenza della Patria, alle libertà civili riconquistate, alla presenza attiva dell’Italia per l’affermazione della pace.

Lo dobbiamo ad eroi come Carlo Negri. Gli italiani si stringono attorno a Voi, Vi esprimono il loro apprezzamento, il loro sostegno.

Viva l’Aeronautica Militare,

Viva le Forze Armate, Viva l’Italia.

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Bari ottobre '44 velivoli alleati

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