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Il 27 gennaio 1945 vennero aperti i cancelli di Auschwitz, il campo di concentramento divenuto l’emblema della barbarie nazista perpetratasi nel cuore dell’Europa; in quel luogo nefasto e pieno d’orrore persero la vita oltre un milione di persone, nei modi più atroci ed efferati che la mente umana abbia mai potuto concepire.

 Recensione di  “Prima di tutto l’uomo”

Domenica sera, nella sede dell’ANPI di Brindisi è stato proiettato il bellissimo film-documentario che ha, in realtà, quasi la forma caustica del corto, immediato nel linguaggio poetico dei monologhi, contrappunto forte alle immagini dell’orrore, alle sequenze,implacabili testimonianze dei luoghi della tragedia storica dello sterminio messo in opera dal nazi-fascismo.

Il regista Elio Sscarciglia ci ha guidato,in un certo senso, con creatività artistica e scelta rigorosa delle testimonianze, dei documenti, dei luoghi, ricomponendo frammenti dolenti di storia della Puglia e del Sud, strettamente legati alle vicende, altrettanto tragiche del Nord, con la sua opera nelle iniziative per la “Giornata della Memoria”, ed è come se avesse colmato un grande vuoto.

La scelta dei luoghi e testimonianze della nostra memoria, anche locale, la figura, non sempre adeguatamente conosciuta e valorizzata, nella sua stessa città, Brindisi, di Vincenzo Antonio Gigante, partigiano brindisino, che si staglia alta nella sua purezza di dirigente della Resistenza e nel racconto del film rappresenta il filo umano e storico che lega Brindisi a Trieste, il Sud al Nord nella lotta alla barbarie nazi-fascista, per la costruzione della democrazia nel nostro Paese.

Mentre la Casa Rossa di Alberobello con i suoi anfratti di rara “bellezza” si mescola al ricordo delle sofferenze umane patite nelle Isole Tremiti, altro campo di internamento pugliese, i cui luoghi della memoria sono stati quasi del tutto cancellati, o Manfredonia, triste realtà in stato di abbandono, o a Gioia del Colle, antico pastificio poi trasformato in luogo di internamento, anch’esso a rischio di essere dimenticato.

In realtà tutti questi simboli dell’orrore nazi-fascista in terra di Puglia andrebbero tutelati  come luoghi della memoria, a partire proprio dalla Casa Rossa di Alberobello.

Il film si intitola con il nome di una intensa poesia di Nazim Hiknet e si dipana tra un presente carico di razzismo rinascente contro i migranti, contro i rom, gli omosessuali, contro “l’altro”, “il diverso”, nei tanti episodi anche recenti di cronaca, e la necessità di documentare storicamente il passato attraverso la trise vicenda della Risiera di San Sabba, unico campo di concentramento in Italia, a Trieste, attraverso le immagini dei luoghi pur “belli” che conservano nelle pietre, nei tagli di luce, l’orrore e la tragedia dei milioni di esseri umani che di lì sono passati, che lì hanno sofferto, umiliati e torturati nel corpo e nella psiche per sempre, che lì come il nostro concittadino Vincenzo Gigante, hanno trovato la morte.

Far vedere quei luoghi anche e soprattutto ai ragazzi, agli studenti, questa è la finalità educativa e formativa del Progetto  “PROVA DI DEMOCRAZIA”, in cui è inserita la visione del film, promosso dall’ANPI e dall’Archivio di Stato di Brindisi, che ha peso avvio lo scorso 23 gennaio,con la partecipazione degli alunni dell’I.I.S.S.” Marconi-Flacco-Belluzzi”, dell’I.P.S.S.”Morvillo”, dell’ I.T.Nautico “Carnaro”, del Liceo ” Palumbo”, ed altre scuole che stanno via via aderendo, con grande successo dell’iniziativa che proseguirà nei prossimi mesi.

Ripartire, quindi, attraverso la fruizione del film “Prima di tutto l’uomo”, da quei luoghi: lì sono accaduti quei fatti indicibili, non raccontabili, ma che noi dobbiamo narrare, documentare, ricordare, anche a livello di storia locale, per il rispetto verso le vittime, per battere il negazionismo di ritorno, per impedire che nel nostro presente si possano riprodurre forme di razzismo, che oggi, in modo “quasi normale” rinasce attraverso l’intolleranza, la non accettazione del “diverso”.

Il messaggio del film è proprio questo: il passato che abbiamo alle spalle ci ha cambiato in meglio?

Siamo certi di avere tutti gli anticorpi antifascisti, antirazzisti, democratici ben attivi  e operanti nella nostra attuale realtà sociale e politica democratica?

Il film sembra trasmetterci questa idea: o siamo in grado di collegare la memoria del passato al nostro presente o si rischia di guardare al passato in modo quasi retorico.

Rosella Apruzzi

 

 

  In Italia, la tragedia della Shoah colpì il popolo ebraico con le leggi razziali del ’38 e, successivamente, con le deportazioni, iniziate con l’occupazione nazista avvenuta dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943. Anche altre persone e categorie furono perseguitate dal regime, “colpevoli” di una diversità di idee, di valori, di appartenenza etnica o religiosa.

Tale volontà liberticida e antidemocratica rappresentò un vero e proprio passo indietro rispetto alle conquiste e alle idee di libertà e democrazia che nel secolo precedente erano state alla base dei moti che portarono all’unità d’Italia, interruzione ventennale di un processo di ritrovata dignità e piena integrazione per gli ebrei italiani, il cui filo venne ripreso subito dopo la fine del secondo conflitto mondiale.

L’Italia  aveva significato per la minoranza ebraica l’emancipazione, la chiusura dei ghetti, l’agognata raggiunta parità con gli altri cittadini dopo secoli di emarginazione. Una libertà e una uguaglianza che appunto il fascismo negò solo pochi decenni dopo, nel 1938, con l’emanazione delle leggi razziali, funesto presagio di quanto avverrà, tragicamente, in seguito.

Se questo è un uomo

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per la via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.

                                  Primo Levi

Adesso una poesia dialettale sul giorno della memoria (Lu giurnu ti la mimoria) di  Emanuele Castrignanò mesagnese della segreteria regionale dei pensionati della CISL:

Lu giurnu ti la mimoria

 

Ci tieni ‘na cuscienza

e lassi la viulenza,

OMU! T’agghià parlari

e no’ ti la scurdari!

 

Cu n’attu ti tulori

stu mundu ‘ccuminzàu

Cainu senza cori

Abeli  stinnicchiàu.

 

L’amori fo’ traditu

ca no’ s’è cchiù capitu,

e tuttu  lu criatu

ti sangu s’è  mmacchiàtu.

 

Ognunu av’a sapìri

ca no’ nci po’ muriri,

pi’ l’òtiu e la paccìa,

la stessa carni mia.

 

L’ebrèu ca nascia

era ‘nu frati mia

cè corpa ìddu tinia,

sempri cu si scundia ?

 

Non era razza pura,

mmucàunu la natura

perciò pi pulizzare,

l’èrunu assà rristàri

 

Mandàunu li ssurdati

cu sti fucili armati

e quiddi ca truvàunu

tutti ndi li purtàunu.

Mmassati e deportati

‘ntra campi cuncintrati

senza cchiù dignitati

ma nùmiri stampati.

 

Strazzati e malandati,

pi’ la fatìa sfruttati,

li càpuri rasati,

li pièti ‘ncatinati.

 

E senza distinziùni

li crandi o li vagnuni

lu furnu li spittava

e cènniri ristava.

 

Migliuni ti cristiani,

pi’ corpa ti st’infàmi

ca mai s’hannu pintiti

murèra brustulìti.

 

Una pagina dimenticata: la storia degli internati militari in Germania

Come purtroppo è capitato ai tanti partigiani con le stellette, anche la storia degli internati militari in Germania è stata per molto tempo trascurata. Ne conoscevamo il  numero (circa seicentomila). Sapevamo con quali angherie i tedeschi e i rappresentanti della Repubblica sociale avevano cercato di indurli a cooperare. Sapevamo che la stragrande maggioranza aveva tenacemente resistito alle loro false lusinghe. Ma sapevamo anche che la loro resistenza era stata  dettata dal giuramento di fedeltà al re d’Italia.

Proprio per questa ultima ragione, la storia degli internati non era gradita alla sinistra comunista e, di conseguenza, essa finì in una sorta di limbo della memoria.[..]

Il ghiaccio fu rotto da Alessandro Natta, segretario generale del Partito comunista dai 1984 al 1988, che solo nel 1991, dopo il crollo del Muro di Berlino, parlò della propria esperienza di internato e rivelò che già nei Ì954 aveva scritto un libro sulla sua vicenda, ma che il suo partito gli aveva proibito di pubblicarlo perché «non opportuno» o, come si dice ora, non «politicamente corretto». Il libro fu infatti pubblicato soltanto nel 1997 con il titolo L’altra Resistenza ed ebbe il merito di «sdoganare» finalmente anche a sinistra la storia dei nostri internati.

Il nostro amico Emanuele Casrignanò ha dedicato agli Internati Militari Italiani questa poesia  in vernacolo:

IMI   Internati Militari Italiani

8 settembre 1943   

 

Appena quedda voci si spandìu

nginucchiàtu priài nanz’a Ddiu,

l’armistiziu l’Itaglia era firmatu,

e pi’ lu prièsciu mi sintìa stunàtu.

 

Lu cori si spittàva sta nutizia

ca prestu ddivintàu ‘na tisgrazia,

setticientumila pòviri ssurdàti

senza cumandi, ti tutti ‘bbandunàti,

 

ti li belvi teteschi fòrunu rristati

e pi’ no’ tradìri fòrunu internàti.

‘N’atra risistenza ccussì si cunzumàu:

Tanti murèra, ncununu si sarvàu.

 

Patèra fami, friddu e li turtùri,

schiavi, malati, senza mancu cùri.

Fatiàra pi’ l’armi ti ‘na uèrra

ch’er’a mina’ lu mundu sottaterra.

 

E li teteschi, ormai cchiù nvipirìti,

pi’ tutti quiddi ca l’èrunu traditi,

alli lavori forzati cundannàra

fili ti mamma ca chhiù non ci turnàra.

 

Però, sti cosi, tanti non li sannu,

pircè si parla pi’ ‘na vota all’annu,

e ci stasera ndi li sta’ rricurdàmu,

sobbr’alla cuscienza mintìmindi la manu.

 

Crazi a loru ca scià cumbattera

cu curaggiu e cori cret’a ‘na bandiera

pi’ l’orgogliu ti ‘n’Itaglia libiràta

ca murèndu ndi l’hannu cunsignàta.

 

E sulu la Paci po’ sarvà stu mundu

scrafazzàtu ti l’otiu ca no’ pari tundu.

BASTA! Cu sti bombi e carrarmàti,

muerti, tulùri nd’hannu rricalàti.

Ma ognunu la po’ fa’ la parti sua,

e cu ccumènza già…ti casa sua!

 

 

 

 

Sul filo della memoria“, di Nuccio Carriero è una raccolta di testimonianze e ricordi di prigionieri originari di San Vito dei Normanni (Brindisi) deportati nei Campi di Concentramento.
Si tratta di un volume davvero ricco e prezioso per chi vuole conservare traccia di tante piccole storie.
“Nonostante si tratti solo di esperienze personali, vissute ovviamente sempre dentro accadimenti ben più grandi e conosciuti – afferma l’autore – esse costituiscono, di fatto, come piccoli tasselli di un grande collage, le fondamenta di tutti quei tristi eventi che si verificano in una guerra che, come in questo caso, degenera ed assume i connotati di un conflitto dalle dimensioni mondiali”. ( da Brundisium)

  Quello che segnaliamo oggi è il volume su San Vito Dei Normanni di Nuccio Carriero, dal titolo Sul filo della memoria. Testimonianze e ricordi dei prigionieri sanvitesi nei campi di concentramento. Il volume è corredato tra l’altro di 300 foto e oltre 400 schede di cittadini sanvitesi rinchiusi nei campi di concentramento di tutta Europa.

Nuccio Carriero ha già pubblicato nel 2006 un primo volume sulle vicende che videro San Vito dei Normanni protagonista nel secondo conflitto mondiale, dal titolo San Vito in guerra, pubblicato sempre dalle Edizioni Arcobaleno nella collana Radici. Riguardo invece la sua seconda e ultima pubblicazione, da poche settimane in libreria, l’autore ha scritto: «Nonostante si tratti solo di esperienze personali, vissute ovviamente sempre dentro accadimenti ben più grandi e conosciuti, esse costituiscono, di fatto, come piccoli tasselli di un grande collage, le fondamenta di tutti quei tristi eventi che si verificano in una guerra che, come in questo caso, degenera ed assume i connotati di un conflitto dalle dimensioni mondiali». All’interno della ricerca di Nuccio Carriero, inoltre, sono raccolte le schede e le testimonianze di prigionieri anche di altri paesi della provincia di Brindisi: tra questi, una decina del comune di San Michele Salentino. ( da Puglialibre)

Prima di tutto l’uomo”, il video di Elio Scarciglia, prende il nome dai versi di Nazim Hikmet. Con questi, magistralmente interpretati da Carla Guido, inizia, infatti, il documentario. Il poeta incita il figlio a rispettare e gioire di ogni elemento della natura, ma a tenere nelle massima considerazione i bisogni dell’uomo. La cronaca, quanto  ci viene raccontato tutti i giorni da quotidiani e televisione va certamente in tutta altra direzione “Sembra un bollettino di guerra, eppure è semplicemente cronaca” commenta Giuseppe De Seimes nel ruolo di voce narrante.

Si inizia così un viaggio a ritroso nel tempo, si indaga sui diritti negati all’uomo nell’imminente passato, varie testimonianze  raccontano di fatti e misfatti del secolo scorso. Si parte dalla Casa Rossa di Alberobello e si approda alla Risiera di San Sabba di Trieste. Il sud e il nord legati da una bellissima figura di uomo libero, Vincenzo Antonio Gigante, nato a Brindisi, che, pronto a sacrificare anche la vita per i propri ideali, viene arrestato e infine   deportato nell’unico campo di concentramento italiano con forno crematorio, la Risiera di San Sabba appunto, dove fu torturato e ammazzato dai nazisti, senza però rivelare i nomi dei suoi compagni. 

Un lungo viaggio per risvegliare la memoria e le nostre coscienze. “Ricordare sempre, odiare mai” è l’esortazione di un ex-deportato. Ed oggi? Secondo quali regole si improntano i rapporti umani? Questa è una delle domande che il documentario pone. Non mancano però episodi di disponibilità e generosità, come è il caso dei cittadini di Alberobello che umanizzano con la loro sensibilità la condizione di degrado fisico e morale  delle persone internate nella Casa Rossa solo perché animate da idee di libertà ed uguaglianza o perché non gradite al regime . Il film vuole essere un monito rivolto soprattutto ai giovani con la speranza che non ricadano in errori ed orrori già vissuti. 

Suggestive immagini dei luoghi e documenti d’epoca  supportano le testimonianze di vita vissuta e quelle di studiosi e storici. Vittorio Bruno Stamerra (giornalista e scrittore), Vito Antonio Leuzzi (direttore dell’Istituto pugliese per la storia dell’ antifascismo), Adriano Dugulin (direttore dei Musei Civici di Trieste), Francesco Fait (curatore responsabile della Risiera di San Sabba), Sergio Mauri (scrittore), Francesco Terzulli (storico e saggista), Luca De Felice (direttore del Museo del territorio – Alberobello), Boris Pahor (deportato e scrittore) hanno contribuito alla riuscita del documentario con la loro testimonianza.

Commento dello scrittore di Oackland, Joe Pachinko:

“Il video che ho visto é molto buono ed emozionante perché ho potuto
vedere i protagonisti dello stesso che dimostrano una sensibilità molto
forte per l’argomento. Per loro non si é trattato di un esercizio
scolastico. Stavano parlando delle proprie famiglie, delle proprie
città, delle loro vite, della loro storia. E’ stato molto intenso.
Questo é ciò che il video mi ha trasmesso. Dal punto di vista tecnico
posso affermare che il montaggio é stato eccellente.”

 

Una valida iniziativa sul Giorno della Memoria dell’Amministrazione Comunale di Erchie (Brindisi) :

L’Assessorato alla Cultura del comune di  San Vito dei Normanni  celebra la “Giornata della Memoria” , con il fattivo coinvolgimento delle scuole.Saranno i più giovani, a promuovere delle significative iniziative.

Il 27 alle ore 9, si riunirà il Consiglio dei Ragazzi per riflettere sulla “Giornata”.

Al termine della seduta, che si terrà nell’aula consiliare del Municipio, i ragazzi si recheranno presso la caserma della locale Compagnia dei Carabinieri per la piantumazione di un “albero della memoria”.

Nel pomeriggio, poi, alle ore 17, nella chiesa di San Giovanni sarà inaugurata la mostra dei lavori che i ragazzi delle scuole cittadine hanno realizzato sul tema del “Percorso della Memoria e del Ricordo”.

Le iniziative si concluderanno il 10 febbraio.

A Francavilla Fontana Sabato 28 gennaio, presso il cinema teatro Italia, si terrà l’evento conclusivo nell’ambito delle diverse iniziative organizzate in occasione del 27 gennaio “ Giornata Europea della Memoria”, per ricordare le vittime dell’Olocausto.
L’iniziativa, voluta dal Sindaco con la collaborazione dell’ assessore alla Cittadinanza Attiva,  prevede il coinvolgimento delle scuole medie inferiori della città e si svolgerà in due momenti;  
alle 9.00 ci  sarà la presentazione del libro “Una bambina e basta” di Lia Levi alla presenza dell’autrice, ospite d’onore dell’evento, che sarà a disposizione degli studenti per rispondere ad eventuali domande. L’incontro è curato dalla libreria EDICOLè, e sarà coordinato da Claudia Turba.
Seguirà lo spettacolo teatrale “Anne Frank : diario di una storia, storia di un diario” della compagnia teatrale Accademia della Magna Graecia.
Lo spettacolo, ideato in occasione del Giorno della Memoria, prende spunto da un copione di Bernard Kops, in due atti, liberamente ispirato dal “Diario di Anne Frank”, trasformato in commedia musicale per sminuirne gli aspetti più drammatici e per imprimere nelle menti la durezza e l’atrocità degli eventi storici.

l’Associazione  ONLUS di Cultura e Solidarietà  di  Via Andrea Mantegna 10/a – 72100 -  Brindisi  probabilmente proietterà un film:

 

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