12 febbraio 2017:

Giornata Nazionale del Tesseramento ANPI: facciamo il pieno di Costituzione.

Contro i neofascismi, la corruzione, la precarietà dei giovani, per un’Italia più giusta e civile.

Come iscriversi

Oltre ai partigiani e a chi ha combattuto contro i nazifascisti chiunque condivida i nostri valori può iscriversi all’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia.

Dall’articolo 23 dello Statuto:
Possono essere ammessi come soci con diritto al voto, qualora ne facciano domanda scritta:
a) coloro che hanno avuto il riconoscimento della qualifica di partigiano o patriota o di benemerito dalle competenti commissioni;
b) coloro che nelle formazioni delle Forze Armate hanno combattuto contro i tedeschi dopo l’armistizio;
c) coloro che, durante la Guerra di Liberazione siano stati incarcerati o deportati per attività politiche o per motivi razziali o perché militari internati e che non abbiano aderito alla Repubblica Sociale Italiana o a formazioni armate tedesche.

Possono altresì essere ammessi come soci con diritto al voto, qualora ne facciano domanda scritta, coloro che, condividendo il patrimonio ideale, i valori e le finalità dell’A.N.P.I., intendono contribuire, in qualità di antifascisti, sensi dell’art. 2, lettera b), del presente Statuto, con il proprio impegno concreto alla realizzazione e alla continuità nel tempo degli scopi associativi, con il fine di conservare, tutelare e diffondere la conoscenza delle vicende e dei valori che la Resistenza, con la lotta e con l’impegno civile e democratico, ha consegnato alle nuove generazioni, come elemento fondante della Repubblica, della Costituzione e della Unione Europea e come patrimonio essenziale della memoria del Paese.

L’iscrizione si può chiedere alla sede ANPI più vicina al luogo di residenza.

 

L’omaggio dell’ANPI di Brindisi al combattente per La Liberazione, Cosimo Durante, deceduto sabato 21 gennaio

Nella sua città natale ,Brindisi,   si è spento all’età  di 94 anni  Cosimo Durante , uno degli ultimi  testimoni   viventi dell’eccidio di Cefalonia, la tragedia per antonomasia  del martirio subito ma anche dell’eroismo dei soldati italiani, nei giorni seguenti all’armistizio del 1943.

Di essa  egli  ne parlava sommessamente a chi gli chiedeva di raccontare la sua esperienza,  quasi fosse,  a 70 anni di distanza , ancora incredulo ad essere scampato ai bombardamenti degli Stukas, alle fucilazioni di massa da parte della Wehrmacht, l’esercito tedesco, dall’affondamento della nave che lo trasportava nei lager in Germania, ed ancora dagli stenti , le privazioni, le umiliazioni subite in campo di prigionia.

Dalle sue parole si coglieva tutto l’eroismo dei marinai della divisione Acqui e delle altre nostre Forze Armate che strenuamente  per giorni cercarono di opporsi allo sbarco dei tedeschi in quella isola greca. C’era l’amarezza  di quel mancato soccorso,da parte della Regia Marina, proprio con le navi di stanza a Brindisi, impedite dagli ordini conseguenti agli accordi armistiziali con gli Alleati,

C’era il ricordo di quando  lui, marinaio della Guardia costiera  di base ad Argostoli  era stato inviato con altri a difendere le batterie costiere che  contrastavano i mezzi navali tedeschi , e di come fosse sopravvissuto al lancio delle bombe di quegli Stukas che per giorni martellarono le nostre difese. Poi , dopo aspri combattimenti ,la resa del presidio, ed infine il massacro di tutti gli ufficiali e di migliaia di marinai.

Imbarcato su una carretta del mare, stracarica di prigionieri, scampò al naufragio causato da una mina, mentre gli abissi ingoiavano un migliaio di suoi commilitoni. Recuperato da  una silurante tedesca veniva in seguito  inviato in Germania con un ponte aereo, e imprigionato in un lager. Quando gli fu offerto di  esser liberato in cambio del vestire la divisa dell’esercito fascista della Repubblica di Salò,  lui,nonostante tutto ciò che aveva subito, diede la stessa risposta che oltre 600.000 soldati italiani diedero ai loro carcerieri con la croce uncinata: NO!

La sua vita di Internato Militare , tra lavoro coatto e prigionia terminò finalmente  con la resa della Germania nel 1945. Rientrato in Italia , contribuì con il suo modesto ,ma pur importante lavoro, a metter su famiglia e a ricostruire  l’Italia devastata dalla guerra scatenata dalla follia di Mussolini  e dal regime fascista.

Qui a Brindisi, negli ultimi anni , il marinaio Cosimo Durante, combattente per la Liberazione è stato insignito da parte della Presidenza della Repubblica Italiana  e del Ministero della Difesa di onorificenze al merito e l’ANPI di Brindisi  ha avuto l’onore e il privilegio di averlo tra i suoi soci onorari.

L’Associazione Nazionale Partigiani (ANPI) di Brindisi, nel dare l’annuncio della sua morte , invia le sue più sentite condoglianze alla famiglia.

 

Commemorazione del partigiano Donato Della Porta Nell’anniversario della morte (9 dicembre 1944).

A Francavilla Fontana il 17 dicembre

L’Amministrazione Comunale, proseguendo nell’impegno di sensibilizzare i giovani sui temi della libertà e democrazia, valori che sono le basi fondamentali e irrinunciabili della nostra Costituzione, ha programmato un incontro con gli studenti frequentanti la terza classe di scuola media.

L’importante iniziativa intende far conoscere la figura del partigiano francavillese Donato Della Porta caduto gloriosamente, a ventidue anni, in combattimento contro le forze nazifasciste in località Baulè a Valle di Saviore  presso il comune di Cevo in provincia di Brescia.

L’incontro che si terrà alle ore 9.00 del 17 dicembre 2016, presso la Sala del Lampadario del Castello Imperiali, con la presenza del Sindaco di Cevo,  è l’occasione per offrire a tutti, in particolar modo alle nuove generazioni, l’opportunità di riflettere sulla scelta di un figlio di questa città di sacrificare la propria vita per assicurare a tutti noi la libertà, la giustizia e la democrazia.

L’Amministrazione Comunale, unitamente all’Anpi provinciale, invita la S.V. a presenziare alla manifestazione che alle ore 11.00, prevede la partenza, dal castello Imperiali, delle autorità e degli studenti per la deposizione di una corona di alloro presso il Monumento dei Caduti in memoria di tutti i caduti per la libertà e la democrazia  nella seconda guerra mondiale.  Alle ore 12.00, i Sindaci di Cevo e Francavilla Fontana deporranno un fascio di fiori sulla tomba del partigiano Donato Della Porta  presso il cimitero comunale.

 

 

 

 

 

BIOGRAFIA DEL PARTIGIANO DONATO DELLA PORTA

Donato Della Porta di Arcangelo e di Castellaneta Maddalena, nasce a Turi (Ba) il 17 marzo 1922. Abita a Francavilla, città d’origine paterna, e lavora, come quasi tutti i ragazzi della sua età in quel periodo, come contadino.

Presta il servizio militare, come soldato semplice, in una postazione di fanteria della zona di Grevo in Valsaviore – provincia di Brescia.

Nel clima di estrema confusione e  sbandamento per centinaia di migliaia di militari italiani, provocato dall’annuncio dell’armistizio con gli angloamericani dell’8 settembre 1943, Donato compie subito la sua scelta di campo.

La lettera firmata da Antonino Parisi,  Comandante della 54^ Brigata Garibaldi, ed inviata l’1 ottobre del 1945 al Sindaco di Francavilla, attesta che Donato Della Porta già l’8 settembre 1943 è tra gli organizzatori dei primi gruppi partigiani.

La determinazione e il coraggio mostrati nelle azioni di combattimento e le sue capacità organizzative portano i comandi della 54^ Brigata Garibaldi ad affidargli la guida di squadre partigiane.

L’estratto storico della organizzazione e dell’attività militare della 54^ Brigata d’assalto Garibaldi “Bortolo Belotti” – Valle Camonica, dal settembre 1943 all’aprile 1945, documenta che Donato Della Porta è Comandante Militare del Battaglione di Prà di Prà con sede in Valle di Saviore.

Nel gelido dicembre 1944 la polizia fascista procede a pesanti azioni di rastrellamento nei centri abitati senza dare tregua nelle zone di montagna.

Donato Della Porta muore, combattendo da eroe  fino all’estremo sacrificio della vita, la mattina del 9 dicembre 1944 nella baita in località Baulé.

Nel rapporto della Guardia Nazionale Repubblicana redatto l’11 dicembre 1944 è riportato:

“Il mattino del 9 dicembre 1944 una squadra di militi della G.N.R. in forza al presidio di Capo di Ponte in un’azione di rastrellamento riusciva a circondare nella zona di Ponte di Valsaviore una cascina nella quale era asserragliato un gruppo di terroristi particolarmente pericolosi appartenenti alla 54^ Brigata comunista “Garibaldi”.

Nel duro combattimento che ne seguiva, durato circa 4 ore, venivano uccisi  2 russi ed un italiano (tale Donato – Vice capo di una squadra della Garibaldi) mentre solo, perché costretti dall’incendio della baita ove si trovavano, i tre ribelli superstiti finalmente si arrendevano e consegnavano le armi.”

Altre notizie relative al combattimento avvenuto nella cascina in località Baulè del Comune di Valsaviore, ricostruiscono le ultime ore di vita di Donato Della Porta:

<<(…) Un ragazzo di Grevo, Lodovico Tosini, in servizio nei reparti della SS italiana, recatosi sui monti di Cevo per scrutare i ribelli, era stato catturato dai garibaldini. La posizione del prigioniero appariva grave, ma in suo favore giocò la giovane età: non aveva ancora compiuto i 16 anni. Mentre alcuni patrioti propendevano per la fucilazione, ad altri ripugnava uccidere a sangue freddo un ragazzino. La questione fu decisa dal russo Michele Dostojan: congedato con un calcio nel sedere, l’adolescente venne sollecitato a rigare diritto. Era il tardo pomeriggio dell’8 dicembre e, invece di ringraziare la sorte benigna, il giovane milite corse difilato al presidio della Gnr di Capodimonte, raccontando di essere appena sfuggito ai fuorilegge e di conoscerne il rifugio. In nottata il maggiore Spadini e il comandante del presidio germanico di Breno allestirono un rastrellamento, guidato dal Tosini.

Alle ore 7 del 9 dicembre la baita fu circondata da una cinquantina di militi. I sei garibaldini si trovarono in trappola senza vie d’uscita: la baita poco si prestava alla difesa, ma i partigiani decisero di respingere le intimazioni di resa e s’ingaggiò una furibonda sparatoria. I fascisti richiesero rinforzi e poi, strisciando dal lato a monte (che i difensori non riuscivano bene a controllare data la mancanza di finestre: avevano scostato alcune tegole), diedero fuoco alla cascina. I partigiani André Jarani, Franco Ricchiulli e Bruno Trini si arresero, mentre Donato Della Porta, Michele Dostojan e Zimmerwald Martinelli rimasero uccisi dopo essersi battuti sino allo stremo delle forze.

Della Porta, estratto rantolante dalla baita in fiamme, venne trasportato nella canonica di Valle e spirò sul tavolo della cucina, sotto gli occhi attoniti del parroco don Francesco Sisti.”

La salma di Donato Della Porta viene riportata a Francavilla il 16 ottobre 1945 e collocata nel campo dei caduti in guerra. Oggi riposa nella cappella di famiglia.


 

 

Ancora una volta ha vinto la Costituzione, contro l’arroganza, la prepotenza, la mancanza di rispetto per la sovranità popolare e i diritti dei cittadini. Hanno usato tutti gli strumenti possibili, il denaro, la stampa, i poteri forti, gli stranieri; sono ricorsi al dileggio e alla diffamazione degli avversari, ma il popolo italiano non si è lasciato convincere e ha dato una dimostrazione grandiosa di maturità. Noi che abbiamo fatto una campagna referendaria rigorosa, sul merito, con l’informazione e il ragionamento, siamo felici e orgogliosi di questo successo. Ora finalmente si potrà pensare di attuare la Costituzione nei suoi principi e nei suoi valori fondamentali, per eliminare le disuguaglianze sociali, privilegiare lavoro e dignità della persona, per riportare la serietà, l’onestà e la correttezza nella politica e nel privato. Alle sorti del Governo provvederà il Presidente della Repubblica e noi ci rimettiamo alla sua saggezza. La cosa importante è che riprenda il confronto politico e democratico e che prevalga su ogni altra cosa la partecipazione dei cittadini. Questa è una vittoria anche dell’ANPI, ma soprattutto della democrazia e ripeto, con forza, della Costituzione.

Carlo Smuraglia

1)      Contrariamente ad ogni regola o prassi, è il Governo che ha impostato, voluto e portato avanti con determinazione, la riforma costituzionale, riducendo drasticamente le discussioni in Parlamento, perfino sostituendo alcuni membri della Commissione affari costituzionali, perché non seguivano la linea governativa. Così questo e inaccettabile.

2)      La riforma del Senato, concomitante con la Legge elettorale, fa evolvere il sistema in senso antidemocratico, perché restringe la rappresentanza, riduce i poteri dei cittadini, incide sull’esercizio della sovranità popolare (che è consacrata nella prima patte della Costituzione).

3)      È giusto “fare”. Ma bisogna fare bene e non stravolgendo la Costituzione.

Il Senato, come esce dalla riforma, è un mostriciattolo, che non e né carne né pesce, non rappresenta i cittadini, ma neppure il sistema delle autonomie; è composto da “Senatori” a mezzo tempo, che dovrebbero fare leggi anche importanti, mentre svolgono l’onerosa funzione di Sindaco o quella di Consigliere regionale.

4)      Il sistema non è alleggerito, ma anzi complicato; non viene eliminato il
bicameralismo perfetto, ma vengono escogitati una serie di sistemi e di rapporti tra le due Camere, che complicheranno tutto e creeranno contrasti e problemi per la Corte Costituzionale che dovrà dirimere potenziali conflitti.

5)      Non si riduce il numero dei parlamentari seriamente perche non lo si fa
in modo proporzionale tra Deputati e Senatori; ma si incide solo sul
numero del Senato creando disparità evidenti tra le due Camere e una sorta
di “sudditanza” dei Senatori, ridotti a solo 100, a fronte dei 630 componenti della Camera.

6)      Non si riducono le spese, perche resteranno in piedi tutte le strutture organizzative, di personale e di studio del Senato, che sono le più rilevanti; e perché è certo che poi ci vorranno le diarie e i rimborsi spesa per i Senatori (Sindaci o Consiglieri regionali ) per le loro trasferte a Roma.

7)      Si rinforza il potere dell’esecutivo, perfino mettendogli in mano l’agenda del Parlamento, che dovrà dare una precedenza vincolante a ciò che il Governo ritiene urgente; e si realizza una concentrazione di potere inauditi), nel rapporto riforma del Senato-legge elettorale, finendo per prospettare, sotto il mito della governabilità, il dominio di un solo partito (o peggio, di un solo uomo).

8)      La vittoria del NO produrrebbe un solo effetto; la difesa dello “spirito” della Costituzione e dei diritti fondamentali dei cittadini (rappresentanza ed esercizio della sovranità popolare). Per “correggere”‘ l’eccessivo rimpallo di leggi fra le due Camere, basterebbero pochi giorni di lavoro serio del Parlamento. Inoltre si potrebbe dar vita ..1 l’attuazione di norme fondamentali della Costituzione, quali quelle sul lavoro, ull’uguaglianza, sulla salute, sull’ambiente.

9)      La vittoria del SI produrrebbe solo una grande confusione, perche il nuovo sistema non potrebbe entrare in vigore se non con la prossima legislatura (e dunque dopo il 2018) e dopo l’approvazione da entrambe le Camere —della legge sulle modalità di elezione dei Senatori (v. art. 57 della Costituzione, c. 6, come modificato dall’art, 2 dalla legge di riforma).

Dunque due anni di caos legislativo, con un Senato ancora in vita, ma in via di estinzione e la necessità di approntare quanto servirebbe per il futuro funzionamento del complicatissimo sistema delineato dall’art 70, nella nuova formulazione, potenzialmente creatrice solo di problemi, difficoltà e ricorsi anche alla Corte Costituzionale.

10)  La vittoria del NO non potrebbe comportare alcun disastro economico, perché non c’è alcun collegamento tra i problemi dell’economia, del lavoro e della società c una riforma che inciderebbe solo sul sistema legislativo. D’altronde, non è facile immaginare che la situazione possa peggiorare ancora, visti i dati forniti dall’Istat sulla crescita, sugli investimenti, sul lavoro, indipendentemente da ogni tipo di riforma, che non sia “strutturale” come da tempo e richiesto anche da Draghi (e per “strutturale” si intende una riforma che incida sul PIL, sugli investimenti, sull’occupazione, sull’ambiente, beni collettivi su cui occorre intervenire subito, in attuazione
di molti principi costituzionali ancora non applicati).



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