IL 25 APRILE 2024 A BRINDISI E IN PROVINCIA

25 aprile 2024 – Brindisi in piazza Santa Teresa Cerimonia istituzionale con la Prefettura di seguito a piazza Sottile De Falco

Manifestazione ANPI Brindisi. INSIEME PERCHE’ L’Italia è una Repubblica antifascista una e indivisibile La giustizia sociale e i diritti civili non si toccano Siamo contro tutte le guerre


 Pedalata antifascista con Fiab

Letture della Resistenza

 

 

 

 

Altre immagini

 

 

 

 

 

 

 

Tuturano (fazione di Brindisi) cerimonia dell’ANPI Brindisi e dell’associazione fr/Azione di Tuturano davanti alla lapide dedicata al 25 Aprile in piazza Regina Margherita.

 

 

 

 

 

Il 25 aprile ad Ostuni

 

 

 

 

 

 

 

 

A Francavilla Fontana il 25  memoria e festa nel parco “Donato Della Porta” dedicato a tutti i partigiani della cittadina

 

 

 

 

 

 

 

 

A Mesagne il 25 aprile una festa per tutti

APPELLO DELL’ANPI PER UNO STRAORDINARIO 25 APRILE 2024

VIVA LA REPUBBLICA ANTIFASCISTA


Appello dell’ANPI per uno straordinario 25 aprile

La data del 25 aprile è simbolo dell’Italia libera e liberata, dopo venti mesi di Resistenza e uno straordinario tributo di sangue e di dolore. Fine dell’occupazione tedesca. Fine del fascismo. Fine del conflitto. Si abbatteva lo Stato fascista, ma anche il vecchio Stato liberale, e si avviava la costruzione di un nuovo Stato e di una nuova società. Il 2 giugno del 1946 il popolo sceglieva la Repubblica e con la Costituzione del 1948 nasceva l’Italia democratica che si fonda sul lavoro e che ripudia la guerra.

  • Oggi tutto è in pericolo. C’è un governo che comprende una destra estrema che ha le sue radici nel ventennio fascista e nelle sue nostalgie, che per questo intende cambiare la Costituzione. Con un uomo solo (o una donna sola) al comando – il cosiddetto “premierato” – ed un Paese frantumato in tante regioni in competizione fra di loro, con diritti diversi dei cittadini – l’autonomia differenziata delle regioni -. Una destra estrema che in vari modi tende a reprimere qualsiasi dissenso, qualsiasi protesta. Una destra estrema aggressiva, vendicativa e rivendicativa.
  • Tutto è in pericolo perché ci sono milioni di poveri, dilaga il lavoro precario, con un governo che taglia la sanità e la scuola pubblica, con l’intera Europa che rischia la recessione economica. C’è una grande solitudine sociale, il futuro viene visto come una minaccia.
  • ·Tutto è in pericolo perché c’è la guerra, e se ne parla spesso in modo irresponsabile, come se fosse una dura necessità o, peggio, una nuova e accettabile normalità. Mentre il mondo intero si riarma come prima dei due conflitti mondiali, si dichiara possibile una guerra convenzionale ad alta intensità in Europa. Siamo alla follia. Ha ragione il Presidente Mattarella quando sottolinea che il compito del nostro Paese è “costruire ponti di dialogo, di collaborazione con le altre nazioni, nel rispetto di ciascun popolo”.

È urgente un 25 aprile 2024 di liberazione dalla guerra. Cessate il fuoco ovunque. Diciamolo: va lanciato un allarme. Sono in discussione democrazia, libertà, uguaglianza, lavoro, solidarietà, pace, cioè la repubblica democratica fondata sulla Costituzione e nata dalla Resistenza. Questo 25 aprile non può essere come gli altri. Dev’essere il giorno in cui si ritrova nelle piazze di tutte le città, a cominciare da Milano, l’Italia antifascista e democratica, le famiglie, le donne, i giovani, il nostro grande popolo illuso e deluso, a cui va restituita una speranza vera di futuro, fatta di un buon lavoro, di una retribuzione sufficiente per una vita libera e dignitosa, di una pace stabile e duratura. Costruiamolo insieme questo 25 aprile, costruiamolo come un appuntamento straordinario a cui non si può mancare, come una insormontabile e pacifica barriera contro qualsiasi attacco alla democrazia e alle libertà. Costruiamolo insieme sventolando le bandiere del Paese migliore, la bandiera della Costituzione antifascista, la bandiera dell’Italia fondata sul lavoro e che ripudia la guerra, la bandiera di coloro dal cui sacrificio sorsero i semi di una nuova Italia.

FACCIAMO DI QUESTO 25 APRILE UNA GIORNATA INDIMENTICABILE. INSIEME.

 

il 25 APRILE 2023

“Questo anniversario della Liberazione è stato forse il più antifascista di sempre , perché ha moltiplicato la presenza di Donne , anziani , ragazzi nelle Piazze,…”

 

 

“Questo anniversario della Liberazione è stato forse il più antifascista di sempre , perché ha moltiplicato la presenza di Donne , anziani , ragazzi nelle Piazze,…”

Un primo bilancio di questo 25 aprile nella nostra provincia non può che essere positivo, in sintonia con il clima nazionale, molti sono stati i luoghi, le strade e le piazze dove l’antifascismo si è mobilitato. LANPI  ha  mostrata una vivace capacità di “stare sul pezzo” sui temi del 25 aprile , della Liberazione, della Resistenza e della Costituzione. Ciò è nella città capoluogo, a Francavilla, a Ostuni, a Mesagne, a Ceglie, a Fasano a Torre, a Cisternino ed in altri paesi in cui l’Associazione non è presente , e persino nella frazione cittadina di Turano. Certo si sono viste le distanze e le divaricazioni nei rappresentanti al massimo livello della istituzioni ma la risposta è stata grande, il 25 aprile si è dimostrata nei fatti la festa di tutti gli italiani.

Grazie a tutte e tutti, ora e sempre resistenza.

 

 

 

 

 

In piazza Sottile e De Falco c’è stato l’intervento letto per ricordare e onorare le 15 partigiane che sono state decorate con la medaglia al valore militare e alla persona.

Per lungo tempo le donne nella Resistenza sono state considerate figure minori, eppure imbracciarono il fucile, fecero le staffette pedalando per chilometri e chilometri, ciclostilarono volantini, offrirono le proprie abitazioni per nascondere i partigiani. Volevano pace, libertà, una vita diversa da quella in cui loro erano cresciute.

Sono state 3600 le donne partigiane, 4635 arrestate e torturate, 1859 vittime di stupro, 2750 deportate, 2900 uccise. A dimostrazione di come l’Italia del dopoguerra abbia stentato a riconoscere ruolo ed eroismo di queste donne parlano i numeri. Di tutte loro 19 hanno ricevuto le medaglie d’oro al valore militare, di cui 15 alla memoria, 17 le medaglie d’argento.

Con l’iniziativa lanciata dall’ANPI, “Sono rose, fioriranno”, vogliamo ricordarle e ringraziarle per averci fatto capire, con il loro esempio, che il coraggio, inaspettato e insospettabile, emerge in tutta la sua potenza soprattutto in tempi in cui tutto è perso e tutto si vuole, in termini di libertà, per averci fatto capire che si può diventare testimoni di umanità, in ogni tempo e in ogni luogo, laddove c’è da resistere al mostro e alle sue fauci.

• Irma Bandiera (Mimma), dopo 7 giorni e 7 notti di ininterrotte torture, fu fucilata da italianissimi fascisti. Aveva 29 anni

• Ines Bedeschi (Bruna), torturata e fucilata da nazisti. Aveva 34 anni

• Livia Bianchi (Franca), fucilata assieme ai suoi compagni dopo aver rifiutato la grazia in quanto donna. Aveva 26 anni

• Cecilia Deganutti (Rita, Giovanna d’Arco) torturata e condotta al campo di concentramento presso la risiera di San Sabba, dove fu uccisa e bruciata nel forno crematorio. Aveva 31 anni

• Gabriella Degli Esposti, prima di essere uccisa, assieme ai suoi compagni di prigionia, nonostante fosse incinta, fu barbaramente seviziata. Aveva 32 anni

• Anna Maria Enriquez Agnoletti, fucilata dopo 7 giorni e sette notti di torture condotto dagli aguzzini della banda Carità. Aveva 37 anni

• Maria Assunta Lorenzoni (Tina), abbattuta da una raffica di mitra in un tentativo di fuga da Villa Cisterna. Aveva 26 anni

• Irma Marchiani (Anty), fucilata. Aveva 33 anni

• Ancilla Marighetto (Ora), catturata, percossa, accetta con fierezza la fucilazione. Aveva 18 anni

• Clorinda Menguzzato (Veglia), fucilata dopo essere stata sottoposta a sevizie atroci, violentata a ripetizione, azzannata da cani inferociti. Aveva 20 anni

• Norma Pratelli Parenti fucilata, dopo essere stata ferocemente seviziata. Aveva 23 anni

• Rita Rosani, ferita e catturata, fu uccisa con un colpo alla testa da un sottotenente repubblichino che, condannato a vent’anni nel 1945, sarebbe tornato libero poco dopo. Aveva 24 anni

• Modesta Rossi Palletti, fu uccisa assieme al figlioletto, a colpi di pugnale. Aveva 30 anni

• Virginia Tonelli (Luisa), dopo 10 giorni di torture, i suoi aguzzini, esasperati, la portarono allora alla Risiera di San Sabba e lì la arsero viva. Aveva 41 anni

• Iris Versari, ferita ad una gamba, non potendo muoversi, non può tentare la fuga ed essendo d’impedimento alla salvezza degli altri si uccide. Aveva 22 anni

Buon 25 Aprile a chi ci crede, a chi è antifascista. Per noi che siamo qui, queste rose sono già fiorite.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’ANPI provinciale era partita con l’appello per la festa del 25 aprile :

Quest’anno ricorre il 75° anniversario dell’entrata in vigore della Costituzione, che ci ha dotato una Repubblica parlamentare, antifascista, una e indivisibile. Questo giorno che unisce gli italiani è profondamente incardinato nei valori della Resistenza e della Liberazione. Contro tutto questo e in opposizione all’integrità nazionale sono state fatte le proposte di autonomia differenziata. Anche per tale motivi questo 25 aprile si deve caratterizzare per una straordinaria partecipazione unitaria di donne e uomini, giovani, famiglie, popolo. Inoltre l’ANPI, assieme al Forum delle Associazioni antifasciste e della Resistenza, propone che il 25 aprile “Sia una grandissima festa unitaria a sostegno della democrazia e della Costituzione”. L’ANPI, insieme alle associazioni antifasciste e della Resistenza, esprime preoccupazione per dichiarazioni, decisioni e comportamenti di alcuni rappresentanti delle istituzioni e della politica che, in alcune occasioni, sono apparse divisive e del tutto inadeguate rispetto al ruolo esercitato. È necessaria una netta condanna del fascismo conto il moltiplicarsi di episodi di violenza e di apologia del fascismo di cui si rendono protagonisti gruppi che si ispirano a quella ideologia e a quelle politiche. L’ANPI, insieme alle associazioni antifasciste e della Resistenza, denuncia la grave situazione economica e sociale in cui versa l’intero Paese a causa degli effetti perversi di tante crisi che si sono sovrapposte e intrecciate, e la necessità e l’urgenza, a più di un anno dall’aggressione russa all’Ucraina, di spingere il governo italiano e l’Unione Europea a dare vita a una iniziativa diplomatica per aprire uno spiraglio di trattativa che crei le condizioni di una pace giusta e duratura. Siamo conviti che i valori dell’antifascismo e della Resistenza, incarnati nella Costituzione, non siano mai stati così attuali come oggi: è bene che libertà e liberazione, piena democrazia ed eguaglianza sociale, lavoro, pace, solidarietà orientino le Istituzioni della Repubblica e la vita quotidiana dei cittadini.


 

 

 

 

Il 25 aprile l’ANPI in tutta Italia deporrà una rosa nei luoghi dove le donne partigiane vennero torturate e uccise dai nazisti e dai fascisti, affinché finalmente si conosca e riconosca il valore del loro martirio. È il dovere della memoria oggi. In questa giornata ricordiamo anche le donne figlie della terra di Brindisi che hanno partecipato alla Resistenza come partigiane combattenti. Quella delle donne è stata una partecipazione concreta e fattiva. Lo dimostrano i numeri: 36mila le donne riconosciute partigiane e patriote, 2.812 fucilate o impiccate, 1.070 morte in azione, 4.635 arrestate e torturate, 1.859 vittime di stupro, 2.750 deportate. Oltre alle 70mila che aderirono ai Gruppi di difesa della donna. Per questi obiettivi e su questi valori fondativi chiamiamo cittadine e cittadini, affinché il 25 Aprile di quest’anno sia una grandissima festa unitaria, pacifica, antifascista e popolare a sostegno della democrazia e a difesa della Costituzione della Repubblica.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Questo 25 aprile non avremo con noi il partigiano Pietro Parisi di Cisternino, nome di battaglia Brindisi, nonché Presidente onorario di Anpi provinciale Brindisi. E’ ancora vivo il dolore per la sua scomparsa che risale a pochi mesi fa. Per sua volontà, le sue ceneri saranno sparse, proprio il 25 aprile, giorno della Liberazione, nei luoghi della Valle d’Aosta che lo ha visto protagonista coraggioso della Resistenza al nazifascismo. Un ultimo atto affidato alla sua splendida famiglia e alle compagne e i compagni di Anpi Valle d’Aosta. La nostra enorme gratitudine nei confronti di Pietro e di tutte e tutti i partigiani è infinita ed eterna.


Le ceneri del Pietro Parisi, il partigiano che chiamavano Brindisi, come per sua volontà, saranno sparse tra i monti e le valli della Valle d’Aosta dove aveva combattuto per la nostra libertà contro i nazisti e i fascisti. E voleva che ciò accadesse proprio il 25 aprile. Nel corso della Festa della Liberazione a Brindisi è stato più volte ricordato. La famiglia, partita da Cisternino, per rispettare  sua volontà e con il sostegno di Anpi e del Comune di Issogne ha fatto in modo che il partigiano  volerà nel  vento. Grazie ai figli Franco e Giovanni, alle nuore Palma e Vita, ai nipoti adorati tutti. Una splendida famiglia che vive nell’orgoglio per Pietro.

 

La strategia della tensione e le sue origini, le stragi neofasciste e le trame golpiste nell’Italia repubblicana

La strategia della tensione e le sue origini, le stragi neofasciste e le trame golpiste  nell’Italia repubblicana.


Tra il 1968 e il 1974 in Italia sono stati  compiuti 140 attentati neo fascisti, tra i quali quello più rilevante a piazza Fontana a cui bisogna aggiungere la strage di Bologna avvenuta nell’anno 1980.  Stragi collegate a quella che fu poi chiamata la“strategia della tensione” che ebbe il coinvolgimento di corpi e servizi deviati dello Stato e dell’utilizzo di questi assieme a varie formazioni neofasciste (ordine Nuovo, Rosa dei venti, Avanguardia Nazionale e altre formazioni minori).


Alcune delle tristi stragi neofasciste sono di seguito elencate:

 

In particolare, la strage di piazza Fontana viene diffusamente considerata come l’inizio della cosiddetta strategia della tensione.

Milano, 12 Dicembre 1969 – Piazza Fontana  Morti 17- 18 con Giuseppe Pinelli, Feriti 88


Treno Freccia del Sud il 22 luglio 1970 a Gioia Tauro: 6 morti e 54 feriti;


L’uccisione dei carabinieri a Peteano il 31 maggio 1972. 3 morti e 3 feriti;


Strage alla questura di Milano il 17 maggio 1973:4 morti e 46 feriti;

Il 28 maggio 1974 a Brescia, nella centrale piazza della Loggia. Una bomba nascosta in un cestino portarifiuti fu fatta esplodere mentre era in corso una manifestazione contro il terrorismo.  Morti 8, Feriti 102;

4 agosto 1974 ITALICUS a San Benedetto Val di Sambro, in provincia di Bologna. Morti 12, Feriti 48;

Il 2 Agosto del 1980 alla Stazione di Bologna una delle più grandi stragi della storia democratica del nostro Paese ci furono 85 morti e 200 feriti .

Complessivamente per mano degli attentati dell’estremismo nero neofascista e per i soli atti terroristici sopra elencati perdono la vita 136 persone e 541 rimangono ferite.

Mirco Dondi  nel testo scrive : “L’eco del boato- storia della strategia della tensione 1965- 1974: “Sul piano della memoria lo stragismo nero è stato relegato in una zona d’ombra, con uno svuotamento di significato che ha teso a rimuovere il coinvolgimento dello Stato in queste vicende. Gli studi scientifici sul terrorismo rosso sono di gran lunga prevalenti, mentre la fase della strategia della tensione è stata sinora studiata in minor misura e lamenta un’incompiuta elaborazione

Sempre Mirco Dondi asserisce:“Gli attentati sono una forma di riequilibrio degli assetti di potere. Più precisamente, come affermano i terroristi neri, le stragi diventano uno strumento di lotta politica, per costringere lo Stato a far approvare leggi di emergenza. Il fenomeno rientra in un’articolata trama definita strategia della tensione.  L’espressione Strategy of tension compare sul settimanale britannico “The Observer”, in un articolo uscito all’indomani della bomba di Piazza Fontana”. […] “Il  termine “strategia della tensione” si diffonde con il best seller del giugno 1970, la strage di Stato. La locuzione entra poi nel linguaggio giuridico ed è ripresa dai giudici che indagano sugli episodi stragisti. Nella sentenza istruttoria sui fatti di Peteano. La strategia della tensione è definita come una “strategia di  condizionamento” nel rapporto “tra sistema politico e ambiente sociale”. Un alterazione degli eventi che induce a scelte che altrimenti non sarebbero state compiute. Al contempo, l’atto criminale punta anche a modificare gli orientamenti dell’opinione pubblica. Con questa definizione i giudici recepiscono l’espressione nel suo significato più ampio. Gli apparati di sicurezza sono coinvolti nelle vicende stragiste e nei tentati colpi di Stato, contribuendo a innalzare il livello d’intensità della violenza politica e provocando scontri interni allo Stato.”

 

 

Continua poi Mirco Dondi: “La costante presenza di referenti internazionali (Cia e Nato) sulle vicende stragiste ha un’origine storica che ne spiega le capacità di controllo e ne ispira le forme delle strutture direttrici. La guerra fredda ha inizio nel 1946 dalla competizione tra Stati Uniti e Unione Sovietica per il dominio mondiale. In Italia la guerra fredda è stata la principale scusante ai comportamenti illegali degli apparati e ha fornito una patente di impunità a coloro che, in suo nome, hanno avallato azioni criminose contro un supposto nemico interno, al di là di un’oggettiva condizione di necessità. Una distorta concezione della sicurezza ha saldato, in una trama continua, il segreto con l’illegalità.

L’Italia, più di ogni altro Paese dell’Europa occidentale, ha avuto una vita politica profondamente condizionata già dalla metà degli anni Quaranta. Gli Stati Uniti hanno creato le premesse verso percorsi obbligati, per controllare più agevolmente uno Stato cardine nello scacchiere mediterraneo. La classe dirigente italiana ha accettato questo condizionamento essendo funzionale alla sua permanenza al governo.”

Per comprendere appieno quegli anni è necessario risalire alla seconda parte del conflitto mondiale in Italia.  là  si trovano le radici della «prosecuzione della guerra sotto altre forme» che ha segnato in modo indelebile un lungo periodo del secondo dopoguerra italiano. La “strategia della tensione” ha queste radici antiche Il giudice Giovanni Tamburino la fa risalire a quel periodo l’origine della “guerra non ortodossa” e della “strategia della tensione” . Le tesi sono contenute  in un suo recente libro: Dietro tutte le trame .

Sino agli anni novanta del secolo scorso l’Italia è stata il confine sud tra Europa occidentale e l’area orientale dell’Europa  appartenente al blocco sovietico. Per tale ragione nel nostro Paese si è sviluppata una guerra sotterranea chiamata in tanti modi per citarne alcune: “guerra non ortodossa”, “guerra a bassa intensità”, “guerra per procura “, “guerra (contro)rivoluzionaria”. È in questa chiave che bisogna leggere il secondo dopoguerra, e in particolare i decenni dal ‘40 al ’90.


È stata una  guerra che ha avuto varie denominazioni ed è stata combattuta in molti modi. Parte di questa guerra  è stata affidata  a formazioni combattenti clandestine costituite da corpi paramilitari o corpi misti composti da militari e civili, tutelati al più allo livello di segretezza e non tutti leciti. Per la nostra Costituzione (all’articolo 18, seconda parte) «Sono proibite le associazioni che perseguono, anche indirettamente, scopi politici mediante organizzazioni di carattere militare». Le  formazioni combattenti clandestine, al contrario, erano giustificate  per la lotta mondiale al comunismo.

 

Sostiene Mirco Dondi: “Il controllo dei sindacati e delle agitazioni sociali nel primo trentennio di vita repubblicana è il perno delle manovre politico-legali e sotterranee per il contenimento del Partilo comunista. Rispondono a questa logica le stragi siciliane del 1947 contro i lavoratori (a Portella della Ginestra il 1° maggio e a Partinico il 22 giugno) e l’uccisione di dieci  sindacalisti dal novembre 1946 al novembre 1947. È uno schema che assomiglia a quello della strategia della tensione per l’assenza di giustizia e per le coperture tornite ai mandanti . Alcuni dei nobili siciliani, ispiratori della strage di Portella della Ginestra, risultano coinvolti nella congiura golpista della Rosa dei venti nel 1973. “


Dello stesso tenore  sono le cose scritte dal giudice Tamburino, egli  ricorda i molti e vari  scritti, i documenti, le sentenze della magistratura, le confessioni, le ammissioni e le testimonianze dei diretti protagonisti,le opere di autori sia militari sia civili che confermano e dimostrano l’esistenza di una  «guerra preventiva» in Italia. La strategia  è stata lungamente condivisa dagli Stati maggiori italiani, è stata  imposta al nostro servizio segreto ed alcuni aspetti della guerra preventiva  sono stati persino resi pubblici.

 

Si fa riferimento alla strage di  Portella della Ginestra del il 1° maggio 1947, compiuta dalla banda di Salvatore Giuliano contro braccianti e lavoratori siciliani come la generatrice della «guerra preventiva» . Emerge come protagonista principale e per la prima volta il nome del palermitano Giovanni Francesco, detto Gianfranco, Alliata di Montereale, che vantava titoli di nobiltà principesca. L’Alliata in realtà per decenni è stato l’ esponente della massoneria più importante sino a sopravanzare Licio Gelli.

La ricerca del giudice Tamburino ripercorre la vicenda a ritroso dal 1974 dove emerge per la prima volta  la figura di Alliata nel processo «Rosa dei Venti». In seguito dopo la morte del principe, venuto  a conoscenza che erano stati versati all’Archivio storico della Camera documenti raccolti in un apposito Fondo il giudice ebbe modo di  consultare carte e documenti inaspettati.

La documentazione del Fondo rileva in particolare le ricorrenti e sistemiche «deviazioni» della massoneria e dei gruppi paramassonici e i loro collegamenti con realtà criminali, mafia e “ndrangheta”. L’Alliata si riconosceva in quella massoneria che considerava il comunismo il «mortale nemico» e che talune logge, facenti capo a Circoli  siciliani  e frequentate da diversi mafiosi e merge che la a figura di Alliata funge da collegamento per tentare una rilettura del tema dei mandanti della strage e della più volte affermata (ma non accertata da nessuna Sentenza e nemmeno negata da un accertamento giudiziale definitivo) sua complicità come mandante  di quel massacro che segna con un marchio a fuoco l’origine del  primo massacro della Repubblica, l’origine antica della strategia della tensione.


 

“ Piazza Fontana 12 dicembre 1969-12 dicembre 2022 – La Galassia nera dalla strage di Stato alla mappa del neofascismo oggi”

Dopo diversi mesi riprendiamo ad occupare la pagina principale del sito dell’ANPI provinciale di Brindisi (https://www.anpibrindisi.it/) e riprendiamo riportando l’importante iniziativa:

“ Piazza Fontana 12 dicembre 1969-12 dicembre 2022 – La Galassia nera dalla strage di Stato alla mappa del neofascismo oggi”

 

L’importante iniziativa si è svolta il 12 dicembre ed è stata promossa  dal comitato provinciale di ANPI Brindisi e dalla sezione cittadina “Vincenzo Gigante” della città capoluogo,  in occasione del 53° Anniversario della Strage di Piazza Fontana, nella sala Gino Strada di Palazzo Nervegna. La conferenza dibattito  ha trattato  della Galassia nera partendo dalla strage di Stato e dalla strategia della tensione degli anni ’60 e ’70 del ‘900 sino a giungere  alla mappa del neofascismo oggi”. Relatore principale è stato il dottor Giovanni Baldini della redazione di Patria Indipendente (periodico ANPI nazionale), ricercatore che ha prodotto uno studio, durato un anno, su neofascismi e web, con particolare riferimento a Telegram, evidenziando la presenza di decine di gruppi neonazisti e neofascisti in Italia particolarmente aggressivi e pericolosi. All’iniziativa, di importante valenza storica e attuale, hanno aderito Cgil, Arci e Libera e hanno dato il loro patrocinio il Comune di Brindisi, l’Osservatorio regionale sui neofascismi della Regione Puglia, sono intervenuti anche il sindaco di Brindisi, Riccardo Rossi, ad Antonella Morga, coordinatrice dell’Osservatorio regionale sui neofascismi.


 

 

 

 

Come ha poi riportato la segretaria e dello SPI CGIL nel congresso provinciale : Un’interessante indagine presentata la scorsa settimana da Giovanni Baldini giornalista di Patria Indipendente in una iniziativa organizzata dall’Anpi Provinciale, dimostra che fino al 2018, esistevano 4700 pagine su FB di gruppi neofascisti vicini a Casa Pound e Forza Nuova, poi chiuse da FB. Gruppi strutturati soprattutto nel centro e nel nord Italia. Meno organizzati certamente, ma non mancano anche qui da noi. In questi anni c’è stato il tentativo di sdoganarsi come partiti politici, ma anche se ufficialmente non ce l’hanno fatta, il loro supporto a personaggi politici c’è e continua ad esserci. Non sottovalutiamo i rischi per la nostra democrazia e dobbiamo essere consapevoli che l’educazione e la vicinanza ai ragazzi deve essere un nostro impegno, perché questi movimenti cercano di occupare gli spazi che noi lasciamo vuoti.

 

Dal sito nazionale di Patria indipendente  (https://www.patriaindipendente.it/persone-e-luoghi/inchieste/la-galassia-nera-su-telegram/ )

La Galassia Nera su Telegram

Gruppo di lavoro Patria su neofascismo e web

Un’inchiesta molto attesa sulla piattaforma che dai confini dell’universo social, rifugio e ultima spiaggia dei gruppi di estrema destra bannati da Facebook e Twitter, ora conta milioni di utenti. Diventando il luogo online dove, forti di un maggior anonimato, formazioni e movimenti lasciano emergere liberamente le più radicali pulsioni violente e razziste, antisemite ed eversive.

Dopo le indagini sull’estrema destra e sul neofascismo basate sulla mappatura della loro presenza su Facebook (dicembre 2016, maggio 2017 e aprile 2018), su Twitter (novembre 2019) e di quella, sempre su Twitter, sulla penetrazione in Italia del fenomeno QAnon (novembre 2020), approdiamo oggi a un’analoga analisi per Telegram.

Telegram è una piattaforma di messaggistica negli intenti simile a WhatsApp ma che si differenzia per molti versi e dà buone garanzie di anonimato. Inizialmente pensata anche come strumento di comunicazione per dissidenti in regimi autoritari è però divenuta rifugio dei gruppi dell’estremismo e dell’eversione che via via venivano espulsi dagli altri social media.

Questo fenomeno ha riguardato varie tipologie di gruppi, inclusi quelli del terrorismo jihadista, verso cui in effetti sono state prese varie misure e ogni giorno vengono espulsi da Telegram centinaia se non migliaia di propagandisti, canali e gruppi di tale matrice.

Eppure, nonostante l’uso internazionalmente ben documentato della piattaforma anche per propaganda fascista e nazista, molto meno impegno è stato profuso per limitarne i pericoli, pure quando si sono concretizzati in atti violenti. Ovvero manca del tutto o quasi un’attività di prevenzione paragonabile a quella che nel tempo hanno attivato altre piattaforme. Telegram ha raggiunto un bacino di utenza considerevole, avendo oramai consistentemente superato il mezzo miliardo di utenti attivi su base mensile. In Italia interessa quasi la metà del pubblico che naviga in internet.

Ci siamo quindi occupati di scoprire quanti e quali siano i canali e i gruppi italiani assimilabili all’estremismo di destra e al neofascismo. Come nelle indagini precedenti abbiamo cercato non solo di avvicinarci per quanto possibile alla completezza delle informazioni, ma soprattutto di determinare quali formazioni più di altre riescano a tessere relazioni efficaci dal punto di vista comunicativo, riescano cioè a essere influenti internamente al frastagliato mondo dell’estrema destra.

La mappa

Abbiamo censito e classificato circa 600 fra canali e gruppi, ritrovando sigle note come CasaPound Italia e Forza Nuova, ma anche incontrando gruppi minori nati recentemente e che hanno realizzato proprio su Telegram l’ecosistema comunicativo per loro più fruttuoso.

https://www.patriaindipendente.it/progetto-telegram/

 



A Francavilla Fontana intitolato un parco cittadino al partigiano Donato Della Porta il 9 dicembre 2021.

Francavilla Fontana (BR) ha  intitolato il 9 dicembre 2021 un parco all’eroe della Resistenza  Donato Della Porta “ il brindisino”, partigiano combattente nel bresciano (in Valle di Saviore).

Il Presidente nazionale dell’ ANPI, Gianfranco Pagliarulo, nella partecipata cerimonia di inaugurazione  in un passaggio delle sue conclusioni ha affermato :

“Donato fu uno di quei seminatori che fecero fiorire il cielo, e nel suo nome stesso si rivela il suo impagabile dono alle generazioni successive, a noi qui ed ora, che godiamo di quella libertà e democrazia di cui forse alle volte non percepiamo il pieno valore perché non abbiamo mai conosciuto la costrizione e la dittatura”

 

 

 

 

 

 

Il partigiano Donato Della Porta era nato in una famiglia contadina, tre sorelle e un fratello, e lui stesso impegnato a lavorare nei campi sin da piccolo. Un ragazzo che da contadino e poi soldato era diventato “partigiano sulle montagne” con convinzione, generosità, lealtà e coraggio.

Il comandante della 54ª Brigata Garibaldi, Antonino “Nino” Parisi, il primo ottobre 1945 da Edolo, in provincia di Brescia, aveva scritto al sindaco di Francavilla Fontana, Cesare Teofilato: Con sommo dispiacere e con ritardo perché prima non si era riusciti ad avere l’indirizzo del signor Della Porta Arcangelo abitante in via Dante Alighieri 39, padre di Della Porta Donato, appartenente alla 54ª Brigata Garibaldi fin dall’8 settembre 1943. Le comunico che il Donato è caduto gloriosamente il 9 dicembre 1944 in Valle di Saviore (Brescia) in combattimento contro forze nazifasciste. Le sarei grato volesse comunicare la dolorosa notizia ai famigliari e rendersi interprete del nostro cordoglio presso la stessa, assicurandola che il caduto è sempre presente nei nostri cuori di compagni di lotta”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La decisione  di intitolare un parco cittadino è stata presa il 2 agosto scorso durante un incontro – organizzato aderendo alla campagna dell’Anpi nazionale di intitolazione in tutta Italia di spazi pubblici a partigiane e partigiani, antifasciste e antifascisti, internati militari e deportati politici e a tutte e tutti i combattenti per la libertà – a Francavilla Fontana tra una delegazione della sezione ANPI della città e una dell’amministrazione comunale alla quale hanno partecipato il sindaco Antonello Denuzzo, l’assessore alla Cultura Maria Angelotti, il presidente del comitato provinciale dell’ ANPI, Donato Peccerillo e il presidente della sezione ANPI di Francavilla Fontana, Alessandro Rodia, accompagnato da una delegazione di iscritti.

Proprio ad Alessandro Rodia va riconosciuto l’impegno di una ricerca storica su “il brindisino”. È stato lui, parlando con i familiari (fondamentale è stato il contributo dei nipoti Calò e Della Porta e del medico Francesco D’Alema) e consultando archivi di Stato di Brindisi e Lecce, nonché l’archivio storico della Resistenza bresciana, a scrivere il prezioso volume “Sulle Ali della Memoria. L’eroe partigiano Donato Della Porta” pubblicato nel 2014 con il patrocinio morale di ANPI e del Municipio. In quelle pagine c’era già l’appello a intitolare una strada, una piazza, un qualsiasi spazio pubblico al giovane partigiano che, con audacia e altruismo, aveva combattuto per la libertà e contro il nazifascismo. Aveva già allora scritto Alessandro Rodia: “Oggi Francavilla, accogliendo un figlio martire nel grembo della propria memoria storica, può dedicare una strada a un combattente per la libertà”.

 

L’amministrazione comunale di Francavilla Fontana ha accolto con interesse ed entusiasmo la proposta.

In questo modo  l’eroe partigiano Donato Della Porta ha un suo parco a perenne memoria.




 

 

 

La campagna di intitolazione in tutta Italia di spazi pubblici alle combattenti e ai combattenti per libertà era stata lanciata a Roma il 2 giugno2021 dal Forum delle associazioni antifasciste e della Resistenza (Anpi, Aicvas, Aned, Anei, Anfim, Anpc, Anppia, Anrp, Fiap, Fivl). “Una grande iniziativa di memoria attiva – si legge nel comunicato de L’Italia è antifascista – che coinvolgerà, oltre alle amministrazioni comunali, anche gli studenti e le studentesse. Scopo della campagna è, infatti, non solo l’intitolazione degli spazi pubblici, ma anche la realizzazione di iniziative, in particolare nelle scuole, volte a far conoscere la storia di quelle combattenti e quei combattenti, il loro sacrificio per la libertà e la democrazia di cui godiamo oggi, la loro preziosa Resistenza al nazifascismo”.

a Francavilla Fontana la mostra di ANPI Brindisi e dell’Archivio di Stato Sovversivi 1900-1943

a Francavilla Fontana la mostra di ANPI Brindisi e dell’Archivio di Stato Sovversivi 1900-1943

 

 

 

 

 

 

 

20 ottobre 2021 : Inaugurata finalmente a Francavilla Fontana la mostra di ANPI Brindisi e dell’Archivio di Stato Sovversivi 1900-1943, con il patrocinio del Comune. Con il presidente della sezione ANPI di Francavilla, Alessandro Rodia, il sindaco Antonello Denuzzo, il direttore dell’Archivio di Stato, Corradino De Pascalis, il presidente del Comitato provinciale ANPI Brindisi, Donato Peccerillo e visite guidate di Elena Lenzi. Presente l’assessore alla Cultura, Maria Angelotti. Un lavoro bellissimo di ricerca e di memoria antifascista. Studenti, docenti, ricercatori, cittadini sono tutti invitati a visitarla. A Palazzo Imperiali la mostra sarà aperta sino ai primi mesi del 2022.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Martedì 12 ottobre si torna in piazza. Brindisi con Mimmo Lucano.

Martedì 12 ottobre si torna in piazza. Brindisi con Mimmo Lucano.

BRINDISI CON MIMMO LUCANO

L’UMANITA’ NON SI ARRESTA

UNA LUNGA MOBILITAZIONE

 

L’abnorme condanna dell’ex sindaco di Riace Mimmo Lucano è irricevibile. Associazioni, sindacati, forze politiche democratiche e cittadini, uniti in una grande e doverosa alleanza, sono sconvolti.

Giusta la vicinanza e la solidarietà concreta a Mimmo, un sindaco che, per sensibilità personale e dovere costituzionale, ha fatto dell’accoglienza e dell’inclusione il fulcro dell’attività amministrativa e che ha aiutato gli ultimi senza mai arricchirsi.

Confidiamo nei successivi gradi di giudizio, ma ribadiamo che tale assurda condanna, è nata da leggi che nulla hanno a che fare con la giustizia sociale e con lo spirito di accoglienza del popolo italiano e brindisino in particolare. La solidarietà sui social non basta!

Questa sentenza rappresenta un precedente allarmante e pericoloso per tutti coloro che in modalità istituzionale (ex Sprar oggi Sai) e volontaria, sono impegnati, tra mille ostacoli, a garantire solidarietà concreta ed accoglienza.

Nella difesa di Mimmo Lucano c’è anche la nostra volontà di impedire che si torni ad un passato insostenibile ed inumano.

Per questo motivo siete tutti invitati a partecipare ad un sit-in davanti al tribunale di Brindisi martedì 12 ottobre dalle ore 10 alle ore 11,30, così come si sono mobilitate decine di città in tutta Italia.

Il nostro impegno non si limiterà alla piazza, andrà nella periferia della città con proiezioni di film, documentari e dibattiti per far conoscere l’esemplare esperienza di Riace.

Brindisi è e sarà con Mimmo Lucano sempre, per l’umanità, per l’accoglienza, la solidarietà, l’inclusione .

 

 

 

 

 

10 ottobre ’21. Mai più fascismi. Il presidio davanti alla Cgil di Brindisi

10 ottobre ’21. Mai più fascismi. Il presidio davanti alla Cgil di Brindisi

Il presidio stamattina davanti alla Cgil di Brindisi con il segretario generale, Antonio Macchia, il sindaco, Riccardo Rossi, il presidente del Comitato provinciale ANPI Brindisi, Donato Peccerillo.

“Presidio davanti  tutte le sedi Cgil d’Italia. – l’ANPI di Brindisi c’è. Il  10 ottobre 2021 ci vediamo anche a Brindisi alle ore 10.-

Un inaudito assalto fascista alla democrazia. Questo sta accadendo a Roma. Nell’esprimere solidarietà alla CGIL, la cui sede nazionale è stata oggetto di aggressione e danni, ci appelliamo con forza al Ministro dell’Interno, al Governo affinché vengano immediatamente sciolte, senza se e senza ma, tutte le organizzazioni che si rifanno al fascismo che è, se ancora non fosse chiaro, un crimine! La Segreteria Nazionale “

 

 

 

Fascismo e omosessualità

Fascismo e Omosessualità

 

In occasione della manifestazione del Pride pugliese nella città di Brindisi si pubblicano alcune significative pagine su uno dei temi oggetto della manifestazione: Fascismo e Omosessualità.

Sull’argomento è interessante ricordare il lavoro pubblicato nel lontano anno 1986  nella rivista Babilonia “mensile di cultura e seduzione Gay” che faceva uscire tra aprile e maggio due articoli dedicati all’argomento. La cosa è stata possibile grazie alla documentazione nel fondo Mario Merico-ATTIKA contenuto nell’Archivio storico Benedetto Petrone custodito presso la sede ANPI di Brindisi.

Una premessa per affrontare il tema è necessaria: il regime fascista perseguitò gli omosessuali anche se il codice Rocco non conteneva alcuna norma contro l’omosessualità. Di conseguenza la repressione dell’omosessualità veniva affidata all’intervento della polizia che ne sottoponeva i casi alle  apposite e diverse Commissioni provinciali ciascuna  costituita dal prefetto, il questore, il comandante dei carabinieri, il capo della milizia fascista e il procuratore del re. La Commissione provinciale esaminava e comminava i provvedimenti repressivi relativi che andavano dalla diffida all’ammonizione sino al confino di polizia.  Furono circa 20.000 le misure di ammonizione nei riguardi di omosessuali. A molti omosessuali fu imposta la pena del confino quasi sempre in isole italiane ed in particolare presso le Tremiti.

Di seguito si pubblica stralci significativi dei due numeri 35 e 36 della rivista Babilonia scritti da Giovanni Dall’Orto, il primo articolo con il titolo era “Per il bene della razza al confino il pederasta” e l’altro apparso nel numero seguente titolava: “credere, obbedire, non «battere»”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’incipit per i due articoli di Babilonia era: Per la prima volta riportati alla luce i documenti sulla persecuzione degli omosessuali durante il fascismo. Per iniziativa dell’Arci-gay importanti testimonianze umane e storiche, finora inedite, vengono messe a disposizione di tutti.

L’autore in precedenza aveva lamentato la mancanza di qualsiasi studio sulla repressione degli omosessuali durante il Ventennio. Infine avendo in passato l’Associazione Nazionale Perseguitati Politici Antifascisti (ANPPIA) svolto un’impressionante opera di ricerca e catalogazione di confinati, aveva messo lo schedario  a disposizione del Dall’Orto e gli aveva consentito di individuare 82 fascicoli di omosessuali.


Di seguito si pubblicano stralci dei due articoli:

“Va innanzi tutto detto che gli 82 fascicoli che gli studiosi possono consultare rappresentano solo una minima parte del materiale conservato presso l’Archivio. (…) dispersa fra le oltre 20.000 pratiche di «ammonizione» (comminata agli omosessuali con maggiore frequenza del confino), su cui nessuno ha ancora fatto un lavoro di ricerca(…).

“tutti i processi esaminati risalgono agli anni 1938-1939, quando gli omosessuali furono classificati come «detenuti politici», per effetto delle nuove leggi sulla «difesa della razza» che il fascismo aveva promulgato scimmiottando quelle tedesche. Viceversa, i fascicoli precedenti al 1936 sono classificati fra quelli per reati comuni, e non sono consultabili prima di 70 anni dalla sentenza.”

“Ciò rende sufficientemente completo il quadro dell’Italia «diversa» del periodo fascista. C’è veramente di tutto: il contadino e il sacerdote, l’analfabeta e il funzionario, il pedofilo e il prostituto, il meridionale e il settentrionale, il travestito e la «velata». Complessivamente, credo che il campione a mia disposizione fosse veramente molto ricco ed articolato, tale da fornire un’immagine che posso definire «completa».”

 

“Quello che il confino puniva (…) non erano (…) azioni delittuose (come potrebbero essere le attività mafiose, per cui era comminato il confino «comune») ma la semplice presunzione della «diversità». Lo si nota ad esempio nel caso di Barbaro M., che viene condannato l’8 maggio 1939 a ben 5 anni di confino perché in paese (in provincia di Catania) «si dice» che sia omosessuale, in quanto «veste in modo effeminato» e frequenta cattive compagnie. Nessun atto preciso può essergli contestato: prove della sua «colpevolezza» sono solo la vox populi, e un discutibile esame (…) compiuto da un medico che sentenzia «dedito alla pederastia passiva»!?).”

 

“La vita al confino era difficile. Il regolamento delle Tremiti imponeva di “darsi a stabile lavoro”, ma che lavoro si trovava nelle boscose isole che contavano “ben” 400 abitanti in tutto? Nel 1940 lo stato passava 4 lire al giorno ad ogni confinato, ma un chilo di fagioli costava 5 lire, ed un chilo di pane ne costava 2,40. Il sogno di tutti i confinati era perciò quello di essere trasferiti in un comune di terraferma, dove esistesse qualche opportunità di lavoro.
Quasi nessuno ci riuscì.”


 

Emblematica è la relazione del Questore di Catania autore sin dal 1939 una rabbiosa campagna contro i «pederasti» e che spedì al confino in un sol colpo 20 omosessuali di Catania, e 9 di Paternò, giungendo a dichiarare persone «pericolosissime per l’ordine sociale» persino ragazzi di 18-19 anni. Di seguito si riporta la relazione del Questore di Catania:

«La piaga della pederastia in questo capoluogo tende ad aggravarsi e generalizzarsi perché giovani finora insospettati ora risultano presi da tale forma di degenerazione sia passiva che attiva, che molto spesso provoca anche mali venerei. In passato molto raramente si notava che un pederasta frequentasse caffè e sale da ballo o andasse in giro per le vie più affollate; più raro ancora che lo accompagnassero pubblicamente giovani amanti od avventori. Il pederasta ed il suo ammiratore preferivano allora le vie solitarie per sottrarsi ai frizzi ed ai commenti salaci; erano in ogni caso generalmente disprezzati, non solo dai più timidi, ma anche da quelli che passavano per audaci o senza scrupoli, ma che in fondo erano di sana moralità. Oggi si nota che anche molte spontanee e naturali repugnanze sono superate e si
deve constatare che vari caffè, sale da ballo, ritrovi (balneari e di montagna, secondo le epoche) accolgono molti di tali ammalati, e che giovani di tutte le classi sociali ricercano pubblicamente la loro compagnia e preferiscono i loro amori snervandosi ed abbrutendosi.

Questo dilagare di degenerazione in questa città ha richiamato l’attenzione della locale Questura che è intervenuta per stroncare o, per lo meno, arginare tale grave aberrazione sessuale che offende la morale e che è esiziale alla sanità ed al miglioramento della razza, ma purtroppo i mezzi adoperati si sono dimostrati insufficienti.
I fermi per misure, le visite sanitarie, la maggiore sorveglianza esercitata negli esercizi pubblici e nelle pubbliche vie, non rispondono più alla bisogna. Perché infatti i pederasti fatti più cauti per eludere la vigilanza della Pubblica Sicurezza ricorrono ad una infinità di ripieghi.

I più abbienti mettono su quartini mobiliati con gusto civettuolo ed invitante, i più poveri per spirito di emulazione e per non essere da meno, ricorrono ai più disparati espedienti, non escluso il furto, per procurarsi i mezzi e mettere anch’essi su una casa ospitale. Tutti poi, per vanità, per piccole gelosie, menano vanto delle conquiste fatte, che tendono a mantenere a prezzo di qualsiasi sacrificio.

I giovani per altro – quando non espressamente invitati – sono sospinti in quelle case, alcuni dalla curiosità, altri dall’insidioso desiderio di fumarvi gratuitamente una sigaretta, e tutti, dopo avere visto, hanno voluto poi provare, sicché vi sono sempre ritornati.
E tale presa di contatto, anche quando non sfugge alla polizia, non può in ogni caso essere impedita, pur prevedendosene gli sviluppi e le ultime conseguenze.
Ritengo, pertanto, indispensabile nell’interesse del buon costume e della sanità della razza, intervenire – con provvedimenti più energici – perché il male venga aggredito e cauterizzato nei suoi focolai. A ciò soccorre, nel silenzio della legge, il provvedimento del Confino di Polizia, da adottarsi nei confronti dei più ostinati, fra cui segnalo….»




 




 

 

 

 

In altri casi si riscontrano tratti comici sen addirittura boccacceschi come nel caso  del gestore di una trattoria in Eritrea che intratteneva relazioni con un indigeno, di seguito il verbale di uno dei carabinieri:

 

“Una sera del dicembre 1937, mentre rivestivo il grado di zaptié, fui comandato verso le 21, assieme al carabiniere C
Ignazio, di appiattamelo all’abitazione di un nazionale di nome Otello, per verificare se col connazionale medesimo andava a passare la notte un ragazzo indigeno, certo Abraha G. La stanza da letto del nazionale aveva due porte. A guardia di una si mise il carabiniere, e a guardia dell’altra mi misi io. (…).Verso le quattro o quattro e mezzo il comandante la stazione si diresse alla porta alla quale vigilava il carabiniere e bussò ripetutamente. L’Otello domandò spaventato che cosa c’era e quando gli fu risposto “Carabiniere” disse di attendere un momento che avrebbe acceso la candela. Egli invece, al buio, venne ad aprire la porta chiusa a chiave, alla quale ero io di sorveglianza, per fare uscire l’Abraha, che io fermai puntandogli la pistola. L’Abraha aveva indosso solo una maglietta corta e mi disse che voleva uscire per orinare (…). Sapevo da tempo che tra l’Otello e l’Abraha correvano rapporti di pederastia e ciò era notorio sia ai nazionali che agli eritrei. L’Abraha vestiva bene e non faceva niente. Quando si allontanava da Adi Quala, l’Otello andava a cercarlo, e mi risulta che una volta andò fino ad Adi Caiek per farlo ritornare in sua compagnia. A quei tempi, poi, la popolazione eritrea cantava canzoni di scherno all’indirizzo dei due immorali. Uno diceva così: Chilè sciucòr uodì  fitaurari mehacor, che in italiano vuol dire: “un chilo di zucchero, figlio di fitaurari vende il culo”.

 

Giovanni Dall’Orto di seguito sostiene che dalla sua indagine emergevano due Italie sul doppio binario:

“L’immagine che viene emergendo dai documenti è quella di una Italia “diversa” che procede su un doppio binario. Se da un lato troviamo, nelle grandi città, una sottocultura strutturata con i “suoi” luoghi canonici di incontro (bar, sale da ballo, gabinetti pubblici, parchi) dall’altro emerge la grande massa degli omosessuali che vive in piccoli centri (non dimentichiamo che l’urbanizzazione di massa in Italia risale al dopoguerra) e che si arrangia seguendo altri schemi culturali e di comportamento.”

L’autore negli articoli distingue L’omosessualità rurale e l’omosessualità mediterranea, che definisce e racconta in modo articolato.

Infine a dimostrazione che anche sull’omosessualità passava una linea di distinzione che il regime adottava tra ricchi e meno abbienti, viene  raccontato il caso de Il professore Ottone Rosai, pittore protetto dal regime:

 

 

 


“Sulla base delle dichiarazioni dell’U. è risultato che il nominato M. Alberto ed il pittore Rosai Ottone sono anch’essi pederasti. Alle contestazioni che sono state loro mosse si sono mantenuti reticenti, ma i particolari emersi non possono lasciare dubbi di sorta:l\’U, ha precisato al riguardo che il M. ha avuto più volte rapporti contro natura con lui e con il nominato S.  nella stessa sua abitazione nonché altrove, e che il pittore Rosai dopo averlo visto appena una volta alle Cascine, aveva voluto assumerlo come modello, e da allora durante 5 06 mesi fino a poco tempo fa, si era mantenuto con lui in continua intimità abnorme”.

“Rosai ebbe una punizione decisamente mite: la diffida, che era il passo precedente l’ammonizione, e non comportava alcuna restrizione della libertà personale.”


Si allegano i PDF della rivista Babilonia n. 35 e 36 del 1986.

omo-fascismo-prima-parte omosessuali-al-confino-fascista-seconda-parte