La provocazione del Pdl: festeggiare il 18 aprile non il 25

L’odg di un parlamentare accettata dal governo come raccomandazione. Smuraglia: “Una provocazione”.

E’ stata resa pubblica la notizia che il governo ha accolto “come raccomandazione” l’ordine del giorno presentato dal parlamentare bolognese del Pdl, Fabio Garagnani, contenente la proposta di sostituire il 25 aprile con il 18 aprile 1948, “giorno delle elezioni politiche vinte dall’allora democrazia Cristiana guidata da Alcide De Gasperi”.

Secca la replica di Carlo Smuraglia, presidente nazionale dell’ANPI. “Una provocazione dell’on. Garagnani e una follia del governo che l’accoglie come raccomandazione. Penso che non se ne farà nulla. Ma se ci provassero troverebbero la ferma opposizione di tanti italiani che li farebbero rapidamente desistere”.

Questa proposta, viene fatta mentre  il quadro della situazione politica del nostro Paese è sempre più sconcertante. Colpisce il confronto tra l’essere e il dover essere. Cominciando da quest’ultimo, tutti i dati, tutti gli studiosi e tutti gli opinionisti ci dicono che la situazione economica è grave, ci paragonano con sempre maggior frequenza alla Grecia, ci mostrano le immagini di quello che è accaduto anni fa in una Argentina che pareva florida e improvvisamente è andata in fallimento;[…]

Il Governo appare impotente, come del resto ha fatto da molti mesi, prima negando la crisi e poi affrontandola in maniera così insufficiente da farsi richiamare dall’Europa e costringere a modificare e integrare le misure precedenti. Cosa che fu fatta, ma – a giudizio generale – in modo non sufficiente, non equo e tale da indurre tutti (italiani e stranieri) alla più viva preoccupazione. […]

Non è possibile correre verso la rovina in questo modo, in aperta contraddizione con tutto ciò che è scritto nella Costituzione, non solo sui grandi temi del lavoro, della dignità, della socialità, ma anche sulla responsabilità politica di chi ricopre cariche pubbliche, che devono essere adempiute “con disciplina e onore” (art. 54). […]

Che cosa possiamo fare, noi in questo frangente? Non siamo un partito e non siamo un sindacato; e non intendiamo in alcun modo eccedere rispetto alle nostre competenze ed alle nostre funzioni. Siamo, però, un’Associazione che ha una storia importante e una autorevolezza che nasce dalla tradizione; soprattutto siamo un’Associazione che si richiama ai valori fondamentali della Costituzione, nata dalla Resistenza. Questo è, dunque, il nostro terreno; richiamare, più che mai, quei valori, suscitare attenzione e riflessione sulla situazione, mostrare con chiarezza il contrasto tra ciò che sta avvenendo nel nostro Paese e quello che invece sarebbe necessario , facendo capire a tutti, quanto la situazione attuale contrasti con i principi fondamentali della Costituzione e col sistema democratico in essa delineato.

Tutto questo, col massimo di apertura e di disponibilità e col massimo sostegno a tutte le voci ed a tutte le iniziative che nascono dalla società per sanare una situazione che offende la nostra dignità, costringe intere famiglie all’indigenza e milioni di lavoratori e lavoratrici a cercare invano di trovare un lavoro sicuro. Se dalla Chiesa viene un’indicazione importante, come quella di ieri, soprattutto per l’invocazione al ritorno di un’aria pulita, è sciocco instaurare un dibattito sul tema “potevano dirlo prima”; di questo, si può sempre discutere, ma in una situazione di emergenza come quella attuale va colta ogni voce che si richiami autorevolmente al rigore morale, alla dignità, alla responsabilità. Sono indicazioni che ci trovano pienamente d’accordo, su temi su cui insistiamo da sempre. E dunque, prendiamone atto e rendiamo evidente che la “stagnazione” deve ormai essere interrotta, col contributo di tutti e nell’interesse del bene comune e con la determinazione e il senso di responsabilità necessari.

Insomma, diamo il nostro contributo perché ognuno compia il suo dovere, in un’ora così grave, finiscano la rassegnazione e l’indifferenza e i cittadini facciano sentire la loro voce, come hanno fatto col referendum di giugno e come occorre fare ancora, per salvare il nostro Paese dal precipizio, prima che sia troppo tardi.

Dichiarazioni del Presidente Nazionale ANPI Carlo Smuraglia)

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