Mai più fascismi, ma più razzismi.

Anche l’Anpi Brindisi in campo quotidianamente in questa battaglia. Mercoledì 14 febbraio, abbiamo organizzato a Brindisi una grande e partecipata assemblea regionale, anticipata da un sit-in in piazza Santa Teresa, nel salone della Provincia. Iniziativa voluta da Anpi, Cgil, Libera contro le mafie, Arci, Rete della conoscenza e Unione degli studenti, che già dallo scorso autunno si sono unite in una rete antifascista e antirazzista promuovendo numerose iniziative pubbliche sia nelle scuole che nelle periferie. L’evento del 14 febbraio si è svolto in contemporanea con la presentazione pubblica, in un sala di rappresentanza del Comune, del candidato al Senato di Casapound (quaranta i presenti). A parte la presenza di esponenti regionali delle associazioni promotrici, l’assemblea regionale antifascista ha visto la partecipazione di esponenti di partiti e associazioni del territorio (come Nonunadimeno) e, soprattutto di migranti. A loro nome ha parlato Drissa Kone, del Mali. Diversi gli antifascisti arrivati a Brindisi da Bari, Lecce e Foggia. E’ stata una grande assemblea partecipata, democratica, aperta, solidale e soprattutto antifascista, in un momento di gravi tensioni provocate ad arte da aggregati dichiaratamente neofascisti, che in spregio a ogni dettato costituzionale stanno inquinando il dibattito pubblico e la campagna elettorale con messaggi razzisti, xenofobi, di odio e divisione. Messaggi che trovano terreno fertile, nel Mezzogiorno, in una condizione generale di disagio, dovuto all’aumento delle disuguaglianze sociali e alle condizioni di impoverimento materiale che la crisi ha prodotto.
Abbiamo chiesto al Prefetto un incontro urgente affinché si vigili a difesa della democrazia, in un clima contrassegnato da ripetuti atti di intimidazione alle organizzazioni studentesche e a una propaganda tossica, xenofoba, razzista, omofoba.

Come Rete Antifascista siamo anche impegnati all’interno dei luoghi della formazione per la costruzione e diffusione di una cultura antifascista che mini alle basi quei messaggi di odio, razzismo e divisione cui inneggiano questi aggregati. Per due domeniche di seguito, all’inizio di febbraio sono state raccolte numerose sottoscrizioni all’appello “Mai più fascismi” sia a Brindisi che in altri comuni della provincia.

Giornata della Memoria (anticipata al 26 gennaio ).

Mattina con i ragazzi, gli insegnanti e le autorità nell’ex convento Santa Chiara. Pomeriggio con Pietro Parisi, partigiano, nome di battaglia “Brindisi”, che è riuscito come sempre a coinvolgerci con i suoi racconti di vita, di Resistenza e di antifascismo militante. Alla grande… con Anpi Brindisi, Spi Cgil e tante associazioni. L’ANPI rammenta a tutti che la legge che ha istituito la “Giornata della Memoria”  prevede “incontri e momenti di riflessione” su “quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti”. Si stimano in 33mila il numero di deportati politici italiani.

ATTINA:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’ANPI di Brindisi ricorda:

GIGANTE ANTONIO VINCENZO. Deportato e ucciso nel lager di Trieste nella risiera di San Saba. Nato a Brindisi il 3 febbraio 1901 . Muratore, partigiano e dirigente comunista. Denunciato al Tribunale speciale nel 1934, al termine di una condanna ventennale, per “costituzione del PCI, appartenenza allo stesso e propaganda”, viene internato il 3 gennaio 1942. Evaso nel settembre 1943. Responsabile della Resistenza a Trieste. Catturato dai nazisti nel novembre 1944 ed ucciso nella risiera di San Saba. Medaglia d’oro al valor militare.

CHIONNA UMBERTO, operaio, partigiano e deportato nato a Brindisi il 28.1.1911 e morto a Mauthausen 23.4.1945
Schedato nel Casellario Politico Centrale. Arrestato a Brindisi a 15 anni il 2 novembre 1926 per organizzazione giovanile comunista e condannato dal Tribunale Speciale a tre anni. Arrestato nuovamente e diffidato il 9 maggio 1931: inviato al confino a Lipari per 3 anni. Liberato l’anno successivo (il 10 novembre 1932) in occasione dei festeggiamenti per il decennale fascista. Emigrato a Milano nel 1936 .Falegname alla Pirelli Bicocca dal 1940. Vigilato fino al 1942. Operaio. Residente a Milano, via Farini 35. Il 17 marzo 1944 è arrestato a casa, di notte e condotto a S. Vittore. Sono gli arresti che fanno seguito agli scioperi del marzo 1944. Dal carcere viene in seguito condotto alla Caserma Umberto I di Bergamo. Deportato il 5 aprile con destinazione Mauthausen, vi giunge l’8 aprile 1944. Numero di matricola 61606. Schutzhäftling. Trasferito a Gusen, ritorna poi a Mauthausen. Deceduto il 23 aprile 1945 a Mauthausen.

FAGGIANO POMPILIO Nato a San Donaci (Brindisi) il 4 giugno 1916. Figlio di Vincenzo e di Sturdà Vita Maria. Militare coniugato  con due figli, ucciso nel campo di concentramento di Bolzano dalla Gestapo il 19 settembre del ’44 assieme ad altri 22 italiani e qui sepolti il giorno stesso in una fossa comune. Medaglia d’argento al Valor Militare alla memoria, con la seguente motivazione:“Repubblica Italiana Ministero della Difesa. Roma 20 maggio 1948. Volontario per una missione di guerra in territorio italiano occupato dal nemico, veniva aviolanciato nelle retrovie avversarie. Arrestato nell’adempimento del dovere sopportava serenamente lunghi mesi di prigionia. Inviato in un campo di concentramento dell’Italia settentrionale vi cadeva vittime delle barbarie tedesche. Italia settentrionale, 28 febbraio 1944 – 19 settembre 1944.”

ANTONIO SOMMA che nasce a Spiano di Mercato San Severino (SA), il 19 novembre 1923.
Partigiano con il nome di battaglia “Scugnizzo”, fu fatto prigioniero a Salsomaggiore, rinchiuso nel campo di concentramento di Bolzano e poi deportato nel campo di sterminio di Mauthausen con il numero di matricola 9437.
Autodidatta, dedica l’intera vita allo studio e al lavoro politico nella regione Puglia dove si trasferisce subito dopo la guerra di liberazione dal fascismo.
Dirigente sindacale della Cgil negli anni’50, costituisce le Leghe in tutta la provincia di Brindisi.

 

 

 

 

 

 

Il POMERIGGIO PRESENTAZIONE DEl LIBRO del PARTIGIANO PIETRO PARISI: LO CHIAMAVANO BRINDISI

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Infine pubblichiamo l’intervento di  Dario Venegoni presidente dell’Aned, Associazione Nazionale Ex Deportati nei Campi nazisti, che precisa le distorsioni e le amnesie in cui rischia di finire la Giornata della Memoria.

Memoria: l’eclissi dei partigiani deportati

Eppure la legge prevede “incontri e momenti di riflessione” su “quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti”. Stimato in 33mila il numero di deportati politici italiani. I “triangoli rossi” apparentemente scomparsi dal panorama della memoria nazionale

A meno di una svolta imprevedibile, il Giorno della Memoria 2018 rischia di sancire la definitiva eclissi dalla consapevolezza storica del nostro Paese della deportazione politica. In un calendario che prevede migliaia di appuntamenti, convegni, dibattiti, conferenze, film e mostre il destino di decine di migliaia di antifascisti e partigiani, di oppositori del fascismo e di lavoratori scioperanti è ricordato solo eccezionalmente, e solo in pochissime città.

Non si tratta di cosa nuova in assoluto. Sono anni ormai che questa tendenza si è sciaguratamente consolidata in tutta Italia.

Un sondaggio tra i giovani italiani commissionato all’Ipsos dall’Aned alla vigilia del suo ultimo congresso nazionale (Bolzano, novembre 2016) conteneva anche alcune domande relative alla conoscenza dell’impatto della deportazione nei lager nazisti tra alcune “categorie” di persone. Al primo posto per numero di deportati dall’Italia la quasi totalità dei ragazzi intervistati collocò gli ebrei. A seguire gli omosessuali, rom e sinti. Antifascisti e partigiani buoni ultimi, a notevole distanza.

Dovrebbe essere noto, al contrario, che i numeri reali delle vittime italiane dei lager nazisti raccontano tutt’altra storia. I deportati politici italiani censiti nel voluminoso studio pubblicato qualche anno fa a cura di Brunello Mantelli e Nicola Tranfaglia furono oltre 23.000. E quello studio non prendeva in considerazione i deportati nei lager italiani di Fossoli, Bolzano e della Risiera di San Sabba, che fanno salire quella cifra complessiva a 33-34.000. I deportati ebrei furono circa 8.000. Di omosessuali, deportati in quanto tali, in Italia non ce ne fu nessuno (non trova riscontro finora neppure la vicenda di “Lucy”, la trans emiliana che sarebbe stata a Dachau). I rom e sinti deportati dal nostro paese di cui si conosce con certezza l’identità si contano nell’ordine delle unità.

Se le cose stanno così, come mai questo ribaltamento di posizioni nella consapevolezza popolare?

Sono molti anni ormai che il Presidente della Repubblica – lo farà Mattarella, e prima di lui lo fece sempre Napolitano – riunisce per il 27gennaio al Quirinale le massime autorità dello Stato e parla esclusivamente della Shoah, sorvolando sul fatto che la legge istitutiva del Giorno della Memoria prevede che si organizzino “incontri e momenti di riflessione” su “quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti”.

Per parte sua il servizio pubblico televisivo da anni si impegna con notevole sforzo in programmi sull’argomento: una maratona televisiva che copre tutte le reti e tutte le fasce orarie, nella quale la deportazione dei partigiani e degli antifascista non è trattata affatto, se non di sfuggita. I grandi quotidiani fanno lo stesso, il cinema pure.

Se diamo un’occhiata alle iniziative organizzate localmente – talora, purtroppo, con l’avallo delle organizzazioni della Resistenza – la musica non cambia: si tratta giustamente della Shoah, e poi, direi ad anni alterni, o degli omosessuali o dei rom nei campi nazisti. I “triangoli rossi” sembrano scomparsi dal panorama della memoria nazionale.

Qualche tempo fa Manuela Consonni ha dedicato un saggio (L’eclissi dell’antifascismo, Laterza, Bari 2015) allo studio del processo che ha portato una parte del mondo ebraico italiano a prendere le distanze dai partiti della sinistra e dall’idea stessa dell’antifascismo. Consonni fa risalire alla Guerra dei sei giorni il punto di crisi: allora, dice in sostanza, molti ebrei italiani scoprirono che messi alle strette i partiti di sinistra prendono le parti degli arabi contro Israele; di qui un avvicinamento a forze moderate se non di destra fino ad allora vissute come distanti.

Ci deve essere del vero in questa analisi. Ma credo che essa sottovaluti le conseguenze nefaste del ventennio berlusconiano, quando la destra filofascista fu “sdoganata” nel nostro Paese, portando al governo personaggi che non hanno mai fatto mistero delle proprie simpatie fasciste. Ricordiamo tutti come Gianfranco Fini prese le distanze solo dalla politica antiebraica di Mussolini, peraltro ricordato come “un grande statista”.

A sua volta, l’isolamento delle leggi razziali come unico, grave, tragico errore del fascismo era funzionale a quella inaudita rivalutazione del Mussolini-grande-statista che dura tutt’ora. Così lo stesso Fini, e poi persino Alemanno hanno potuto senza eccessivo sforzo andare a visitare il Memoriale della Shoah di Yad Vashem e persino farsi fotografare commossi di fronte alle scarpine dei neonati bruciati nei forni di Birkenau.

Se La Russa, Alemanno e compagnia avessero dovuto commentare la sorte di decine di migliaia di italiani arrestati dalle camicie nere e consegnati agli alleati hitleriani per farli morire nei lager, forse l’operazione trasformistica di questo pezzo di neofascismo italiano sarebbe risultata più ardua.

Ma – qui sta il punto – ha davvero senso mettere in relazione la storia dell’antifascismo con la Shoah? Primo Levi scrisse alla fine degli anni 70 del secolo scorso un celebre brano (Al visitatore) per chi fosse andato in visita al Memoriale Italiano ad Auschwitz. In quel testo potente si legge che “dai primi incendi delle Camere di Lavoro nell’Italia del 1921, ai roghi di libri sulle piazze della Germania del 1933, alla fiamma nefanda dei crematori di Birkenau, corre un nesso non interrotto”. E a me sembra che sia proprio così. Non si comprende la tragedia dei lager se non si considera la violenza politica che accompagnò l’ascesa del fascismo e del nazismo; se non si ricordano le leggi eccezionali che diedero il via alla dittatura, lo scioglimento dei partiti, il Tribunale speciale, le condanne inflitte agli oppositori che puntavano a mettere a tacere ogni dissenso e che spianarono la strada, nel 1938, anche alle leggi antiebraiche. Così come non si spiega l’adesione dei tedeschi al nazismo se non si ricorda che il campo di Dachau fu aperto poche settimane dopol’ascesa al potere di Hitler proprio per rinchiudervi gli oppositori politici del partito nazionalsocialista, e il pugno di ferro col quale fu schiacciata e repressa con violenza ogni voce di dissenso in Germania. (Mio padre, e tanti antifascisti con lui, nel 1938, quando le leggi razziali furono promulgate nel nostro paese, aveva già finitodi scontare la condanna a 10 anni di prigione inflittagli dal Tribunale speciale fascista per motivi politici…).

Isolare lo sterminio del popolo ebraico dal contesto dell’ideologia di Mussolini e di Hitler e della dittatura imposta in Italia e in Germania non aiuta a capire neppure la Shoah. Ed è funzionale a una lettura post fascista della storia del ’900 che in ultima istanza punta ancora all’assoluzione delle colpe storiche del fascismo e del nazismo nei riguardi della libertà, della democrazia, della cultura, del pluralismo delle idee, della pace.

Ecco perché la sostanziale sparizione del tema della deportazione politica dal panorama delle celebrazioni nazionali del Giorno della Memoria ci deve inquietare. Ed ecco perché, aggiungo, non si può concordare con la riduzione dell’intero “universo concentrazionario” al solo complesso di Auschwitz-Birkenau: quanti ragazzi italiani in questi anni hanno visitato Mauthausen, Buchenwald, Ravensbrück, Dachau o gli altri grandi campi nazisti? Quanti ne hanno anche solo sentito parlare? Eppure anche lì si è consumata la tragedia di centinaia di migliaia di europei deportati – e spesso uccisi – da Hitler.

Tutti noi pensiamo ai bambini, alle giovani madri, ai vecchi ebrei trascinati da ogni dove fino alla rampa di Birkenau e immediatamente gasati come alla quintessenza dell’orrore. E ci mancherebbe!

Ma non ci possiamo accontentare di una lettura di questo immane delitto che faccia ricorso alle categorie del Bene e del Male, o che – peggio – attribuisca questa infernale macchina di morte solo alla presunta “pazzia” del capo del Terzo Reich. Con queste categorie interpretative non si va da nessuna parte, mi pare che su questo siano d’accordo anche gli storici della Shoah più avvertiti.

Bisogna chiamare le cose con il loro nome.

A questo riguardo col passare del tempo sono sempre meno convinto della validità della scelta del Memoriale della Shoah di Milano di porre all’ingresso la gigantesca scritta “INDIFFERENZA”. Capisco il ragionamento non certo banale che ha condotto a quella scelta. E tuttavia, con tutto l’amore del mondo per Liliana Segre, che come è noto l’ha proposta, mi sembra che si tratti di una parola che può rischiare di risultare fuorviante. Non è stata l’indifferenza a caricare sui vagoni della deportazione gli ebrei e i resistenti che di lì partirono per i Lager (anche se ancora all’interno si citano solo i nomi degli ebrei), ma fascisti e nazisti alleati. Davvero è superfluo ricordarlo ai ragazzi di oggi, spesso frastornati dalla campagna di disinformazione dei fascisti?

Sembra un paradosso ma è la pura verità: capiremo di più della tragedia di quei bambini, di quelle giovani madri, di quei vecchi ebrei passati per il camino a Birkenau se studieremo, accanto alla loro tragedia, quella degli antifascisti, dei partigiani, delle donne e degli uomini deportati e mandati a morire nei campi di Hitler per motivi politici. Quegli stessi che oggi, nelle celebrazioni di questo Giorno della Memoria, vengono colpevolmente cancellati, dimenticati, discriminati.

Ricordare tutte le deportazioni, con le loro differenze e con le loro peculiarità, è il compito che chi ha a cuore la storia dell’antifascismo e della Resistenza si deve assumere con maggiore decisione. Non solo per il dovere elementare di restituire memoria e dignità a tante migliaia di italiane e di italiani che pagarono con la deportazione e spesso con una morte atroce la propria opposizione alla dittatura, e che oggi sono così discriminati nel ricordo. Ma per offrire ai giovani gli strumenti per comprendere meglio le responsabilità e le colpe del fascismo, rendendoli più forti nella difesa della Repubblica democratica e delle sue istituzioni.

Dario Venegoni, presidente dell’Aned, Associazione Nazionale Ex Deportati nei Campi nazisti

 


MAI PIÙ FASCISMI”

3 Gennaio 2018

Appello nazionale di Associazioni, Sindacati, Partiti, Movimenti democratici

“MAI PIÙ FASCISMI”

Appello a tutte le Istituzioni democratiche

Noi, cittadine e cittadini democratici, lanciamo questo appello alle Istituzioni repubblicane.

Attenzione: qui ed ora c’è una minaccia per la democrazia.

Si stanno moltiplicando nel nostro Paese sotto varie sigle organizzazioni neofasciste o neonaziste presenti in modo crescente nella realtà sociale e sul web. Esse diffondono i virus della violenza, della discriminazione, dell’odio verso chi bollano come diverso, del razzismo e della xenofobia, a ottant’anni da uno dei provvedimenti più odiosi del fascismo: la promulgazione delle leggi razziali.

Fenomeni analoghi stanno avvenendo nel mondo e in Europa, in particolare nell’est, e si manifestano specialmente attraverso risorgenti chiusure nazionalistiche e xenofobe, con cortei e iniziative di stampo oscurantista o nazista, come recentemente avvenuto a Varsavia, persino con atti di repressione e di persecuzione verso le opposizioni.

Per questo, uniti, vogliamo dare una risposta umana a tali idee disumane affermando un’altra visione delle realtà che metta al centro il valore della persona, della vita, della solidarietà, della democrazia come strumento di partecipazione e di riscatto sociale.

Per questo, uniti, sollecitiamo ogni potere pubblico e privato a promuovere una nuova stagione di giustizia sociale contrastando il degrado, l’abbandono e la povertà che sono oggi il brodo di coltura che alimenta tutti i neofascismi.

Per questo, uniti, invitiamo le Istituzioni a operare perché lo Stato manifesti pienamente la sua natura antifascista in ogni sua articolazione, impegnandosi in particolare sul terreno della formazione, della memoria, della conoscenza e dell’attuazione della Costituzione.

Per questo, uniti, lanciamo un allarme democratico richiamando alle proprie responsabilità tutti i livelli delle Istituzioni affinché si attui pienamente la XII Disposizione della Costituzione (“E` vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista”) e si applichino integralmente le leggi Scelba e Mancino che puniscono ogni forma di fascismo e di razzismo.

Per questo, uniti, esortiamo le autorità competenti a vietare nelle competizioni elettorali la presentazione di liste direttamente o indirettamente legate a organizzazioni, associazioni o partiti che si richiamino al fascismo o al nazismo, come sostanzialmente previsto dagli attuali regolamenti, ma non sempre applicato, e a proibire nei Comuni e nelle Regioni iniziative promosse da tali organismi, comunque camuffati, prendendo esempio dalle buone pratiche di diverse Istituzioni locali.

Per questo, uniti, chiediamo che le organizzazioni neofasciste o neonaziste siano messe nella condizione di non nuocere sciogliendole per legge, come già avvenuto in alcuni casi negli anni 70 e come imposto dalla XII Disposizione della Costituzione.

Per questo, uniti, come primo impegno verso una più vasta mobilitazione popolare e nazionale invitiamo a sottoscrivere questo appello le cittadine e i cittadini, le associazioni democratiche sociali, civili, politiche e culturali. L’esperienza della Resistenza ci insegna che i fascismi si sconfiggono con la conoscenza, con l’unità democratica, con la fermezza delle Istituzioni.

Nel nostro Paese già un’altra volta la debolezza dello Stato rese possibile l’avventura fascista che portò sangue, guerra e rovina come mai si era visto nella storia dell’umanità. L’Italia, l’Europa e il mondo intero pagarono un prezzo altissimo. Dicemmo “Mai più!”; oggi, ancora più forte, gridiamo “Mai più!”.

3 gennaio 2018

ACLI – ANED – ANPI – ANPPIA – ARCI – ARS – ARTICOLO 21 – CGIL – CISL – COMITATI DOSSETTI – COORDINAMENTO DEMOCRAZIA COSTITUZIONALE – FIAP – FIVL – ISTITUTO ALCIDE CERVI – L’ALTRA EUROPA CON TSIPRAS – LIBERA – LIBERI E UGUALI – LIBERTA’ E GIUSTIZIA – PCI – PD – PRC – UIL – UISP

 

 

Una vita fatta di ideali di libertà e democrazia e di grande coraggio quella del partigiano brindisino Alfredo Buzzerio. L’altro ieri questo protagonista della Resistenza al fascismo e al nazismo, è deceduto circondato dall’affetto dei familiari e degli amici di sempre. Aveva 94 anni. Alfredo Buzzerio è stato partigiano nella Formazione “Magni Magnino” in Toscana, prima di entrare a far parte della 23° Brigata Garibaldi “Guido Boscaglia”. Il suo nome di battaglia era “Brindisi”. Dopo l’11 settembre 1943, aviere a Vigna di Valle (Roma), nell’aeroporto militare, fuggì nell’Appennino toscano con le armi e lì combatté contro i nazifascisti. Nell’autunno di quello stesso anno si scontrò, assieme ad altri partigiani, con un battaglione di SS, sfuggendo all’accerchiamento e provocando perdite nelle file tedesche. Operò nella Brigata sino al marzo  del 1944. Grande lavoratore, impegnato con grande competenza e professionalità nel campo delle costruzioni edili. Due anni fa è stato insignito della medaglia d’onore del 70° della Liberazione dal prefetto di  Brindisi Annunziato Vardè, nel corso di una cerimonia in piazza Santa Teresa carica di commozione. Alfredo Buzzerio è sempre stato orgoglioso del suo passato di protagonista della Liberazione e della sua appartenenza all’Anpi Brindisi tanto da indossare spesso il fazzoletto di partigiano che indosserà anche nel suo ultimo viaggio. La cerimonia di addio è prevista per domani alle ore 9,30 nella parrocchia del suo quartiere, i Cappuccini. L’Anpi Brindisi esprime cordoglio ed è vicina, in questo momento di dolore per la perdita di un protagonista della Resistenza, ma anche di un uomo e di un padre, ai suoi familiari e amici.

il comitato privinciale dell’ANPI di Brindisi

 

Carovigno ha antichi trascorsi antifascisti:

Prete Pasquale di Vito, Palma Teodoro dì Giuseppe, Cretì Salvatore di Pasquale,  Buongiorno Isaia di Nicola, Normanni Nicola di Vito, Tateo Erminio di Michele, Saponaro Alessandro di Angelo,Iaia Francesco di Cosimo, Antelmi Salvatore di Carmine imputatati perché:

il 13 maggio 1923, dopo di essersi forniti di un papavero rosso, per antagonismo al partito fascista,scesero sulla piazza di Carovigno, gridando a squarciagola: Evviva il socialismo,abbasso il fascismo, in questa manifestazione avevano: disturbato la quiete pubblica con clamori ed in modo da produrre apprensione nel pubblico.

Cretì Salvatore di Pasquale e Cesaria Francesco di Luigi, imputati in  Carovigno il 18 agosto 1924 avevano esercitato la questua pro  erigendo monumento On. Matteotti,  senza esserne autorizzati dall’Autorità di P.S..

Carovigno inoltre ricorda gli antifascisti:

  1. CALIOLO Giuseppe, di Vincenzo e ed Antonia Maria Cisternino. Nato il 5 giugno 1908, a Carovigno e residente a Mesagne. Antifascista. Confinato.  Cfr. CPC; http://www.anpibrindisi.it/scheda-anagrafica/indice-della-memoria/francavilla-fontana/
  2. CARRONE Salvatore. Nato il 13 novembre 1885 a Carovigno e residente a Faenza (RA). Fruttivendolo. Comunista. Ammonito. Cfr. CPC.
  3. CRETI Salvatore. Nato nel 1899 a Carovigno (BR). Calzolaio. Comunista. Cfr. CPC.
  4. DE LUCA Giuseppe, n. a Carovigno, il 18 gennaio 1922. Rinviato a giudizio con sentenza nr. 874 del 1942. Cfr. Dal Pont, Leonetti.P. Maiello P. Zocchi L. Tutti i processi  op. cit. p. 150
  5. EPIFANI Egidio,Nato nel 1903 a Carovigno (BR). Meccanico Comunista. Condannato a 5 anni di confino per “attività antifascista all’estero”. Liberato nell’agosto 1943.Cfr. CPC; A. Dal Pont- S. Carolini, L’Italia al confino, op. cit. pag. 1584;iscritto alla Rubrica di frontiera.
  6. GIACCHETTI Pietro. Nato il 9 febbraio 1914.a Carovigno (BR) e residente a Roma. Violinista. Comunista. Denunciato al Tribunale Speciale speciale e condannato a 9 anni per costituzione del PCI, appartenenza allo stesso e propaganda in base alla sentenza n. 58 del 16 maggio 1940.Cfr. Min. Dif., St. Mag. Es. – Uf. St., T.S.D.S., 1940, p. 407; CPC.
  7. GIANNOTTI Luigi. Nato nel 1902 a Carovigno (BR) e residente a Brindisi. Bracciante. Comunista. Iscritto alla Rubrica di frontiera.  Cfr. CPC.
  8. GRANDE Emilio di Abramo ed Elisabetta Spagnolo. Nato a Carovigno il 7 ottobre 1898 e residente a Brindisi. Manovale. Antifascista schedato.  Condannato a 5 anni di confino per aver percorso “le vie cittadine con un berretto rosso e gridando – abbiamo fame, vogliamo lavoro –” . Prosciolto, con la condizionale, nel dicembre del 1938, viene successivamente internato dalla Prefettura di Brindisi il 12 giugno 1940 e prosciolto con la condizionale il 4 novembre 1942.  Cfr. ANPPIE, op. cit, pag. 156; CPC; A. Dal Pont- S. Carolini, L’Italia al confino, op. cit. pag. 1579;  Cfr. http://www.anpibrindisi.it/scheda-anagrafica/indice-della-memoria/francavilla-fontana/
  9. LANZILLOTTI Cosimo Matteo di Giuseppe ed Aurora Cardone. Nato il 24 febbraio 1895 a Carovigno (BR) e residente a Brindisi. Giardiniere. Socialista. Condannato ad una pena di 4 anni poi commutata, il 6 gennaio 1927, in ammonizione.Cfr. CPC; A. Dal Pont – S. Carolini, op. cit., 1V° vol., p. 1603.
  10. LANZILLOTTI Vito Giuseppe Teodosio. Nato nel 1874 a Carovigno (BR) e residente a Brindisi. Oculista. Repubblicano. Radiato.  Cfr. CPC.
  11. POMES Giovanni. Nato a Carovigno, nel 1907. Impiegato. Comunista. Iscritto alla Rubrica di frontiera. Cfr. CPC.
  12. RUSSO Leonardo. Nato a Carovigno, nel 1895. Ebanista. Socialista. Radiato.Cfr. CPC.
  13. SAPONARO Modesto. Nato nel 1884 a Carovigno (BR). Possidente. Denunciato per offese al Capo del governo. Radiato. Cfr. CPC.

Carovigno  ricorda e onora, i propri figli Internati Militari ei Deportati deceduti nei lager e che hanno detto no al fascismo e alla RSI :

1. DE BIASI Francesco. Nato a Carovigno il 7 aprile 1920. Internato con il numero di matricola 15285 e deceduto presso l’ospedale di Nurnberg / Lanwasser (Germania). Sepolto a Francoforte sul Meno. Uno degli 800.000 italiani (fra civili e militari) che, dopo l’8 settembre 1943, essendosi rifiutati di aderire alla RSI, furono fatti prigionieri e deportati nei campi di concentramento tedeschi dislocati nei territori del Terzo Reich. Cfr. Zamboni Roberto, Dimenticati dallo Stato, in: http://www.robertozamboni.com/p/prova.html, alla voce “Brindisi”, pag. 2.
2. GRECO Antonio. Nato a Carovigno l’8 novembre 1918 e deceduto in Germania il 19 aprile 1944. Uno degli 800.000 italiani (fra civili e militari) che, dopo l’8 settembre 1943, essendosi rifiutati di aderire alla RSI, furono fatti prigionieri e deportati nei campi di concentramento tedeschi dislocati nei territori del Terzo Reich.Cfr. Zamboni Roberto, Dimenticati dallo Stato, in: http://www.robertozamboni.com/p/prova.html, alla voce “Brindisi”, pag. 2.
3. LEO Cosimo. Nato a Carovigno il 1° gennaio 1919 e deceduto in Germania il 9 aprile 1945. sepolto ad Amburgo Cfr. Zamboni R. Cfr. Zamboni Roberto, Dimenticati dallo Stato, in: http://www.robertozamboni.com/p/prova.html, alla voce “Brindisi”, pag. 2.
4. PRIMA Salvatore. Nato il 3 febbraio 1918 a Carovigno. Deportato a Buchenwald il 2 febbraio 1945 e qui deceduto il 28 dello stesso mese per “cause imprecisate”, carrettiere. Cfr. Mantelli Brunello – Tranfaglia Nicola, op. cit., p. 1736.ASLeDm. TA, FF.MM. cl.1918, vol. 520,nm. 3864

Carovigno  ricorda e onora, i propri figli Internati Militari Italiani (IMI)Deportati nei lagher:

1.  ALBERTI Donato. DnL

2.  ANTELMI Luigi, di Antonio. DnL.

3.  ASCIANO Paolo. di Arcangelo. DnL

4.  BACCARO Cataldo, di Sanio. DnL

5.  BASILE Michele di Domenico DnL

6.  BOTTACCI Vito, di Antonio. DnL.

7.  BRANDI Giosuè, di Tommaso DnL

8.  CAMASSA Domenico. DnL.

9.  CARLUCCI Alessandro, di Crocifisso DnL
10.CARLUCCI Giuseppe, di Angelo. DnL
11.GARRONE Angelo, di Vincenzo. DnL.
12.CESARIA Giuseppe, di Francesco. DnL.
13.CONTE Rocco, di Giovanni. DnL.
14.CONTROBIA Salvatore, di Giuseppe DnL.
15.DE GIOVANNI Giuseppe, di Raffaele DnL.
16.DE GIUSEPPE Giovanni, di Giovanni. DnL
17.DEL PRETE Antonio, di Flaminio DnL
18.DEL PRETE Francesco, di Vito DnL.
19.DE PASQUALE Angelo di Giuseppe DnL
20.EPIFANI Giovanni D

21.FILOMENA Gregorio, di Giuseppe. DnL
22.FUSCO Francesco. DnL
23.GALIANO Luigi Martino, di Luigi DnL
24.GRECO Gaetano, di Erasmo DnL
25.LANZ1LLOTTI Cosimo Fedele, di Salvatore DnL
26.LANZILOTTI Andrea, di Teodosio. DnL.
27.LANZILOTTI Giovanni. Dot.
28.LANZILOTTI Giuseppe DnL
29.LANZILOTTI Pasquale, di Antonio. DnL
30.LANZILOTTI Teodosio di Giuseppe. DnL.
3 1.LARUCCI Salvatore, di Santo. DnL,
32.LARUCCIA Francesco di Pasquale. DnL
33.LAVENEZIANA Giovanni, di Bellisario. DnL

34.LEO Giuseppe Raffaele, di Rocco. DnL
35.LOCOROTONDO Angelo, di Giuseppe. DnL

36.LOFINO Giuseppe DnL

37.LUPERTI Antonio, di Vincenzo. DnL

38.LUPERTl Vito. di Cataldo. DnL

39.MAGLI Enrico Vito, di Innocenzo. DnL

40.MARZO Pietro, di Giuseppe DnL

41.MASIELLO Giuseppe, di Rocco DnL

42.MORO Giuseppe Orti

43.PAPALINO Rocco. DnL
44.PRIMA Ferdinando, di Umberto. DnL.
45.SACCHI Pasquale, di Antonio. DnL
46.SACCHI Pasquale, di Antonio. DnL
47.SACCO Francesco DOdD.
48.SAPONARO Luciano, di Manano. DnL
49.SAPONARO Pasquale, di Giovanni DnL
50.SCALIGERI Pietro, di Angelo DnL.
51.SCALIGERI Rocco di Angelo DnL.
52.SEMERARO Oronzo, di Oronzo. DnL
53.SEMERARO Stefano di Francesco DnL.
54.SIMEONE Felice, di Leonardo DnL
55.TATEO Cosimo, di Oronzo. DnL
56.TATEO Vittorio di Felice DnL.

57.TRISOLINI Giuseppe Pasquale Salvatore, di Vincenzo DnL.

58.UGGENTI Pietro, di Donato. DnL
59.VALENTE Giacomo, di Angelo. DnL.
60.ZACCARIA Cosimo, di Domenico DnL
61.ZURLO Cosimo, di Pasquale DnL

 

Carovigno  onora e ricorda  i propri Partigiani:

  1. ANSELMI Alessandro. Nato il 7 febbraio 1923 a Carovigno. Partigiano nella Brg. Sap Vasario. Dal 1° gennaio 1944 al 7 giugno 1945. Benemerito. Cfr. BDPP.
  2. GIOFFREDI Filippo. Partigiano Nato il 1 maggio 1909, a Carovigno.  – Giacomo – Brg. Sap Vassallo, dal 1° gennaio 1944 al 7 giugno 1945. Benemerito. Cfr. BDPP.
  3. LOTTI Salvatore. Nato il 29 marzo 1922, a Carovigno. Partigiano. – Binda. Garibaldini Val Po dal 1 settembre 1943 al 1 marzo 1944, poi nella 100 Brg. Garibaldi fino al 1 dicembre 1944 ed infine nella 48 fino all’8 giugno 1945. Cfr. BDPP.
  4. ORLANDO Cosimo. Nato il 12 febbraio 1911, a Carovigno. Verniciatore. Partigiano. – Franco – Divisione C Gl – Gruppo aeritalia, dall’8 giugno 1944 al 7 giugno del 1945.Cfr. BDPP.
  5. CAMASSA Giuseppe, di Mariano. Partigiano. nato a Carovigno, il 27 luglio 1916. Combatte nelle file partigiane della Div. Garibaldi in Jiugoslavia dall’8 settembre 1943 al 1 luglio 1944. Carpentiere. Cfr. ASLe, Dm.TA,FF.MM.,cl1916, vol499,nm.43914.

  1. MASTROLIA Luigi. Partigiano. nato a Carovigno, il 19 febbraio 1920 da Vincenzo e Cavallo Palma. Combattente nella div. Gramsci, contro i nazifascisti, in Albania dal 9 settembre 1943 al 10 gennaio 1944 e dall’11 ottobre 1944 al 30 novembre  dello stesso anno. Carrettier. Cfr. Liri popullit, op. cit.pag.221. ASLe, Dm.TA,FF.MM.,cl1920, Reg. 556,nm 11330.

 

 

 

 

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