APPELLO DELL’ANPI PER UNO STRAORDINARIO 25 APRILE 2024

VIVA LA REPUBBLICA ANTIFASCISTA


Appello dell’ANPI per uno straordinario 25 aprile

La data del 25 aprile è simbolo dell’Italia libera e liberata, dopo venti mesi di Resistenza e uno straordinario tributo di sangue e di dolore. Fine dell’occupazione tedesca. Fine del fascismo. Fine del conflitto. Si abbatteva lo Stato fascista, ma anche il vecchio Stato liberale, e si avviava la costruzione di un nuovo Stato e di una nuova società. Il 2 giugno del 1946 il popolo sceglieva la Repubblica e con la Costituzione del 1948 nasceva l’Italia democratica che si fonda sul lavoro e che ripudia la guerra.

  • Oggi tutto è in pericolo. C’è un governo che comprende una destra estrema che ha le sue radici nel ventennio fascista e nelle sue nostalgie, che per questo intende cambiare la Costituzione. Con un uomo solo (o una donna sola) al comando – il cosiddetto “premierato” – ed un Paese frantumato in tante regioni in competizione fra di loro, con diritti diversi dei cittadini – l’autonomia differenziata delle regioni -. Una destra estrema che in vari modi tende a reprimere qualsiasi dissenso, qualsiasi protesta. Una destra estrema aggressiva, vendicativa e rivendicativa.
  • Tutto è in pericolo perché ci sono milioni di poveri, dilaga il lavoro precario, con un governo che taglia la sanità e la scuola pubblica, con l’intera Europa che rischia la recessione economica. C’è una grande solitudine sociale, il futuro viene visto come una minaccia.
  • ·Tutto è in pericolo perché c’è la guerra, e se ne parla spesso in modo irresponsabile, come se fosse una dura necessità o, peggio, una nuova e accettabile normalità. Mentre il mondo intero si riarma come prima dei due conflitti mondiali, si dichiara possibile una guerra convenzionale ad alta intensità in Europa. Siamo alla follia. Ha ragione il Presidente Mattarella quando sottolinea che il compito del nostro Paese è “costruire ponti di dialogo, di collaborazione con le altre nazioni, nel rispetto di ciascun popolo”.

È urgente un 25 aprile 2024 di liberazione dalla guerra. Cessate il fuoco ovunque. Diciamolo: va lanciato un allarme. Sono in discussione democrazia, libertà, uguaglianza, lavoro, solidarietà, pace, cioè la repubblica democratica fondata sulla Costituzione e nata dalla Resistenza. Questo 25 aprile non può essere come gli altri. Dev’essere il giorno in cui si ritrova nelle piazze di tutte le città, a cominciare da Milano, l’Italia antifascista e democratica, le famiglie, le donne, i giovani, il nostro grande popolo illuso e deluso, a cui va restituita una speranza vera di futuro, fatta di un buon lavoro, di una retribuzione sufficiente per una vita libera e dignitosa, di una pace stabile e duratura. Costruiamolo insieme questo 25 aprile, costruiamolo come un appuntamento straordinario a cui non si può mancare, come una insormontabile e pacifica barriera contro qualsiasi attacco alla democrazia e alle libertà. Costruiamolo insieme sventolando le bandiere del Paese migliore, la bandiera della Costituzione antifascista, la bandiera dell’Italia fondata sul lavoro e che ripudia la guerra, la bandiera di coloro dal cui sacrificio sorsero i semi di una nuova Italia.

FACCIAMO DI QUESTO 25 APRILE UNA GIORNATA INDIMENTICABILE. INSIEME.

 

“ Piazza Fontana 12 dicembre 1969-12 dicembre 2022 – La Galassia nera dalla strage di Stato alla mappa del neofascismo oggi”

Dopo diversi mesi riprendiamo ad occupare la pagina principale del sito dell’ANPI provinciale di Brindisi (https://www.anpibrindisi.it/) e riprendiamo riportando l’importante iniziativa:

“ Piazza Fontana 12 dicembre 1969-12 dicembre 2022 – La Galassia nera dalla strage di Stato alla mappa del neofascismo oggi”

 

L’importante iniziativa si è svolta il 12 dicembre ed è stata promossa  dal comitato provinciale di ANPI Brindisi e dalla sezione cittadina “Vincenzo Gigante” della città capoluogo,  in occasione del 53° Anniversario della Strage di Piazza Fontana, nella sala Gino Strada di Palazzo Nervegna. La conferenza dibattito  ha trattato  della Galassia nera partendo dalla strage di Stato e dalla strategia della tensione degli anni ’60 e ’70 del ‘900 sino a giungere  alla mappa del neofascismo oggi”. Relatore principale è stato il dottor Giovanni Baldini della redazione di Patria Indipendente (periodico ANPI nazionale), ricercatore che ha prodotto uno studio, durato un anno, su neofascismi e web, con particolare riferimento a Telegram, evidenziando la presenza di decine di gruppi neonazisti e neofascisti in Italia particolarmente aggressivi e pericolosi. All’iniziativa, di importante valenza storica e attuale, hanno aderito Cgil, Arci e Libera e hanno dato il loro patrocinio il Comune di Brindisi, l’Osservatorio regionale sui neofascismi della Regione Puglia, sono intervenuti anche il sindaco di Brindisi, Riccardo Rossi, ad Antonella Morga, coordinatrice dell’Osservatorio regionale sui neofascismi.


 

 

 

 

Come ha poi riportato la segretaria e dello SPI CGIL nel congresso provinciale : Un’interessante indagine presentata la scorsa settimana da Giovanni Baldini giornalista di Patria Indipendente in una iniziativa organizzata dall’Anpi Provinciale, dimostra che fino al 2018, esistevano 4700 pagine su FB di gruppi neofascisti vicini a Casa Pound e Forza Nuova, poi chiuse da FB. Gruppi strutturati soprattutto nel centro e nel nord Italia. Meno organizzati certamente, ma non mancano anche qui da noi. In questi anni c’è stato il tentativo di sdoganarsi come partiti politici, ma anche se ufficialmente non ce l’hanno fatta, il loro supporto a personaggi politici c’è e continua ad esserci. Non sottovalutiamo i rischi per la nostra democrazia e dobbiamo essere consapevoli che l’educazione e la vicinanza ai ragazzi deve essere un nostro impegno, perché questi movimenti cercano di occupare gli spazi che noi lasciamo vuoti.

 

Dal sito nazionale di Patria indipendente  (https://www.patriaindipendente.it/persone-e-luoghi/inchieste/la-galassia-nera-su-telegram/ )

La Galassia Nera su Telegram

Gruppo di lavoro Patria su neofascismo e web

Un’inchiesta molto attesa sulla piattaforma che dai confini dell’universo social, rifugio e ultima spiaggia dei gruppi di estrema destra bannati da Facebook e Twitter, ora conta milioni di utenti. Diventando il luogo online dove, forti di un maggior anonimato, formazioni e movimenti lasciano emergere liberamente le più radicali pulsioni violente e razziste, antisemite ed eversive.

Dopo le indagini sull’estrema destra e sul neofascismo basate sulla mappatura della loro presenza su Facebook (dicembre 2016, maggio 2017 e aprile 2018), su Twitter (novembre 2019) e di quella, sempre su Twitter, sulla penetrazione in Italia del fenomeno QAnon (novembre 2020), approdiamo oggi a un’analoga analisi per Telegram.

Telegram è una piattaforma di messaggistica negli intenti simile a WhatsApp ma che si differenzia per molti versi e dà buone garanzie di anonimato. Inizialmente pensata anche come strumento di comunicazione per dissidenti in regimi autoritari è però divenuta rifugio dei gruppi dell’estremismo e dell’eversione che via via venivano espulsi dagli altri social media.

Questo fenomeno ha riguardato varie tipologie di gruppi, inclusi quelli del terrorismo jihadista, verso cui in effetti sono state prese varie misure e ogni giorno vengono espulsi da Telegram centinaia se non migliaia di propagandisti, canali e gruppi di tale matrice.

Eppure, nonostante l’uso internazionalmente ben documentato della piattaforma anche per propaganda fascista e nazista, molto meno impegno è stato profuso per limitarne i pericoli, pure quando si sono concretizzati in atti violenti. Ovvero manca del tutto o quasi un’attività di prevenzione paragonabile a quella che nel tempo hanno attivato altre piattaforme. Telegram ha raggiunto un bacino di utenza considerevole, avendo oramai consistentemente superato il mezzo miliardo di utenti attivi su base mensile. In Italia interessa quasi la metà del pubblico che naviga in internet.

Ci siamo quindi occupati di scoprire quanti e quali siano i canali e i gruppi italiani assimilabili all’estremismo di destra e al neofascismo. Come nelle indagini precedenti abbiamo cercato non solo di avvicinarci per quanto possibile alla completezza delle informazioni, ma soprattutto di determinare quali formazioni più di altre riescano a tessere relazioni efficaci dal punto di vista comunicativo, riescano cioè a essere influenti internamente al frastagliato mondo dell’estrema destra.

La mappa

Abbiamo censito e classificato circa 600 fra canali e gruppi, ritrovando sigle note come CasaPound Italia e Forza Nuova, ma anche incontrando gruppi minori nati recentemente e che hanno realizzato proprio su Telegram l’ecosistema comunicativo per loro più fruttuoso.

https://www.patriaindipendente.it/progetto-telegram/

 



A Francavilla Fontana intitolato un parco cittadino al partigiano Donato Della Porta il 9 dicembre 2021.

Francavilla Fontana (BR) ha  intitolato il 9 dicembre 2021 un parco all’eroe della Resistenza  Donato Della Porta “ il brindisino”, partigiano combattente nel bresciano (in Valle di Saviore).

Il Presidente nazionale dell’ ANPI, Gianfranco Pagliarulo, nella partecipata cerimonia di inaugurazione  in un passaggio delle sue conclusioni ha affermato :

“Donato fu uno di quei seminatori che fecero fiorire il cielo, e nel suo nome stesso si rivela il suo impagabile dono alle generazioni successive, a noi qui ed ora, che godiamo di quella libertà e democrazia di cui forse alle volte non percepiamo il pieno valore perché non abbiamo mai conosciuto la costrizione e la dittatura”

 

 

 

 

 

 

Il partigiano Donato Della Porta era nato in una famiglia contadina, tre sorelle e un fratello, e lui stesso impegnato a lavorare nei campi sin da piccolo. Un ragazzo che da contadino e poi soldato era diventato “partigiano sulle montagne” con convinzione, generosità, lealtà e coraggio.

Il comandante della 54ª Brigata Garibaldi, Antonino “Nino” Parisi, il primo ottobre 1945 da Edolo, in provincia di Brescia, aveva scritto al sindaco di Francavilla Fontana, Cesare Teofilato: Con sommo dispiacere e con ritardo perché prima non si era riusciti ad avere l’indirizzo del signor Della Porta Arcangelo abitante in via Dante Alighieri 39, padre di Della Porta Donato, appartenente alla 54ª Brigata Garibaldi fin dall’8 settembre 1943. Le comunico che il Donato è caduto gloriosamente il 9 dicembre 1944 in Valle di Saviore (Brescia) in combattimento contro forze nazifasciste. Le sarei grato volesse comunicare la dolorosa notizia ai famigliari e rendersi interprete del nostro cordoglio presso la stessa, assicurandola che il caduto è sempre presente nei nostri cuori di compagni di lotta”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La decisione  di intitolare un parco cittadino è stata presa il 2 agosto scorso durante un incontro – organizzato aderendo alla campagna dell’Anpi nazionale di intitolazione in tutta Italia di spazi pubblici a partigiane e partigiani, antifasciste e antifascisti, internati militari e deportati politici e a tutte e tutti i combattenti per la libertà – a Francavilla Fontana tra una delegazione della sezione ANPI della città e una dell’amministrazione comunale alla quale hanno partecipato il sindaco Antonello Denuzzo, l’assessore alla Cultura Maria Angelotti, il presidente del comitato provinciale dell’ ANPI, Donato Peccerillo e il presidente della sezione ANPI di Francavilla Fontana, Alessandro Rodia, accompagnato da una delegazione di iscritti.

Proprio ad Alessandro Rodia va riconosciuto l’impegno di una ricerca storica su “il brindisino”. È stato lui, parlando con i familiari (fondamentale è stato il contributo dei nipoti Calò e Della Porta e del medico Francesco D’Alema) e consultando archivi di Stato di Brindisi e Lecce, nonché l’archivio storico della Resistenza bresciana, a scrivere il prezioso volume “Sulle Ali della Memoria. L’eroe partigiano Donato Della Porta” pubblicato nel 2014 con il patrocinio morale di ANPI e del Municipio. In quelle pagine c’era già l’appello a intitolare una strada, una piazza, un qualsiasi spazio pubblico al giovane partigiano che, con audacia e altruismo, aveva combattuto per la libertà e contro il nazifascismo. Aveva già allora scritto Alessandro Rodia: “Oggi Francavilla, accogliendo un figlio martire nel grembo della propria memoria storica, può dedicare una strada a un combattente per la libertà”.

 

L’amministrazione comunale di Francavilla Fontana ha accolto con interesse ed entusiasmo la proposta.

In questo modo  l’eroe partigiano Donato Della Porta ha un suo parco a perenne memoria.




 

 

 

La campagna di intitolazione in tutta Italia di spazi pubblici alle combattenti e ai combattenti per libertà era stata lanciata a Roma il 2 giugno2021 dal Forum delle associazioni antifasciste e della Resistenza (Anpi, Aicvas, Aned, Anei, Anfim, Anpc, Anppia, Anrp, Fiap, Fivl). “Una grande iniziativa di memoria attiva – si legge nel comunicato de L’Italia è antifascista – che coinvolgerà, oltre alle amministrazioni comunali, anche gli studenti e le studentesse. Scopo della campagna è, infatti, non solo l’intitolazione degli spazi pubblici, ma anche la realizzazione di iniziative, in particolare nelle scuole, volte a far conoscere la storia di quelle combattenti e quei combattenti, il loro sacrificio per la libertà e la democrazia di cui godiamo oggi, la loro preziosa Resistenza al nazifascismo”.

10 ottobre ’21. Mai più fascismi. Il presidio davanti alla Cgil di Brindisi

10 ottobre ’21. Mai più fascismi. Il presidio davanti alla Cgil di Brindisi

Il presidio stamattina davanti alla Cgil di Brindisi con il segretario generale, Antonio Macchia, il sindaco, Riccardo Rossi, il presidente del Comitato provinciale ANPI Brindisi, Donato Peccerillo.

“Presidio davanti  tutte le sedi Cgil d’Italia. – l’ANPI di Brindisi c’è. Il  10 ottobre 2021 ci vediamo anche a Brindisi alle ore 10.-

Un inaudito assalto fascista alla democrazia. Questo sta accadendo a Roma. Nell’esprimere solidarietà alla CGIL, la cui sede nazionale è stata oggetto di aggressione e danni, ci appelliamo con forza al Ministro dell’Interno, al Governo affinché vengano immediatamente sciolte, senza se e senza ma, tutte le organizzazioni che si rifanno al fascismo che è, se ancora non fosse chiaro, un crimine! La Segreteria Nazionale “

 

 

 

Questo 25 aprile 2020

Questo 25 aprile

Più di ieri abbiamo bisogno di resistere, di giustizia sociale e di libertà.

Il 25 aprile è la  Festa della Liberazione, la festa nazionale di tutti. È il ricordo della Resistenza, dei caduti per la libertà e di tutti coloro che si sacrificarono

Il ricordo e i necessari festeggiamenti per l’importante  anniversario per i 75 anni trascorsi dalla riconquistata Libertà si devono confrontare con il difficile momento che l’Italia sta attraversando: l’emergenza del Coronavirus, che impone la necessità di ritrovare la solidarietà per la sofferenza dei malati, i morti. Solidarietà che deve andare ai medici e agli infermieri sono in prima linea nel combattere l’epidemia e salvare vite umane. Quelle donne e quegli uomini appartengono alla sanità pubblica a cui vengono sottratte risorse da anni. Attenzione solidale deve essere posta alla crisi sociale innescata dall’emergenza sanitaria che sta mostrando i suoi primi effetti con l’aumento delle povertà di molte persone.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Se il 25 aprile è memoria di Liberazione, che va giustamente ricordata e onorata pur in questa fase di emergenza, rispettosi di tutte le misure di contenimento adottate, non possiamo che interrogarci sul futuro una volta rallentata la prima fase dell’epidemia. Nulla sarà automatico e scontato, bisognerà combattere le disuguaglianze e la povertà che si stanno già generando, bisognerà costruire condizioni di vita e di lavoro con un approccio nuovo e solidale perché nulla sarà più come prima  dopo il coronavirus.

Nello spirito del 25 aprile e della Liberazione di 75 anni fa, nella fase nuova che ci attende, bisogna affermare con forza che niente deve essere più come prima.Noi siamo per un’Italia  libera, uguale e solidale, contro ogni forma di odio, di fascismo e di razzismo. Questo per continuare il sogno di libertà per cui si sacrificarono, alcuni sino con la vita, tante donne e tanti uomini nel periodo fascista e nella Resistenza.

 

 

 

 

 

 

 

Il sindaco  di Brindisi Riccardo Rossi: “25 APRILE 2020 FESTA DELLA LIBERAZIONE –Non possiamo essere tutti insieme in strada per festeggiare questa giornata importante della nostra storia, da cui abbiamo ancora tanto da imparare. Ho sentito l’assenza di ognuno di voi ma anche il bisogno di esserci per la nostra comunità, insieme al presidente del consiglio comunale Giuseppe Cellie, a Tea Sisto e Donato Peccerillo in rappresentanza dell’ANPI e di Libera Brindisi contro le mafie. Abbiamo deposto una corona di fiori davanti alla lapide in memoria del nostro concittadino “operaio organizzatore partigiano” Antonio Vincenzo Gigante, e un mazzo di fiori per i finanzieri Antonio Sottile ed Alberto De Falco vittime del contrabbando.”

Questa sarà la forza dell’ANPI. Con questo animo, canteremo ancora una volta Bella Ciao, ovunque, anche a Brindisi e in tutta la provincia, sia per festeggiare una data guardando alla memoria dei nostri Partigiani e della Resistenza, sia per affrontare con forza, decisione e impegno un futuro di pace, di democrazia, di giustizia sociale, di libertà.


ANPI, ARCI, CGIL e Legambiente alle Istituzioni europee: “Si avvii in Siria una forte e decisa azione diplomatica”

ANPI, ARCI, CGIL e Legambiente alle Istituzioni europee: “Si avvii in Siria una forte e decisa azione diplomatica”

Il testo dell’appello lanciato a seguito della grave situazione creatasi al confine tra Turchia e Siria

Alla Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen
All’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell
Al Presidente del Parlamento Europeo, David Sassoli
Al Presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte
Al Ministro degli Affari Esteri, Luigi Di Maio
Alla Presidente del Senato della Repubblica, Maria Elisabetta Alberti Casellati
Al Presidente della Camera dei Deputati, Roberto Fico

Viviamo con angoscia queste ore nelle quali si sta minacciosamente aggravando la situazione al confine tra Turchia e Siria, una regione già funestata da una guerra cruenta di molti anni che ha prodotto innumerevoli vittime, soprattutto tra i civili.
A seguito delle improvvide dichiarazioni del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump – che annunciavano il ritiro delle truppe americane dai quei territori, anche se oggi smentite – il Presidente della Turchia Recep Tayyip Erdoğan ha dato avvio ai bombardamenti e all’avanzata dell’esercito nelle zone storicamente abitate dalle popolazioni curde, con le quali lo Stato Turco ha ormai da diversi decenni un rapporto più che conflittuale.
L’esercito formato interamente da donne e uomini di etnia curda è stato negli ultimi anni alleato delle forze occidentali e protagonista nel respingimento dell’avanzata dell’Isis, per la cui causa ha pagato un ingente prezzo di sangue.
La convivenza tra la popolazione turca e curda in queste regioni è stata storicamente possibile e potrà esserlo ancora solo se lo Stato Turco accetti di sedersi a un tavolo di trattative con i rappresentanti curdi, con pari dignità, per trovare un accordo sul riconoscimento e indipendenza dei loro territori.
La comunità internazionale, l’Europa, l’Italia, hanno ancora fresco un debito di riconoscenza nei confronti delle donne e degli uomini curdi che si sono battuti fino alla morte per fermare il comune nemico Daesh e salvaguardare la sicurezza e serenità dell’Europa e del nostro Paese, di noi tutti.
Chiediamo che si avvii immediatamente una forte e decisa azione diplomatica perché:
• cessino immediatamente le ostilità e si fermino le manovre di invasione del territorio curdo;
• si dia mandato senza esitazioni a una delegazione internazionale che garantisca in loco la fine delle ostilità, il rispetto dei confini, il diritto internazionale;
• si provveda all’invio di soccorsi per eventuali feriti;
• si apra una sessione di discussione dedicata, tanto nel Parlamento europeo quanto in quello italiano;
• si chieda che il caso sia messo con urgenza all’ordine del giorno del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

ANPI ARCI CGIL LEGAMBIENTE


 

 

 

 

 

 

Fermiamo la guerra in Siria, fermiamo le guerre in Medio Oriente, costruiamo la pace!

30 Ottobre 2019

Un ampio documento unitario voluto da Anpi, Arci, Cgil, Legambiente, Rete della Pace, Udu e altre associazioni per fermare l’aggressione ai curdi

L’allontanamento dal territorio siriano da parte delle forze armate americane, l’annunciata aggressione turca nei confronti del popolo curdo residente nel territorio della Siria del nord est, il successivo intervento russo al fine di comporre il conflitto accettando nella sostanza le pretese territoriali della Turchia confermano l’abbandono della popolazione curda al suo destino e la cacciata dei residenti dalla cosiddetta fascia di sicurezza. Ma mettono in luce anche l’inerzia e l’incapacità di svolgere un efficace ruolo di mediazione sia da parte dell’Onu che da parte della Ue.

Il mondo, e l’Europa in particolare, che avrebbe dovuto sostenere con tutte le proprie risorse, l’esperienza di integrazione e di convivenza tra le comunità etniche e religiose in corso nel Nord/Est della Siria, riconoscendo il sacrificio e la resistenza del popolo siriano e della sua milizia curda Ypg (Unità di protezione popolare), di cui una importante componente costituita da donne combattenti che si sono distinte per coraggio ed abnegazione, pagando un altissimo prezzo di vite umane, e riuscendo a sconfiggere l’Isis, hanno invece tradito questa esperienza, rendendosi complici di una nuova violazione della sovranità siriana, della ripresa della guerra e provocando l’alto rischio di un ritorno dei miliziani dell’Isis alle loro attività belliche e terroristiche.

La guerra continua ad essere l’unico strumento di composizione dei conflitti in Medio Oriente, dove si intrecciano laceranti contraddizioni mai sopite: la questione nazionale dei curdi, la legittima aspirazione ad uno Stato e un territorio per i palestinesi, la salvaguardia dell’esistenza dello Stato d’Israele, la lotta per l’egemonia regionale che si avvantaggia della perenne rivalità fra sciiti e sunniti, il perdurare del conflitto in Yemen e la repressione violenta delle mobilitazioni popolari in Iraq e Libano che rischiano di degenerare e riaccendere nuovi focolari, la frammentazione della Libia, il contrasto fra regimi laici e regimi confessionali (tutte le petromonarchie sono a carattere teocratico), la questione economica per le ricchezze petrolifere in gran parte di quei territori, gli interessi economici e strategici delle grandi potenze, il ruolo devastante che ha avuto e può avere l’Isis in Medio Oriente oltre che in Europa, in un quadro aggravato dagli interventi militari trascorsi in Iraq, in Libia, ed oggi nella stessa Siria che hanno comportato conseguenze catastrofiche per la stabilità dell’intera regione.

Davanti a questo scenario così complesso e drammatico l’unica via d’uscita è l’applicazione del diritto internazionale, multilateralismo per l’azione di mediazione e di risoluzione nonviolenta dei conflitti armati, mettendo al bando la guerra e le armi nucleari.

Noi, uomini e donne, cittadini e cittadine europee, migranti, rifugiati e richiedenti asilo, sentiamo il dovere di agire, di mobilitarci, di far sentire le nostre voci e le nostre ragioni a chi ci governa, a chi ha la responsabilità politica di fermare questa spirale di guerre e di violenze infinite.

Per questo rivolgiamo alle Nazioni Unite, alle istituzioni europee, agli stati membri, questa piattaforma di pace per porre fine alla guerra in Siria e nella regione Medio Orientale, per costruire la sicurezza ed il futuro di ogni popolazione, per ogni uomo e per ogni donna, in libertà e nel rispetto dei diritti umani universali e della libertà.

Per queste ragioni, sostenendo l’appello delle donne curde a tutti i popoli che amano la libertà, chiediamo e ci impegniamo per:

La cessazione del fuoco senza condizioni e il ritiro immediato delle truppe turche e di ogni altro esercito e milizie straniere, dal territorio della Siria;
l’immediata sospensione di vendita di armi ed assistenza militare alla Turchia, come pure agli altri stati implicati in guerre nel Medio Oriente, da parte degli stati membri dell’Unione Europea e in particolare dell’Italia;
che sia garantita assistenza umanitaria e corridoi umanitari per la popolazione siriana vittima di questa nuova invasione, come pure il rispetto dei diritti umani per tutta la popolazione civile, senza discriminazione di etnia o religione;
il ritiro del contingente militare italiano dal confine tra Turchia e Siria;
una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle nazioni Unite per istituire una missione di forze di interposizione con mandato ONU per la protezione della popolazione siriana e per ripristinare condizioni di ricostruzione democratica, di convivenza tra le diverse comunità;
la costituzione di una commissione internazionale sotto l’egida dell’ONU per verificare l’eventuale uso di armi chimiche contro la popolazione siriana della regione della Rojava, del Ghouta; operazioni ed azioni militari che possano costituire crimini di guerra e/o azioni di vera e propria pulizia etnica di cui si sono rese colpevoli le parti coinvolte nel conflitto in questi anni;
la costituzione di una commissione internazionale d’inchiesta sotto l’egida dell’ONU per scoprire esecutori e mandanti dell’assassinio di Hevrin Khalaf, segretaria generale del Future Syria Party, e dei suoi accompagnatori;
la sospensione di accordi commerciali e di associazione tra l’Unione Europea e la Turchia;
il non rinnovo dell’accordo tra UE e Turchia per la gestione dei rifugiati provenienti dalla Siria e da altri paesi in guerra;
l’attuazione, da parte dell’UE e degli stati membri di una politica di accoglienza e di integrazione di ogni uomo o donna in fuga da situazioni di rischio e minaccia alla propria vita e dei propri cari, siano condizioni di povertà, di repressione, di persecuzione, di disastri ambientali, di guerre, accompagnando queste politiche con programmi di cooperazione, di investimenti, con accordi commerciali e di associazione coerenti e diretti ad eliminare le cause che obbligano le persone a fuggire in cerca di rifugio e di condizioni di vita dignitose;
la ripresa di una profonda riflessione da parte del Parlamento Europeo sul ruolo dell’alleanza atlantica (NATO) e sulla necessità di avere una politica di difesa ed un esercito di difesa europeo;
il rilascio dei prigionieri politici e “verità e giustizia” per le vittime di sparizione forzata che in Siria;
togliere il PKK dalla lista delle organizzazioni terroriste;
riattivare il programma europeo per la riconversione industriale dell’apparato militare, a sistemi dual e civile; mantenendo l’apparato militare per scopi prevalentemente di difesa e non commerciali;
sostenere la società civile e democratica – quella siriana e delle altre popolazioni vittime di guerre e di regimi antidemocratici, quella turca che si oppone a Erdogan – con programmi di promozione dei diritti umani, in particolare per la libertà di espressione, di comunicazione, di associazione;
promuovere iniziative di dialogo tra le comunità e di costruzione della democrazia dal basso.
Questa piattaforma è promossa da associazioni, sindacati, organizzazioni studentesche, artisti, sportivi, intellettuali, politici, pensionati, cittadini e cittadine, migranti, rifugiati, richiedenti asilo, che hanno a cuore i principi ed i valori su cui si fonda l’Unione Europea, che si riconoscono nella carta universale dei diritti umani, che si impegnano e vogliono costruire una società giusta, libera e democratica. Libera da guerre e dalle armi. Libera da dittatori e regimi repressivi.

Anpi, Arci, Cgil, Legambiente, Rete della Pace, Udu


 

Nessuno riuscirà a cancellare il 25 aprile

Nessuno riuscirà a cancellare il 25 aprile.

 

Il 25 aprile è Festa nazionale. La Festa della Liberazione dell’Italia dal giogo nazi-fascista. Essa vedrà migliaia e migliaia di persone nelle piazze e nelle vie di tantissime città e paesi. Nessuno riuscirà a cancellarla. Ci riferiamo, in particolare, a chi cerca di negarla, paragonandola ad uno scontro tra “fascisti e comunisti”, mentre essa fu lotta vincitrice del popolo italiano contro il nazi-fascismo; a chi continua a gettare fango e fuoco sulla memoria delle partigiane e dei partigiani; a chi tenta con il solito argomentare razzista e ignorante di riportare l’orologio della storia al ventennio del criminale Benito Mussolini.

Il 25 aprile ricorda la vittoria degli ideali di libertà e democrazia che hanno spazzato via la dittatura. È il canto corale delle origini autentiche della nostra Repubblica. La maggioranza delle cittadine e dei cittadini italiani si riconosce con coscienza, fedeltà, entusiasmo e passione civile nella Festa della Liberazione. Saremo in piazza, in tantissimi, per ricordare che l’onore della Patria fu difeso dal suo popolo e per portare avanti ancora una volta gli ideali per cui lottarono i partigiani: un Mondo di Pace, più giusto e libero.

Viva la Resistenza, viva la Costituzione, viva l’Italia.

 

Presidenza e Segreteria nazionali ANPI

 

 

ESSERE ANTIFASCISTI OGGI IN EUROPA Il convegno internazionale promosso dall’ANPI a Roma.

ESSERE ANTIFASCISTI OGGI IN EUROPA

Estratto dell’appello finale

1) Invitiamo a sostenere nelle prossime elezioni europee le forze che si contrappongono senza ambiguità alle formazioni sovraniste, razziste e fasciste. 2) Ci impegniamo a dar vita a una rete permamente di associazioni e organizzazioni antifasciste 3) Daremo vita ad un prossimo appuntamento comune per i primi mesi del 2019.

 

Il  messaggio di Liliana Segre al convegno “Essere antifascisti oggi in Europa”

Care amiche e amici dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, saluto con vero piacere questo vostro Convegno internazionale che riunisce antifascisti di tutta Europa. È la prima volta che si realizza un tale appuntamento con così tante organizzazioni antifasciste e democratiche da tutto il continente. Da una parte una cosa bella e significativa, dall’altra però un segno dei tempi. Tempi in cui quasi ovunque si assiste a fenomeni di neofascismo, di destra estrema, di razzismo, di xenofobia, di antisemitismo. Un clima brutto ed allarmante percorre l’Europa. L’ultimo episodio a Roma, dove sono state espiantate alcune ‘pietre d’inciampo’ a ricordo di cittadini ebrei romani strappati dalle loro case e finiti nei campi di sterminio nazisti o trucidati alle Fosse Ardeatine, suscita vergogna ed allarme. Bisogna reagire, tenere sempre la guardia alta. Dobbiamo chiedere alle istituzioni ed alla classe politica di fare con impegno il proprio dovere e di evitare ogni comportamento ed ogni stile di vita o di linguaggio che possa apparire corrivo con il clima deteriore che va montando.
Le leggi che vietano ogni forma di attività e propaganda fascista e che dispongono la chiusura di sedi che sono autentiche scuole di violenza esistono e vanno applicate.
Il vostro convegno è un utile momento di incontro e di approfondimento. Sono certa che verrà forte e chiaro l’appello alle classi dirigenti di tutta Europa perché insieme si contribuisca al rilancio di uno spirito pubblico informato ai valori dell’antifascismo, della democrazia, della solidarietà e dell’accoglienza.
Auguri dunque di buon e proficuo lavoro.

Liliana Segre


 

Per una grande unità antifascista in Europa

20 Dicembre 2018

Il testo del documento sottoscritto dalle associazioni antifasciste di diverse nazioni europee che hanno partecipato al Convegno “Essere antifascisti oggi in Europa” promosso dall’ANPI

Mai come oggi dal dopoguerra si presenta in Europa un così agguerrito e composito fronte di forze politiche di ispirazione razzista, neofascista, neonazista, nazionalista. Tali forze, pur essendo spesso diverse fra di loro in particolare in ragione di ciascuna specifica storia nazionale, operano con obiettivi, ideali, linguaggi, proposte e pratiche politiche simili.

La spinta delle economie liberiste in tutta Europa e gli effetti in Europa della grande crisi economica avviatasi dopo il 2007/2008 e la successiva politica economica dell’UE incardinata sul principio dell’austerità sono stati devastanti dal punto di vista sia economico-sociale che culturale, determinando un arretramento delle grandi idee di solidarietà, uguaglianza, libertà e democrazia, bandiere del movimento di Resistenza internazionale, e che avevano prevalso in Europa nel secondo dopoguerra, dopo la sconfitta del nazifascismo.

La politica economica e la cultura liberista hanno determinato una straordinaria crescita delle povertà e contemporaneamente una sempre maggiore concentrazione di ricchezza nelle mani di pochi.

L’UE è perciò apparsa a milioni di cittadini non più come una forma più alta di solidarietà fra popoli e di concerto fra Stati, destinata ad una sempre maggiore coesione democratica e portatrice di benessere per i suoi popoli, ma come una delle cause determinanti del generale impoverimento, della crescente esclusione sociale, della riduzione dei diritti. È apparsa come l’Europa delle élites, dei grandi fondi finanziari e delle lobby economiche, indifferente al destino di interi Paesi e di larga parte delle popolazioni.

In questo quadro si sono largamente accresciute o hanno progressivamente prevalso in molti Paesi forze politiche di ispirazione nazionalista, razzista, neofascista, neonazista, o fortemente condizionate da tali ispirazioni. Condividiamo perciò le preoccupazioni espresse nella Risoluzione del Parlamento europeo del 25 ottobre 2018 sull’aumento della violenza neofascista in Europa, con particolare riferimento alle derive antidemocratiche di vari Paesi dell’est Europa, dove gli attuali governi mettono sempre più in discussione diritti politici, civili, e sociali, negano la memoria antifascista, banalizzando, minimizzando o addirittura negando i crimini dei nazisti e dei loro collaboratori, oscurano il valore delle forze che hanno combattuto e vinto contro l’occupazione nazifascista. Queste posizioni oscurantiste, antidemocratiche e repressive ricordano da vicino le politiche fasciste e naziste.

Comune a tali forze è la ricerca del “capro espiatorio” delle indiscutibili difficoltà di tanta parte delle popolazioni, individuato nella figura del migrante.

Al migrante, che è il bersaglio preferito delle forze radicali di destra, si aggiunge spesso la discriminazione verso ogni vera o presunta diversità: i rom e i sinti, gli omosessuali, gli ebrei, gli oppositori politici. Merita una particolare riflessione l’attacco, ogni giorno più esplicito, verso le conquiste delle donne. Etnia, sesso, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali sono oggi diventati la nuova frontiera di un razzismo strisciante, che avvelena la coesione sociale e individua nell’altro il nemico.

In questa grave situazione, resa ancora più torbida dal possibile ulteriore avanzamento di tali forze alle prossime elezioni europee, occorre reagire subito e insieme. Non è tempo di divisioni e di distinzioni: occorre l’unità contro chiunque porti il contagio del nazionalismo, del razzismo, del neofascismo, del neonazismo, contro chiunque intenda far ricadere l’Europa in un clima oscurantista.

Nell’UE c’è bisogno di una profonda svolta di politica economica e sociale che ponga al centro il lavoro e un nuovo welfare affinché l’Europa torni ai suoi valori fondativi, in primo luogo l’antifascismo, e rilanci in chiave attuale i principi costitutivi, a cominciare dai diritti umani. Occorre in concreto una politica comune che incentivi il lavoro e gli investimenti, contrasti la disoccupazione e la povertà, redistribuisca il reddito, ricostruisca il welfare. Questo è possibile attraverso il concorso dell’Unione Europea e dei singoli Stati, affinché la parziale cessione di sovranità di ciascuno Stato vada a concreto vantaggio del proprio popolo e di tutti i popoli dell’Unione.

Assieme, occorre una politica comune europea e delle singole nazionalità di contrasto senza quartiere ad ogni forma di discriminazione razziale e xenofoba, di fascismo e neofascismo, di nazionalismo, di oscurantismo.

Occorre poi l’intransigente opposizione a qualsiasi forma di negazionismo della Shoah, del Porajmos e di tutti gli stermini nei lager: slavi, omosessuali, prigionieri politici, testimoni di Geova, Pentecostali, prigionieri di guerra, mulatti, disabili, malati di mente.

L’Unione Europea ha garantito più di settant’anni di pace fra Paesi del continente, con qualche rara e deprecabile eccezione. Eppure troppe volte Paesi dell’Unione Europea sono stati coinvolti, spesso in prima fila, in guerre d’aggressione nei Paesi del Medio Oriente e dell’Africa. Il ritorno dei nazionalismi allarma, perché nella storia essi hanno spesso causato l’uso della guerra come soluzione delle controversie internazionali. Preoccupa il continuo aumento delle esercitazioni militari sul fronte orientale dell’Unione Europea e la crescente tensione che contrappone la NATO alla Russia. C’è urgente bisogno di una progressiva de escalation da entrambe le parti, e che l’Europa ritrovi il suo ruolo di attore di pace.

Noi ci impegniamo per un’Europa di pace al suo interno e nel mondo intero, perché la pace è lo scenario necessario per qualsiasi progresso sociale e civile.

Noi lanciamo un grado d’allarme davanti alla continua erosione di democrazia e ai sempre più inquietanti successi delle forze radicale di destra in Europa, operiamo per la costruzione di un largo fronte democratico, repubblicano e popolare, sosteniamo i comuni interessi dei popoli europei e dei migranti, ci proponiamo e pratichiamo un contrasto senza quartiere a tali forze di destra. Davanti ai nuovi fascismi comunque camuffati, davanti ai nuovi razzismi, davanti ai venti di compressione delle libertà democratiche, di attacco alla libertà di stampa, di negazione della divisione dei poteri, è giunto il momento di dar vita all’inedita esperienza di unità fra vecchi e nuovi antifascisti, di unità nel vasto mondo dell’associazionismo, di unità fra istituzioni, sindacati, popoli e cittadini, per sostanziare il rispetto dei diritti umani e sociali, in sostanza di unità antifascista.

Per queste ragioni 1) invitiamo a sostenere nelle prossime elezioni europee le forze che si contrappongono senza ambiguità alle formazioni sovraniste, razziste e fasciste, 2) ci impegniamo a dar vita ad una rete europea permanente di associazioni e organizzazioni antifasciste, 3) decidiamo fin da ora un prossimo appuntamento comune per i primi mesi del 2019.

Roma, 15 dicembre 2018

Carla Nespolo, Presidente nazionale Anpi;

Ulrich Schneider, Segretario generale Fir;

Tit Turncheck, Segretario generale ZZ NOB Slovenia;

Franjo Habulin, Presidente SABA Croazia;

Andrej Mohar, Segretario generale ZKP – Unione Partigiani Carinzia (Austria);

Casimiro Baptista Levy, Presidente URAP (Portogallo);

Nicolay Royanov, Vicepresidente Associazione Veterani Russi;

Manuela Gretkowska, fondatrice Partito delle Donne (Polonia);

Conny Kerth, Presidente VVN-BDA/RFA (Germania);

Dario Venegoni, Presidente ANED

Roma, 15 dicembre 2018

 

 

INTRODUZIONE di ALDO TORTORELLA, PARTIGIANO

Cari amici,
Il trascorrere del tempo e il mutare delle vicende storiche fatalmente sbiadiscono le memorie del passato, comprese quelle degli eventi che segnarono un’epoca. L’anno che sta per aprirsi sarà l’ottantesimo dall’inizio della seconda guerra mondiale. Le nuove generazioni, comprese quelle ormai più che mature, non sanno, non possono sapere che cosa sia stato quel tempo di fame e di terrore, di rovine e di morte. Molti non sanno neppure chi combatteva da una parte e dall’altra. Non sanno che cosa siano stati in realtà il fascismo e il nazismo che appartengono all’età dei padri, dei nonni o dei bisnonni (dei vegliardi come me). La parola antifascismo viene descritta come un termine antico, sepolto e, in più come una parola puramente negativa perché rappresenterebbe solo un puro essere “contro”, ed essere contro qualcosa che non c’è più. Certo, l’ho detto che nella perdita della memoria storica c’è qualcosa di fatale nel trascorrere del tempo, ma non c’è solo questo. Già pochi anni dopo la fine della guerra iniziava una sistematica campagna di svalutazione della parola stessa: l’antifascismo veniva dichiarato superato e concluso con la fine della guerra mondiale. Dapprima solo in qualche sede accademica, poi per opera di editori e di organi di stampa compiacenti,veniva descritto come fatto puramente occasionale, e poi sezionato e diviso tra quello buono e quello cattivo, tra quello democratico e quello antidemocratico e infine indicato come pura maschera dei non democratici. Ci si riferiva in tal modo ai diversi regimi nati dopo la seconda guerra mondiale nelle varie parti dell’Europa.
Ma questo modo di giudicare l’antifascismo faceva violenza al buon senso, alla storia e alla ragione. Tutto quello che è successo in Europa nella seconda metà del secolo è figlio di una guerra non dichiarata e per fortuna combattuta senza bombe ma non senza vittime e non senza dure conseguenze da una parte e dall’altra.
Noi non possiamo sapere quel che sarebbe stato il mondo, dagli Stati Uniti alla Russia, se dopo la guerra combattuta e vinta insieme non fosse stata aperta la guerra fredda, se il fronte antifascista mondiale si fosse mantenuto saldo dopo la vittoria, se fosse durata la collaborazione tra tutte le nazioni vincitrici, se la parte uscita dalla guerra più forte per il possesso atomico, con il proprio territorio intatto e un potenziale produttivo immenso e accresciuto, e cioè gli USA, avesse esercitato la sua funzione secondo l’orientamento di Roosevelt volto alla collaborazione e alla reciproca influenza culturale e politica tra mentalità e opinioni diverse. Ma Roosevelt era morto ed era iniziata negli Stati Uniti la sorda polemica contro la sua politica estera e interna, una polemica durata cinquant’anni, diventata sempre più esplicita e conclusa alla fine del ‘900 con il definitivo smantellamento di tutti i limiti da lui posti all’arbitrio della grande finanza.
Ma se non possiamo sapere quel che non è avvenuto, sappiamo bene che cosa è stato l’antifascismo nel suo sorgere, nel suo svilupparsi, nelle sue vittorie. Non si è trattato, all’origine, di un moto spontaneo. Il fatto che il fascismo italiano nascesse in violenta opposizione al movimento operaio e sindacale e ai partiti della sinistra attirò il sostegno del grande padronato industriale e agrario e le simpatie di una parte molto rilevante delle forze politiche conservatrici non solo in Italia ma in tutta l’Europa e negli Stati Uniti. Non diversamente accadde al sorgere in Germania del movimento nazionalsocialista sostenuto all’inizio dalle forze economiche dominanti – compresa una parte rilevante della grande borghesia ebraica – e visto inizialmente con favore anche da molta parte dei conservatori europei e della finanza americana. La fine della liberal democrazia, minata dalle divisioni fratricide a sinistra, e l’instaurazione di un ordine coatto senza libertà parve accettabile da vasta parte del popolo in cambio di un’esaltazione nazionalistica e di qualche concessione economica. Regimi e partiti autoritari o apertamente fascisti si diffondevano in Europa. In Italia la rottura tra fascisti e liberal democratici avvenne nel 1926 dopo l’assassinio di Giacomo Matteotti, capo socialista e deputato, ma solo un decennio dopo con la aggressione alla repubblica spagnola dei franchisti, sostenuti in armi da fascisti e nazisti, e con l’aggressione italiana all’Etiopia, l’antifascismo si estese in Europa oltre le forze di sinistra e iniziò a nascere una intesa sempre più larga.
Ma è falso dire che l’antifascismo così nato rappresentasse soltanto una negazione e significasse solo l’opposizione ai fascismi trionfanti. Certamente, esso contrastava una ideologia regressiva che faceva tornare indietro di secoli la concezione dell’umanità, della nazione, dei rapporti sociali, dello Stato. L’umanità divisa in razze superiori e inferiori, in cima i cosiddetti ariani, inferiori tutte le altre, gli ebrei tutti perversi, tutti da distruggere, insieme agli zingari, agli omosessuali, ai portatori di handicap, agli oppositori politici: un regresso non solo rispetto alla dichiarazione dei diritti dell’uomo della rivoluzione francese ma anche rispetto alla rivoluzione cristiana nata in nome dell’eguaglianza perché tutti figli di Dio. La nazione concepita come comunità chiusa e ostile a tutte le altre, sempre in armi e pronta alla guerra, chiamata a dominare, in Italia in nome dell’impero romano di duemila anni prima, in Germania secondo il mito nibelungico: una regressione in un simbolico grottesco se non fosse stato tragico. I rapporti sociali definiti gerarchicamente tra superiori e inferiori, tra superiorità maschile e dipendenza femminile e definiti nei rapporti di lavoro dal potere padronale esclusivo mascherato dal corporativismo che, soppressi i sindacati autonomi, fingeva eguaglianza di potere tra chi compra la forza lavoro e chi può solo vendere la propria, Lo Stato come ente supremo nelle mani del Capo, (il Duce, il Fuehrer) che governa, essendo eliminata la rappresentanza democraticamente eletta, in rapporto diretto con il popolo chiamato in piazza a rispondere “sì” e ad applaudire, ma in sostanza in rapporto diretto con il grande capitale che ritirerà l’appoggio solo quando il fascismo sarà perdente.
Ma la negazione di queste aberrazioni corrispondeva ad altrettante affermazioni positive. L’antifascismo, diventato eroica Resistenza europea in ogni nazione sottomessa dai nazifascisti, lottava per gli ideali della civiltà umana. Ci battevamo per la eguaglianza nei diritti umani senza distinzioni razziali inventate dall’ignoranza e inesistenti per la scienza, e per l’eguaglianza sostanziale che deve superare gli ostacoli posti dalle diseguaglianze economiche e da ogni altra forma di discriminazione comprese quelle imposte dal predominio maschile autore di una civiltà carica di guerre e di ingiustizie. Volevamo affermare un tempo di pace e di amicizia tra le nazioni e la creazione di più vasti agglomerati tra di esse. Lottavamo per la democrazia rappresentativa in rapporto con quella diretta, aperta allle possibilità di evoluzione della società e degli stati in forme superiori di civiltà.
L’antifascismo non è stato, dunque, soltanto l’autore della lotta vittoriosa contro il fascismo, ma il creatore di un possibile ordine nuovo nel mondo. Dalla vittoria del fronte antifascista nacque la dichiarazione universale dei diritti dell’uomo di cui si celebra il settantesimo anniversario (e ci fu una donna, Eleanor Roosevelt, a battersi prima di tutti), la Organizzazione delle Nazioni Unite, le Costituzioni democratiche più avanzate, come quella italiana, combattute dalla finanza internazionale e dalla destra e, in Italia, da un centro sinistra immemore delle sue stesse origini e della sua possibile missione. Il sogno e la speranza di una Europa unita e federata fu propria di tante forze dell’antifascismo europeo e non fu un bene che di queste speranze si sia realizzata solo una piccola parte essenzialmente sul terreno monetario. Ma anche quel poco di unione europea che si realizzò è meglio delle disunioni che hanno portato a due guerre mondiali e che nuovamente vengono minacciate da sovranismi che sono il contrario di un vero amore della propria patria che chiede pace e fratellanza.
È proprio in nome della sua funzione positiva che oggi l’antifascismo è più attuale che mai. La lunga campagna tesa a delegittimarlo sta producendo mostri. Si dice che l’antifascismo è inutile perché quel fascismo del passato non può più tornare. È certo difficile che la storia si ripeta due volte in forma eguale sebbene ne fosse convinto Hegel, e pure Marx ma con la correzione, a proposito di Napoleone III, che la seconda volta la ripetizione è in forma di farsa. Adesso la ripetizione si manifesta in forma lugubre con movimenti apertamente fascisti o nazisti in quasi tutti i paesi europei, movimenti che in alcuni stati hanno conquistato voti e seggi parlamentari e influenzano direttamente i governi locali. Ci sono movimenti che negano lo sterminio degli ebrei, come se fosse una invenzione degli antifascisti. Qui in Italia la ricostituzione del partito fascista è proibita dalla Costituzione ma l’Associazione dei partigiani ha contato più di 2700 siti dichiaratamente fascisti su internet che servono ingrossare le fila dei gruppi e partiti che concretamente agiscono. E anche tra i benpensanti si diffonde il parere che, in fondo, forse il fascismo ha fatto del bene, dimenticando il vero: e cioè che l’Europa era diventata un ammasso di macerie, settanta milioni di morti, miseria endemica, mura di odio da abbattere. In diversi paesi dell’est si vengono rivalutando i capi e i gregari delle divisioni che si posero al servizio dei nazisti nella guerra di aggressione contro la Russia in nome dell’ostilità nazionale all’oppressione sovietica. Ma si dimentica che senza la vittoria a Stalingrado tutta l’Europa sarebbe caduta nelle mani della spaventosa tirannide nazista, compresi quei paesi del nord che esperimentarono il dominio violento dei gauleiter . Si dice che tutti i morti in guerra meritano la stessa considerazione perché tutti si battevano per il loro ideale. La pietà umana deve essere uguale per tutti, ma non il giudizio morale. C’è chi è caduto per affermare la tirannide mentre gli antifascisti nelle galere, nei campi di sterminio, nei fronti di battaglia sono caduti per affermare la libertà di tutti.
La esplicita rinascita fascista non è più solo un fatto estremo, di vecchi nostalgici ma si accompagna ad una cultura – a un’incultura – fascistoide in movimenti non dichiaratamente fascisti che conquistano vasti consensi. Torna il nazionalismo sciovinista, il razzismo, l’attacco alla libertà di stampa, l’insofferenza per l’opposizione, l’attacco ai diritti del lavoro e ai diritti civili, l’insofferenza per la liberazione femminile, l’omofobia. Tutto ciò deriva certo dalla voluta disinformazione sulle tragedie che questo retrivo ciarpame fascista ha creato, ma deriva anche e soprattutto dalle conseguenze di politiche sbagliate condotte da forze democratiche moderate, ora di centro destra ora di centro sinistra, incapaci di intendere i guasti creati in vasti strati popolari e di ceto medio prima dalla crisi economica determinata da un quarto di secolo di neoliberismo e poi dalle politiche di austerità a senso unico. Siamo in un mondo con un pauroso squilibrio nella distribuzione della ricchezza denunciato persino dal Fondo monetario internazionale. Nei paesi sviluppati l’industria che tira maggiormente è quella del lusso mentre l’indigenza o la miseria avanzano. Intere parti delle giovani generazioni hanno lavori precari, mal pagati, senza prospettiva. In più ci sono le conseguenze delle guerre scatenate dall’occidente nel medio e nel vicino oriente oltre alle conseguenze dei cambiamenti climatici determinati dai paesi ricchi. Milioni di profughi in fuga dalle guerre, dalla carestia, dalla fame. Più di tre milioni accolti nei paesi musulmani mentre centinaia di migliaia bussano alla porta dell’Europa.
Da tutto ciò viene la protesta che, nel vuoto di un orientamento democratico che denunciasse le vere cause dei guasti economici e sociali e provvedesse di conseguenza, è stata ed è intercettata dalla destra più retriva. La paura del diverso viene diffusa ad arte per dirottare l’attenzione dai veri responsabili che stanno ai piani alti della finanza ove si decide dei desini del mondo e di ciascun paese. Si lavora da molte parti per diffondere la paura. Gli immigrati vengono chiamati invasori e potenziali terroristi. Ma la lotta al terrorismo si fa certo con servizi di sicurezza efficienti non infiltrati, ma soprattutto con la capacità di chiudere le guerre neocoloniali, di promuovere la pace tra le nazioni e l’amicizia tra le diverse culture. Al contrario in Italia si perseguita Riace il comune meridionale spopolato che aveva integrato gli immigrati facendone una risorsa e il governo produce un cosiddetto decreto sicurezza che cancella la “protezione umanitaria”, chiude di fatto il sistema della Protezione per i richiedenti asilo e i rifugiati (SPAR) gettando migliaia di profughi in strada aumentando il problema dell’illegalità con la creazione di nuova paura. La paura è il concime per la mala pianta delle inculture neofasciste.
E la paura serve anche per la campagna contro la democrazia rappresentativa e contro i partiti. Per il male della corruzione politica l’accusa non va al singolo politico corrotto e al corruttore che lo corrompe, perché questo metterebbe sotto accusa le potenti accolite dei petrolieri, o dei fabbricanti d’armi o degli agrari o di tutte le altre lobbies che manovrano esplicitamente o implicitamente per i loro affari. L’accusa va a tutti i politici in quanto tali e i partiti in quanto tali e alla democrazia definita imbelle in modo da celare le colpe delle forze economiche dominanti di ciascun paese. Torna il rapporto diretto tra il capo e il popolo come dice Trump nel discorso d’insediamento: io e voi, io vi difenderò, io vi ridarò il lavoro, io e voi popolo faremo di nuovo grande l’America. Lui è se stesso, non il suo partito e tutti i politici sono alla gogna . “Washington fioriva, i politici prosperavano”, dice, mentre il popolo americano soffriva. È la dottrina che portò al duce e al fuhrer. Il capo decide, il popolo esegue, perché il capo è il popolo stesso. In realtà quel capo è un miliardario che serve ad abbassare le tasse ai suoi simili e a rafforzare il loro potere.
Di fronte al rinascere di idee fasciste o fascistoidi l’antifascismo è più necessario che mai, con la sua cultura costruttiva e con la sua denuncia dei veri responsabili dei mali economici e sociali. C’è una grande battaglia culturale da condurre. E c’è una lotta politica da sostenere. Sarà difficilissimo ma è indispensabile riportare all’intesa unitaria tutte le forze democratiche che sentono l’avanzare di un pericolo grave. Non dimentichiamo quello che porta con se l’esasperazione nazionalistica. La guerra è al di la del mare. Ma già tornò in Europa nei Balcani ed ora cova ai confini della Russia. La violenza, di cui si nutre una società fondata sulla reciproca sopraffazione, tracìma e diventa endemica. Tocca agli antifascisti riprendere e sostenere la cultura della pace come bene supremo e partecipare a costruire una Europa democratica, socialmente giusta, culturalmente illuminata. Si levi da questo nostro incontro l’appello perché nelle prossime elezioni il voto vada a chi s’impegna a difendere l’unità europea rinsaldandola e portandola avanti con le opportune riforme, un voto contro chi la vuole sfasciare. Abbiamo, avete molto da fare. Buon lavoro

 


 

Carla Nespolo, Presidente nazionale ANPI, dichiarazione

“Chiedo con forza le immediate dimissioni del Ministro Fontana. Le sue dichiarazioni violano gravemente la Costituzione della Repubblica”

3 agosto 2018 Carla Nespolo, Presidente nazionale ANPI

Dichiarazione  del Presidente del Parco Nazionale della Pace e sindaco di Stazzema  Maurizio Verona  che chiede le dimissioni del Ministro Fontana

“Pene più dure contro il ritorno del fascismo non abolizione delle norme attuali”

Appello di ANPI, Arci, Azione cattolica italiana, Legambiente, Libera e Rete della Conoscenza

“Si aprano i porti all’arrivo di vite umane che fuggono da conflitti e disperazione”

La chiusura dei porti italiani alla nave Aquarius e alla Sea Watch 3, annunciata dal ministro Salvini, è una soluzione inaccettabile. La Convenzione di Amburgo del 1979 e le altre norme internazionali sul soccorso marittimo, oltre che i fondamentali principi di solidarietà, impongono che le persone soccorse in mare debbano essere sbarcate nel primo “porto sicuro” sia per prossimità geografica sia dal punto di vista del rispetto dei diritti umani. L’Italia non può voltare le spalle, ogni migrante, tra cui tante donne e bambini indifesi, è prima di tutto una persona costretta a lasciare la propria terra, a causa di guerre, fame, siccità e disastri ambientali, per cercare la sopravvivenza altrove chiedendo accoglienza e asilo. Non si faccia l’imperdonabile errore di chiudersi nei confini della propria nazione, di alzare nuovi muri di odio e paura che non fanno bene al Paese e che aumentano ancora di più le disuguaglianze. Per questo chiediamo al Governo che vengano riaperti immediatamente i porti italiani per accogliere le navi che soccorrono i migranti.

appello di ANPI, Arci, Azione cattolica italiana, Legambiente, Libera e Rete della Conoscenza