ESSERE ANTIFASCISTI OGGI IN EUROPA

Estratto dell’appello finale

1) Invitiamo a sostenere nelle prossime elezioni europee le forze che si contrappongono senza ambiguità alle formazioni sovraniste, razziste e fasciste. 2) Ci impegniamo a dar vita a una rete permamente di associazioni e organizzazioni antifasciste 3) Daremo vita ad un prossimo appuntamento comune per i primi mesi del 2019.

 

Il  messaggio di Liliana Segre al convegno “Essere antifascisti oggi in Europa”

Care amiche e amici dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, saluto con vero piacere questo vostro Convegno internazionale che riunisce antifascisti di tutta Europa. È la prima volta che si realizza un tale appuntamento con così tante organizzazioni antifasciste e democratiche da tutto il continente. Da una parte una cosa bella e significativa, dall’altra però un segno dei tempi. Tempi in cui quasi ovunque si assiste a fenomeni di neofascismo, di destra estrema, di razzismo, di xenofobia, di antisemitismo. Un clima brutto ed allarmante percorre l’Europa. L’ultimo episodio a Roma, dove sono state espiantate alcune ‘pietre d’inciampo’ a ricordo di cittadini ebrei romani strappati dalle loro case e finiti nei campi di sterminio nazisti o trucidati alle Fosse Ardeatine, suscita vergogna ed allarme. Bisogna reagire, tenere sempre la guardia alta. Dobbiamo chiedere alle istituzioni ed alla classe politica di fare con impegno il proprio dovere e di evitare ogni comportamento ed ogni stile di vita o di linguaggio che possa apparire corrivo con il clima deteriore che va montando.
Le leggi che vietano ogni forma di attività e propaganda fascista e che dispongono la chiusura di sedi che sono autentiche scuole di violenza esistono e vanno applicate.
Il vostro convegno è un utile momento di incontro e di approfondimento. Sono certa che verrà forte e chiaro l’appello alle classi dirigenti di tutta Europa perché insieme si contribuisca al rilancio di uno spirito pubblico informato ai valori dell’antifascismo, della democrazia, della solidarietà e dell’accoglienza.
Auguri dunque di buon e proficuo lavoro.

Liliana Segre


 

Per una grande unità antifascista in Europa

20 Dicembre 2018

Il testo del documento sottoscritto dalle associazioni antifasciste di diverse nazioni europee che hanno partecipato al Convegno “Essere antifascisti oggi in Europa” promosso dall’ANPI

Mai come oggi dal dopoguerra si presenta in Europa un così agguerrito e composito fronte di forze politiche di ispirazione razzista, neofascista, neonazista, nazionalista. Tali forze, pur essendo spesso diverse fra di loro in particolare in ragione di ciascuna specifica storia nazionale, operano con obiettivi, ideali, linguaggi, proposte e pratiche politiche simili.

La spinta delle economie liberiste in tutta Europa e gli effetti in Europa della grande crisi economica avviatasi dopo il 2007/2008 e la successiva politica economica dell’UE incardinata sul principio dell’austerità sono stati devastanti dal punto di vista sia economico-sociale che culturale, determinando un arretramento delle grandi idee di solidarietà, uguaglianza, libertà e democrazia, bandiere del movimento di Resistenza internazionale, e che avevano prevalso in Europa nel secondo dopoguerra, dopo la sconfitta del nazifascismo.

La politica economica e la cultura liberista hanno determinato una straordinaria crescita delle povertà e contemporaneamente una sempre maggiore concentrazione di ricchezza nelle mani di pochi.

L’UE è perciò apparsa a milioni di cittadini non più come una forma più alta di solidarietà fra popoli e di concerto fra Stati, destinata ad una sempre maggiore coesione democratica e portatrice di benessere per i suoi popoli, ma come una delle cause determinanti del generale impoverimento, della crescente esclusione sociale, della riduzione dei diritti. È apparsa come l’Europa delle élites, dei grandi fondi finanziari e delle lobby economiche, indifferente al destino di interi Paesi e di larga parte delle popolazioni.

In questo quadro si sono largamente accresciute o hanno progressivamente prevalso in molti Paesi forze politiche di ispirazione nazionalista, razzista, neofascista, neonazista, o fortemente condizionate da tali ispirazioni. Condividiamo perciò le preoccupazioni espresse nella Risoluzione del Parlamento europeo del 25 ottobre 2018 sull’aumento della violenza neofascista in Europa, con particolare riferimento alle derive antidemocratiche di vari Paesi dell’est Europa, dove gli attuali governi mettono sempre più in discussione diritti politici, civili, e sociali, negano la memoria antifascista, banalizzando, minimizzando o addirittura negando i crimini dei nazisti e dei loro collaboratori, oscurano il valore delle forze che hanno combattuto e vinto contro l’occupazione nazifascista. Queste posizioni oscurantiste, antidemocratiche e repressive ricordano da vicino le politiche fasciste e naziste.

Comune a tali forze è la ricerca del “capro espiatorio” delle indiscutibili difficoltà di tanta parte delle popolazioni, individuato nella figura del migrante.

Al migrante, che è il bersaglio preferito delle forze radicali di destra, si aggiunge spesso la discriminazione verso ogni vera o presunta diversità: i rom e i sinti, gli omosessuali, gli ebrei, gli oppositori politici. Merita una particolare riflessione l’attacco, ogni giorno più esplicito, verso le conquiste delle donne. Etnia, sesso, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali sono oggi diventati la nuova frontiera di un razzismo strisciante, che avvelena la coesione sociale e individua nell’altro il nemico.

In questa grave situazione, resa ancora più torbida dal possibile ulteriore avanzamento di tali forze alle prossime elezioni europee, occorre reagire subito e insieme. Non è tempo di divisioni e di distinzioni: occorre l’unità contro chiunque porti il contagio del nazionalismo, del razzismo, del neofascismo, del neonazismo, contro chiunque intenda far ricadere l’Europa in un clima oscurantista.

Nell’UE c’è bisogno di una profonda svolta di politica economica e sociale che ponga al centro il lavoro e un nuovo welfare affinché l’Europa torni ai suoi valori fondativi, in primo luogo l’antifascismo, e rilanci in chiave attuale i principi costitutivi, a cominciare dai diritti umani. Occorre in concreto una politica comune che incentivi il lavoro e gli investimenti, contrasti la disoccupazione e la povertà, redistribuisca il reddito, ricostruisca il welfare. Questo è possibile attraverso il concorso dell’Unione Europea e dei singoli Stati, affinché la parziale cessione di sovranità di ciascuno Stato vada a concreto vantaggio del proprio popolo e di tutti i popoli dell’Unione.

Assieme, occorre una politica comune europea e delle singole nazionalità di contrasto senza quartiere ad ogni forma di discriminazione razziale e xenofoba, di fascismo e neofascismo, di nazionalismo, di oscurantismo.

Occorre poi l’intransigente opposizione a qualsiasi forma di negazionismo della Shoah, del Porajmos e di tutti gli stermini nei lager: slavi, omosessuali, prigionieri politici, testimoni di Geova, Pentecostali, prigionieri di guerra, mulatti, disabili, malati di mente.

L’Unione Europea ha garantito più di settant’anni di pace fra Paesi del continente, con qualche rara e deprecabile eccezione. Eppure troppe volte Paesi dell’Unione Europea sono stati coinvolti, spesso in prima fila, in guerre d’aggressione nei Paesi del Medio Oriente e dell’Africa. Il ritorno dei nazionalismi allarma, perché nella storia essi hanno spesso causato l’uso della guerra come soluzione delle controversie internazionali. Preoccupa il continuo aumento delle esercitazioni militari sul fronte orientale dell’Unione Europea e la crescente tensione che contrappone la NATO alla Russia. C’è urgente bisogno di una progressiva de escalation da entrambe le parti, e che l’Europa ritrovi il suo ruolo di attore di pace.

Noi ci impegniamo per un’Europa di pace al suo interno e nel mondo intero, perché la pace è lo scenario necessario per qualsiasi progresso sociale e civile.

Noi lanciamo un grado d’allarme davanti alla continua erosione di democrazia e ai sempre più inquietanti successi delle forze radicale di destra in Europa, operiamo per la costruzione di un largo fronte democratico, repubblicano e popolare, sosteniamo i comuni interessi dei popoli europei e dei migranti, ci proponiamo e pratichiamo un contrasto senza quartiere a tali forze di destra. Davanti ai nuovi fascismi comunque camuffati, davanti ai nuovi razzismi, davanti ai venti di compressione delle libertà democratiche, di attacco alla libertà di stampa, di negazione della divisione dei poteri, è giunto il momento di dar vita all’inedita esperienza di unità fra vecchi e nuovi antifascisti, di unità nel vasto mondo dell’associazionismo, di unità fra istituzioni, sindacati, popoli e cittadini, per sostanziare il rispetto dei diritti umani e sociali, in sostanza di unità antifascista.

Per queste ragioni 1) invitiamo a sostenere nelle prossime elezioni europee le forze che si contrappongono senza ambiguità alle formazioni sovraniste, razziste e fasciste, 2) ci impegniamo a dar vita ad una rete europea permanente di associazioni e organizzazioni antifasciste, 3) decidiamo fin da ora un prossimo appuntamento comune per i primi mesi del 2019.

Roma, 15 dicembre 2018

Carla Nespolo, Presidente nazionale Anpi;

Ulrich Schneider, Segretario generale Fir;

Tit Turncheck, Segretario generale ZZ NOB Slovenia;

Franjo Habulin, Presidente SABA Croazia;

Andrej Mohar, Segretario generale ZKP – Unione Partigiani Carinzia (Austria);

Casimiro Baptista Levy, Presidente URAP (Portogallo);

Nicolay Royanov, Vicepresidente Associazione Veterani Russi;

Manuela Gretkowska, fondatrice Partito delle Donne (Polonia);

Conny Kerth, Presidente VVN-BDA/RFA (Germania);

Dario Venegoni, Presidente ANED

Roma, 15 dicembre 2018

 

 

INTRODUZIONE di ALDO TORTORELLA, PARTIGIANO

Cari amici,
Il trascorrere del tempo e il mutare delle vicende storiche fatalmente sbiadiscono le memorie del passato, comprese quelle degli eventi che segnarono un’epoca. L’anno che sta per aprirsi sarà l’ottantesimo dall’inizio della seconda guerra mondiale. Le nuove generazioni, comprese quelle ormai più che mature, non sanno, non possono sapere che cosa sia stato quel tempo di fame e di terrore, di rovine e di morte. Molti non sanno neppure chi combatteva da una parte e dall’altra. Non sanno che cosa siano stati in realtà il fascismo e il nazismo che appartengono all’età dei padri, dei nonni o dei bisnonni (dei vegliardi come me). La parola antifascismo viene descritta come un termine antico, sepolto e, in più come una parola puramente negativa perché rappresenterebbe solo un puro essere “contro”, ed essere contro qualcosa che non c’è più. Certo, l’ho detto che nella perdita della memoria storica c’è qualcosa di fatale nel trascorrere del tempo, ma non c’è solo questo. Già pochi anni dopo la fine della guerra iniziava una sistematica campagna di svalutazione della parola stessa: l’antifascismo veniva dichiarato superato e concluso con la fine della guerra mondiale. Dapprima solo in qualche sede accademica, poi per opera di editori e di organi di stampa compiacenti,veniva descritto come fatto puramente occasionale, e poi sezionato e diviso tra quello buono e quello cattivo, tra quello democratico e quello antidemocratico e infine indicato come pura maschera dei non democratici. Ci si riferiva in tal modo ai diversi regimi nati dopo la seconda guerra mondiale nelle varie parti dell’Europa.
Ma questo modo di giudicare l’antifascismo faceva violenza al buon senso, alla storia e alla ragione. Tutto quello che è successo in Europa nella seconda metà del secolo è figlio di una guerra non dichiarata e per fortuna combattuta senza bombe ma non senza vittime e non senza dure conseguenze da una parte e dall’altra.
Noi non possiamo sapere quel che sarebbe stato il mondo, dagli Stati Uniti alla Russia, se dopo la guerra combattuta e vinta insieme non fosse stata aperta la guerra fredda, se il fronte antifascista mondiale si fosse mantenuto saldo dopo la vittoria, se fosse durata la collaborazione tra tutte le nazioni vincitrici, se la parte uscita dalla guerra più forte per il possesso atomico, con il proprio territorio intatto e un potenziale produttivo immenso e accresciuto, e cioè gli USA, avesse esercitato la sua funzione secondo l’orientamento di Roosevelt volto alla collaborazione e alla reciproca influenza culturale e politica tra mentalità e opinioni diverse. Ma Roosevelt era morto ed era iniziata negli Stati Uniti la sorda polemica contro la sua politica estera e interna, una polemica durata cinquant’anni, diventata sempre più esplicita e conclusa alla fine del ‘900 con il definitivo smantellamento di tutti i limiti da lui posti all’arbitrio della grande finanza.
Ma se non possiamo sapere quel che non è avvenuto, sappiamo bene che cosa è stato l’antifascismo nel suo sorgere, nel suo svilupparsi, nelle sue vittorie. Non si è trattato, all’origine, di un moto spontaneo. Il fatto che il fascismo italiano nascesse in violenta opposizione al movimento operaio e sindacale e ai partiti della sinistra attirò il sostegno del grande padronato industriale e agrario e le simpatie di una parte molto rilevante delle forze politiche conservatrici non solo in Italia ma in tutta l’Europa e negli Stati Uniti. Non diversamente accadde al sorgere in Germania del movimento nazionalsocialista sostenuto all’inizio dalle forze economiche dominanti – compresa una parte rilevante della grande borghesia ebraica – e visto inizialmente con favore anche da molta parte dei conservatori europei e della finanza americana. La fine della liberal democrazia, minata dalle divisioni fratricide a sinistra, e l’instaurazione di un ordine coatto senza libertà parve accettabile da vasta parte del popolo in cambio di un’esaltazione nazionalistica e di qualche concessione economica. Regimi e partiti autoritari o apertamente fascisti si diffondevano in Europa. In Italia la rottura tra fascisti e liberal democratici avvenne nel 1926 dopo l’assassinio di Giacomo Matteotti, capo socialista e deputato, ma solo un decennio dopo con la aggressione alla repubblica spagnola dei franchisti, sostenuti in armi da fascisti e nazisti, e con l’aggressione italiana all’Etiopia, l’antifascismo si estese in Europa oltre le forze di sinistra e iniziò a nascere una intesa sempre più larga.
Ma è falso dire che l’antifascismo così nato rappresentasse soltanto una negazione e significasse solo l’opposizione ai fascismi trionfanti. Certamente, esso contrastava una ideologia regressiva che faceva tornare indietro di secoli la concezione dell’umanità, della nazione, dei rapporti sociali, dello Stato. L’umanità divisa in razze superiori e inferiori, in cima i cosiddetti ariani, inferiori tutte le altre, gli ebrei tutti perversi, tutti da distruggere, insieme agli zingari, agli omosessuali, ai portatori di handicap, agli oppositori politici: un regresso non solo rispetto alla dichiarazione dei diritti dell’uomo della rivoluzione francese ma anche rispetto alla rivoluzione cristiana nata in nome dell’eguaglianza perché tutti figli di Dio. La nazione concepita come comunità chiusa e ostile a tutte le altre, sempre in armi e pronta alla guerra, chiamata a dominare, in Italia in nome dell’impero romano di duemila anni prima, in Germania secondo il mito nibelungico: una regressione in un simbolico grottesco se non fosse stato tragico. I rapporti sociali definiti gerarchicamente tra superiori e inferiori, tra superiorità maschile e dipendenza femminile e definiti nei rapporti di lavoro dal potere padronale esclusivo mascherato dal corporativismo che, soppressi i sindacati autonomi, fingeva eguaglianza di potere tra chi compra la forza lavoro e chi può solo vendere la propria, Lo Stato come ente supremo nelle mani del Capo, (il Duce, il Fuehrer) che governa, essendo eliminata la rappresentanza democraticamente eletta, in rapporto diretto con il popolo chiamato in piazza a rispondere “sì” e ad applaudire, ma in sostanza in rapporto diretto con il grande capitale che ritirerà l’appoggio solo quando il fascismo sarà perdente.
Ma la negazione di queste aberrazioni corrispondeva ad altrettante affermazioni positive. L’antifascismo, diventato eroica Resistenza europea in ogni nazione sottomessa dai nazifascisti, lottava per gli ideali della civiltà umana. Ci battevamo per la eguaglianza nei diritti umani senza distinzioni razziali inventate dall’ignoranza e inesistenti per la scienza, e per l’eguaglianza sostanziale che deve superare gli ostacoli posti dalle diseguaglianze economiche e da ogni altra forma di discriminazione comprese quelle imposte dal predominio maschile autore di una civiltà carica di guerre e di ingiustizie. Volevamo affermare un tempo di pace e di amicizia tra le nazioni e la creazione di più vasti agglomerati tra di esse. Lottavamo per la democrazia rappresentativa in rapporto con quella diretta, aperta allle possibilità di evoluzione della società e degli stati in forme superiori di civiltà.
L’antifascismo non è stato, dunque, soltanto l’autore della lotta vittoriosa contro il fascismo, ma il creatore di un possibile ordine nuovo nel mondo. Dalla vittoria del fronte antifascista nacque la dichiarazione universale dei diritti dell’uomo di cui si celebra il settantesimo anniversario (e ci fu una donna, Eleanor Roosevelt, a battersi prima di tutti), la Organizzazione delle Nazioni Unite, le Costituzioni democratiche più avanzate, come quella italiana, combattute dalla finanza internazionale e dalla destra e, in Italia, da un centro sinistra immemore delle sue stesse origini e della sua possibile missione. Il sogno e la speranza di una Europa unita e federata fu propria di tante forze dell’antifascismo europeo e non fu un bene che di queste speranze si sia realizzata solo una piccola parte essenzialmente sul terreno monetario. Ma anche quel poco di unione europea che si realizzò è meglio delle disunioni che hanno portato a due guerre mondiali e che nuovamente vengono minacciate da sovranismi che sono il contrario di un vero amore della propria patria che chiede pace e fratellanza.
È proprio in nome della sua funzione positiva che oggi l’antifascismo è più attuale che mai. La lunga campagna tesa a delegittimarlo sta producendo mostri. Si dice che l’antifascismo è inutile perché quel fascismo del passato non può più tornare. È certo difficile che la storia si ripeta due volte in forma eguale sebbene ne fosse convinto Hegel, e pure Marx ma con la correzione, a proposito di Napoleone III, che la seconda volta la ripetizione è in forma di farsa. Adesso la ripetizione si manifesta in forma lugubre con movimenti apertamente fascisti o nazisti in quasi tutti i paesi europei, movimenti che in alcuni stati hanno conquistato voti e seggi parlamentari e influenzano direttamente i governi locali. Ci sono movimenti che negano lo sterminio degli ebrei, come se fosse una invenzione degli antifascisti. Qui in Italia la ricostituzione del partito fascista è proibita dalla Costituzione ma l’Associazione dei partigiani ha contato più di 2700 siti dichiaratamente fascisti su internet che servono ingrossare le fila dei gruppi e partiti che concretamente agiscono. E anche tra i benpensanti si diffonde il parere che, in fondo, forse il fascismo ha fatto del bene, dimenticando il vero: e cioè che l’Europa era diventata un ammasso di macerie, settanta milioni di morti, miseria endemica, mura di odio da abbattere. In diversi paesi dell’est si vengono rivalutando i capi e i gregari delle divisioni che si posero al servizio dei nazisti nella guerra di aggressione contro la Russia in nome dell’ostilità nazionale all’oppressione sovietica. Ma si dimentica che senza la vittoria a Stalingrado tutta l’Europa sarebbe caduta nelle mani della spaventosa tirannide nazista, compresi quei paesi del nord che esperimentarono il dominio violento dei gauleiter . Si dice che tutti i morti in guerra meritano la stessa considerazione perché tutti si battevano per il loro ideale. La pietà umana deve essere uguale per tutti, ma non il giudizio morale. C’è chi è caduto per affermare la tirannide mentre gli antifascisti nelle galere, nei campi di sterminio, nei fronti di battaglia sono caduti per affermare la libertà di tutti.
La esplicita rinascita fascista non è più solo un fatto estremo, di vecchi nostalgici ma si accompagna ad una cultura – a un’incultura – fascistoide in movimenti non dichiaratamente fascisti che conquistano vasti consensi. Torna il nazionalismo sciovinista, il razzismo, l’attacco alla libertà di stampa, l’insofferenza per l’opposizione, l’attacco ai diritti del lavoro e ai diritti civili, l’insofferenza per la liberazione femminile, l’omofobia. Tutto ciò deriva certo dalla voluta disinformazione sulle tragedie che questo retrivo ciarpame fascista ha creato, ma deriva anche e soprattutto dalle conseguenze di politiche sbagliate condotte da forze democratiche moderate, ora di centro destra ora di centro sinistra, incapaci di intendere i guasti creati in vasti strati popolari e di ceto medio prima dalla crisi economica determinata da un quarto di secolo di neoliberismo e poi dalle politiche di austerità a senso unico. Siamo in un mondo con un pauroso squilibrio nella distribuzione della ricchezza denunciato persino dal Fondo monetario internazionale. Nei paesi sviluppati l’industria che tira maggiormente è quella del lusso mentre l’indigenza o la miseria avanzano. Intere parti delle giovani generazioni hanno lavori precari, mal pagati, senza prospettiva. In più ci sono le conseguenze delle guerre scatenate dall’occidente nel medio e nel vicino oriente oltre alle conseguenze dei cambiamenti climatici determinati dai paesi ricchi. Milioni di profughi in fuga dalle guerre, dalla carestia, dalla fame. Più di tre milioni accolti nei paesi musulmani mentre centinaia di migliaia bussano alla porta dell’Europa.
Da tutto ciò viene la protesta che, nel vuoto di un orientamento democratico che denunciasse le vere cause dei guasti economici e sociali e provvedesse di conseguenza, è stata ed è intercettata dalla destra più retriva. La paura del diverso viene diffusa ad arte per dirottare l’attenzione dai veri responsabili che stanno ai piani alti della finanza ove si decide dei desini del mondo e di ciascun paese. Si lavora da molte parti per diffondere la paura. Gli immigrati vengono chiamati invasori e potenziali terroristi. Ma la lotta al terrorismo si fa certo con servizi di sicurezza efficienti non infiltrati, ma soprattutto con la capacità di chiudere le guerre neocoloniali, di promuovere la pace tra le nazioni e l’amicizia tra le diverse culture. Al contrario in Italia si perseguita Riace il comune meridionale spopolato che aveva integrato gli immigrati facendone una risorsa e il governo produce un cosiddetto decreto sicurezza che cancella la “protezione umanitaria”, chiude di fatto il sistema della Protezione per i richiedenti asilo e i rifugiati (SPAR) gettando migliaia di profughi in strada aumentando il problema dell’illegalità con la creazione di nuova paura. La paura è il concime per la mala pianta delle inculture neofasciste.
E la paura serve anche per la campagna contro la democrazia rappresentativa e contro i partiti. Per il male della corruzione politica l’accusa non va al singolo politico corrotto e al corruttore che lo corrompe, perché questo metterebbe sotto accusa le potenti accolite dei petrolieri, o dei fabbricanti d’armi o degli agrari o di tutte le altre lobbies che manovrano esplicitamente o implicitamente per i loro affari. L’accusa va a tutti i politici in quanto tali e i partiti in quanto tali e alla democrazia definita imbelle in modo da celare le colpe delle forze economiche dominanti di ciascun paese. Torna il rapporto diretto tra il capo e il popolo come dice Trump nel discorso d’insediamento: io e voi, io vi difenderò, io vi ridarò il lavoro, io e voi popolo faremo di nuovo grande l’America. Lui è se stesso, non il suo partito e tutti i politici sono alla gogna . “Washington fioriva, i politici prosperavano”, dice, mentre il popolo americano soffriva. È la dottrina che portò al duce e al fuhrer. Il capo decide, il popolo esegue, perché il capo è il popolo stesso. In realtà quel capo è un miliardario che serve ad abbassare le tasse ai suoi simili e a rafforzare il loro potere.
Di fronte al rinascere di idee fasciste o fascistoidi l’antifascismo è più necessario che mai, con la sua cultura costruttiva e con la sua denuncia dei veri responsabili dei mali economici e sociali. C’è una grande battaglia culturale da condurre. E c’è una lotta politica da sostenere. Sarà difficilissimo ma è indispensabile riportare all’intesa unitaria tutte le forze democratiche che sentono l’avanzare di un pericolo grave. Non dimentichiamo quello che porta con se l’esasperazione nazionalistica. La guerra è al di la del mare. Ma già tornò in Europa nei Balcani ed ora cova ai confini della Russia. La violenza, di cui si nutre una società fondata sulla reciproca sopraffazione, tracìma e diventa endemica. Tocca agli antifascisti riprendere e sostenere la cultura della pace come bene supremo e partecipare a costruire una Europa democratica, socialmente giusta, culturalmente illuminata. Si levi da questo nostro incontro l’appello perché nelle prossime elezioni il voto vada a chi s’impegna a difendere l’unità europea rinsaldandola e portandola avanti con le opportune riforme, un voto contro chi la vuole sfasciare. Abbiamo, avete molto da fare. Buon lavoro

 


 

“Chiedo con forza le immediate dimissioni del Ministro Fontana. Le sue dichiarazioni violano gravemente la Costituzione della Repubblica”

3 agosto 2018 Carla Nespolo, Presidente nazionale ANPI

Dichiarazione  del Presidente del Parco Nazionale della Pace e sindaco di Stazzema  Maurizio Verona  che chiede le dimissioni del Ministro Fontana

“Pene più dure contro il ritorno del fascismo non abolizione delle norme attuali”

ISCRIZIONE DELLA CITTA’ DI MESAGNE ALL’ANAGRAFE ANTIFASCISTA ISTITUITA DAL COMUNE DI STAZZEMA

[…] Dopo le polemiche dei giorni scorsi, finalmente il Consiglio comunale si occupa della mozione con la quale si chiede l’iscrizione della Città di Mesagne all’anagrafe antifascista istituita dal Comune di Stazzema. Desidero, preliminarmente, ringraziare tutti coloro che con scritti e dichiarazioni di consenso alla mia iniziativa –  fra questi il sindaco di Stazzema Maurizio Verona ed il sindaco di Mesagne Pompeo Molfetta – hanno smorzato inutili polemiche ed atteggiamenti demagogici e qualunquisti.

Nessuna manipolazione o strumentalizzazione politica – come qualcuno ha voluto pretestuosamente intendere o fatto intendere  –  vi è alla base della mozione da me presentata: si tratta solo, ora più che mai, di ricordare e riaffermare i valori ed i principi dell’antifascismo. Certo, non poco mi ha addolorato leggere nei giorni scorsi che l’iniziativa assunta ed i contenuti della stessa, sfioravano il “grottesco”. Non intendo raccogliere polemiche ed attacchi, alcuni alquanto sguaiati:  mi limito solo a replicare che basterebbe recarsi a S. Anna di Stazzema o leggere qualche libro su quel che ha rappresentato S. Anna (fra i vari, Marco De Paolis – Paolo Pezzino, “Sant’Anna di Stazzema. Il processo, la storia, i documenti”, Viella, 2016 o il bel libro-album di Oliviero Toscani, “I bambini ricordano. Sant’Anna di Stazzema 12 agosto 1944”, Feltrinelli, 2016) e si renderà conto da sé che non vi è nulla di «grottesco».

L’iniziativa del comune di Stazzema è anche «una risposta a quanto sta accadendo intorno a noi, per non restare indifferenti, perché si riaffacciano simboli, parole, atteggiamenti, gesti ed ideologie che dovrebbero appartenere al passato e si fanno largo sentimenti generalizzati di sfiducia, insofferenza, rabbia, che si traducono in atteggiamenti e azioni di intolleranza, discriminazione, violenza verbale».

Come ha evidenziato il sindaco di Stazzema, «sottoscrivere la Carta ed aderire all’anagrafe significa prendersi un impegno per la democrazia e a sostegno dei valori della nostra Costituzione», quella Carta in cui la parola antifascismo non compare mai (compare 3 volte il termine “fascista”) eppure nessuno può dubitare che sia – come diceva Piero Calamandrei – permeata in ogni suo articolo di antifascismo.

L’Italia è costituzionalmente antifascista e per onorare i 70 anni della nostra Costituzione, in una delle Città simbolo dell’orrore nazifascista e della storia più buia del secolo che ci siamo appena lasciato alle spalle, è nato il registro antifascista, al quale «tutti si possono iscrivere, per costituire e diventare cittadini d’un comune virtuale che non ha confini se non quelli, appunto, del proprio antifascismo».

Come dicevo, Stazzema è il luogo di una delle più odiose e crudeli stragi nazifasciste – quella del 12 agosto 1944 – in cui le vittime, tutte civili, furono 560, in gran parte bambini, donne, anziani, ed oggi è anche il centro del Parco nazionale della Pace.

L’iscrizione al “Comune virtuale antifascista” non è l’adesione ad un partito e/o movimento politico, ad una parte in contrapposizione ad un’altra; non è l’adesione a una determinata ideologia: è il riconoscimento pregnante dei valori di libertà e democrazia. Essere antifascisti non vuol dire essere contro un determinato periodo storico.

«Non cerchiamo tante definizioni – ha detto recentemente il Presidente della Repubblica Mattarella – il fascismo è tutto il contrario di ciò che c’è scritto nella Costituzione, e viceversa». È una frase forte ed ispirata, una frase che spiega in modo inequivocabile perché lo strumento principale di ogni antifascismo sia la diffusione di una cultura della Costituzione che motivi i cittadini italiani a sentirla propria, a conoscerla, a difenderla, a chiederne in ogni sua parte l’attuazione.

Se c’è il fascismo – e purtroppo continua ad esserci il fascismo, meglio ancora i fascismi – combattere contro questo vuol dire essere antifascisti, nonostante non ci sia più un duce che si affacci su un balcone (proprio ieri ricorrevano i 78 anni dall’entrata in guerra dell’Italia) o mandi al confino i dissidenti.

Cosa vuol dire essere oggi un antifascista?

«Molte cose – è stato detto –  alcune assai complesse, ma alcune semplici anche per chi non sa nulla di storia: il rispetto degli altri come persone di qualunque etnia o cultura, la tutela delle libertà fondamentali, la condanna della violenza fisica contro i deboli, il contrasto con tutto ciò che incoraggi le pratiche opposte – oppressione, sopraffazione, antidemocrazia, razzismo».

Non si è antifascisti poiché si appartiene e ci si identifica con una determinata e specifica area politica ma perché si è contraenti di un nobile patto di lealtà reciproca che lega liberamente ed indissolubilmente individui ed organizzazioni al rispetto di alcune norme fondanti, consacrate nella Costituzione, senza le quali qualsiasi arbitrio sarebbe dietro l’angolo.

Secondo alcuni -  lo abbiamo letto in questi giorni sui social – l’antifascismo sembra corrispondere a un orizzonte di valori che appartiene ormai al passato, anche perché il ventennio è finito da oltre 70 anni. E come se fascismo e antifascismo non dovessero più riguardare le nuove generazioni.

Ma davvero l’antifascismo è inutile? Non serve forse – ancora e soprattutto in tempi come quelli che stiamo vivendo –  per garantire alla democrazia italiana una fedeltà profonda alle idee della Resistenza e una indiscussa adesione ai valori scolpiti nella Carta costituzionale?

Ed allora, questo è il messaggio più pregnante che deve venir fuori da questa adesione: «…la cosiddetta crisi delle ideologie – ha scritto Sergio Luzzatto nel suo “La crisi dell’antifascismo” – non deve significare la rinuncia a distinguere precisamente fatti e misfatti, usi e abusi dell’antifascismo e del comunismo (sì dell’uno e dell’altro). E’ responsabilità delle nuove generazioni non permettere che la storia del ‘900 anneghi nel mare dell’indistinzione o, peggio ancora, dell’indifferenza».

«Essere antifascisti – mi ha scritto in un messaggio il sindaco di Stazzema, che desidero ancora una volta ringraziare – significa essere contro ogni regime che soffoca il dibattito o pensiero, di qualsiasi colore, trasformando l’appartenenza partitica in uno strumento per discriminare per una differenza di religione, di sesso, di pensiero. Il nostro Paese non può far finta che non stia succedendo niente: abbiamo bisogno che tutti noi ci riappropriamo della nostra memoria in modo partecipato, con un dibattito intergenerazionale che recuperi il passato come strumento di analisi del presente. Non possiamo – conclude il sindaco Verona – barricarci dietro il “ci sono cose più importanti”, perché se non comprendiamo e conosciamo il passato, difficilmente sapremo leggere il presente e costruire il futuro».

Per questo è utile riabilitare questo “strumento culturale” più che politico, sempre efficace, come appunto l’antifascismo, rivendicandolo, riconoscendo la sua forza, in opposizione a tutte le disgustose comunità dell’odio, del risentimento e del rancore che abbiamo recentemente sperimentato anche nel nostro recentissimo passato e che resisteranno sicuramente nel prossimo futuro.

Ed allora, da questa iniziativa nessuno tema strumentalizzazioni: si tratta in definitiva di manifestare un obiettivo nobile, ricordare e onorare le vittime di Sant’Anna di Stazzema e di tutte le altre stragi nazifasciste, «conoscere quel passato, per evitare di vederne tornare alla ribalta simboli, ideologie e pratiche, di cui forse troppi hanno dimenticato la realtà storica». Una realtà fatta di sangue e vittime, che ha rischiato prima di finire sepolta con l’«armadio della vergogna» di cui ha parlato per primo nel 2004 Franco Giustolisi nel suo omonimo libro, ritrovato dall’allora procuratore militare della Repubblica presso il Tribunale militare di Roma Antonino Intelisano nel 1994 in uno scantinato romano con 695 fascicoli (il primo dei quali riguardava l’eccidio delle Fosse Ardeatine ed a seguire le altre stragi, fra le quali proprio quella di S. Anna di Stazzema) sui crimini di guerra di tedeschi e dei loro scherani fascisti prima e della Repubblica di Salò dopo, e di essere poi immoralmente dimenticata da chi a quel passato vorrebbe ancora guardare con nostalgia e rimpianto.

( Intrevento del consigliere Fernando Orsini)

p.s. La mozione è stata votata all’unanimità dal Consiglio comunale di Mesagne e, pertanto, dopo la pubblicazione della relativa delibera, la Città di Mesagne farà parte dell’anagrafe antifascista di Stazzema.


“Si aprano i porti all’arrivo di vite umane che fuggono da conflitti e disperazione”

La chiusura dei porti italiani alla nave Aquarius e alla Sea Watch 3, annunciata dal ministro Salvini, è una soluzione inaccettabile. La Convenzione di Amburgo del 1979 e le altre norme internazionali sul soccorso marittimo, oltre che i fondamentali principi di solidarietà, impongono che le persone soccorse in mare debbano essere sbarcate nel primo “porto sicuro” sia per prossimità geografica sia dal punto di vista del rispetto dei diritti umani. L’Italia non può voltare le spalle, ogni migrante, tra cui tante donne e bambini indifesi, è prima di tutto una persona costretta a lasciare la propria terra, a causa di guerre, fame, siccità e disastri ambientali, per cercare la sopravvivenza altrove chiedendo accoglienza e asilo. Non si faccia l’imperdonabile errore di chiudersi nei confini della propria nazione, di alzare nuovi muri di odio e paura che non fanno bene al Paese e che aumentano ancora di più le disuguaglianze. Per questo chiediamo al Governo che vengano riaperti immediatamente i porti italiani per accogliere le navi che soccorrono i migranti.

appello di ANPI, Arci, Azione cattolica italiana, Legambiente, Libera e Rete della Conoscenza

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Valori della Resistenza e dell’antifascismo da ieri e sino ad arrivare ai giorni nostri. Ma anche temi legati al lavoro dignitoso che non c’è e ai giovani sono stati i temi delle iniziative organizzate dall’Anpi a Brindisi e in provincia, nelle scuole e non solo, in preparazione della giornata del 25 aprile 2018

 

Venerdì 20, nel liceo delle scienze umane e linguistico Palumbo di Brindisi, organizzata dagli studenti, si è svolta un’assemblea con varie musiche e   proiezioni tra cui il documentario “Prima di tutto l’uomo” alla presenza dell’autore, Elio Scarciglia, e interventi di Donato Peccerillo, presidente provinciale ANPI Brindisi con docenti e studenti, molto interessati che raggiungeva l’emozione alle parole e la  musica di “Bella ciao”.


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

A Ceglie Messapica, sempre il 20, l’ANPI, in collaborazione con la CGIL e il patrocinio del Comune di Ceglie Messapica, ha organizzato un dibattito presso il MAAC- Museo di Ceglie Messapica- sul tema “Dall’antifascismo alle lotte popolari”. Ha aderito il presidio di Libera contro le mafie. Interventi di Donato Peccerillo, Donato Rapito, Antonio Macchia, Daniela Trisolino, Vito Antonio Leuzzi.


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

A Brindisi, lunedì 23 aprile, presso la sede SPI CGIL, il Circolo dei lettori delle leghe SPI CGIL di Brindisi centro e S.Elia del dipartimento “per la promozione e la diffusione della cultura”, in collaborazione con il comitato provinciale dell’ANPI ha organizzato un dibattito su Liberazione e lavoro. Sono intervenuti Crescenzo Guadalupi, Mario Carolla, Vincenzo Casone, e Donato Peccerillo con il suo libro “Fuori dalle gabbie”. Hanno aderito CGIL, SPI CGIL, AUSER Br e territoriale; Sindacati di Categoria e le associazioni: Giovani Democratici, Uds, Giovani Prc„ Libera, Arci Proteo Fare Sapere, Cidi, Scuola di Formazione Poi litica “A Caponetto, Anla, Vivere Insieme.

 

 

 

 

 

 

 

 

A Francavilla Fontana, martedì 24 aprile, presso il castello degli Imperiali alla presenza della amministrazione e comunale ed il commissario straordinario, l’Istituto professionale per il commercio C. De Marco, ha organizzato un evento con il corpo degli insegnati e gli studenti, principali protagonisti di interventi, letture, video e opere grafiche sui temi della Resistenza, della Democrazia e della Costituzione. Ha portato  Saluti Sub Commissaria Dott.ssa Stridi, ono intervenuti  il dirigente Scolastico dell’Istituto Professionale per il Commercio “C. De Marco”; Rita Ortenzia De Vito, dirigente scolastico; Alberico Balestra, che ha coordinato. Sono state presentate proiezioni, lette lettere dei condannati a morte da parte degli studenti, mostrate belle opere grafiche ispirate alle donne nella Resistenza, ha concluso Alessandro Rodia, responsabile locale dell’Anpi.



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

A Brindisi, mercoledì 25 aprile, la Liberazione è stata commemorata in due eventi, come ogni anno. Prima presso il Monumento ai Caduti, in Piazza Santa Teresa, la Solenne Celebrazione del 73° Anniversario della Liberazione (cerimonia, presieduta dal Prefetto di Brindisi, Valerio Valenti, con Autorità Militari e Civili, nonché le Associazioni Combattentistiche e d’Arma). Poi in piazza Sottile De Falco con la deposizione di una corona presso la lapide a Vincenzo Gigante. Presente, oltre a un folto pubblico i antifascisti, anche Libera che, con l’Anpi, ha deposto un cuscino di fiori sotto la vicina lapide dei finanzieri Tony Sottile e Alberto de Falco, uccisi dai contrabbandieri.  Sono intervenuti, oltre a Donato Peccerillo, il commissario prefettizio e il prefetto di Brindisi che si è soffermato, con efficacia, sui valori dell’antifascismo e sulla necessità di non abbassare la guardia rispetto al pericolo di svolte autoritarie.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

Ma l’Anpi ha continuato anche il 27, partecipando,  presso l’IISS Epifanio Ferdinando, a un incontro con gli studenti, organizzato oltre che dall’Anpi, anche dallo SPI CGIL, sulla più grande tragedia umana mai perpetrata da uomini contro altri uomini: la Shoah e la deportazione. Titolo: “Per non perdere il filo”. Sono intervenuti, tra gli altri, Donato Peccerillo (Anpi), Antonio Macchia e Michela Almiento (Cgil).

 


 

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