Il prof. Vito Antonio Leuzzi ricorda le rappresaglie tedesche e la resistenza degli operai tarantini

L’importanza che la Puglia e Brindisi in particolare ebbero, dopo l’armistizio, nel cammino dell’Italia verso la nuova identità nazionale è sottolineata da Vito Antonio Leuzzi, storico e direttore dell’Ipsaic (Istituto pugliese per la storia dell’antifascismo e dell’Italia contemporanea), oltre che curatore di diversi volumi che hanno trattato il periodo della resistenza. Un ruolo, quello del nostro territorio, che spesso sembra essere dimenticato dalla storiografia nazionale.

Con l’arrivo del re, il territorio salentino e quello pugliese diventano cruciali nella  vita politica del Paese. Con quali risvolti?

«Il porto di Brindisi fu ben difeso sin dalle ore immediatamente successive alla firma,pur in assenza di disposizioni precise. I primi ordini diretti arrivarono intorno air 11 settembre, con i comunicati di Badoglio attraverso Radio Bari che per la prima volta indicavano i tedeschi come nemici. Loro, d’altro canto, si erano arroccati dalle parti di Ceglie Messapica, da dove potevano dominare la pianura circostante, ma lì furono respinti dall’esercito e si guardarono dall’intervenire. Precedentemente, avevano distrutto la postazione di Leuca e l’antenna radio a Montesardo. Va ricordato anche che tra le prime forme di resistenza c’è anche quella di Taranto, con gli operai dei cantieri navali».

Si può dire che da qui sia nato lo spunto per la lotta di liberazione  dell’Italia?

«La resistenza in quella fase è partita da questo territorio, anche se non c’è stato mai alcuno scontro tra gente che apparteneva alla stessa popolazione. I tedeschi misero in atto diverse rappresaglie, come la distruzione dell’acquedotto all’altezza dell’Alta Murgia, con

alcune città che rimasero a secco per diverso tempo. Ci sono state anche diverse indagini degli alleati sui crimini di guerra iniziati dai nazisti proprio in Puglia».

La popolazione, perciò, era sin da subito dalla parte degli alleati?

 

«Gli angloamericani, con loro grande sorpresa, trovarono Brindisi e Taranto che di fatto erano state liberate dagli stessi italiani, contrariamente a quanto accadde altrove, dove ci furono diverse perdite. L’intera Puglia fu libera in pochi mesi».

A livello delle diverse strutture sociali, quali furono i cambiamenti più evidenti che hanno preso il via in quel periodo?

 

«Ci fu una ripresa importante della vita politica e sindacale, l’Italia si avvicinava ad essere una vera e propria democrazia. Lo stesso Comitato di Liberazione nazionale a Brindisi fu uno dei primi a mobilitarsi, indicando la necessità di una svolta politica».

Come si svilupparono, invece, le relazioni internazionali?

«Sul piano dei rapporti con gli altri Paesi, in questo periodo il comando di Algeri, guidato dal futuro presidente americano Eisenhower, era preoccupato dal rispetto delle clausole dell’armistizio: Brindisi, Taranto e Bari si dimostrarono vicini agli angloamericani e lo fecero in maniera spontanea. In questo contesto, fu importante il contributo dei cantieri navali di Brindisi e Taranto, che ripararono le navi alleate a tempo di record».

Il dibattito sul ruolo di Brindisi, se effettivamente possa essere considerata o meno capitale, è ancora un capitolo aperto nel mondo della storiografia.

«Al di là di tutto, senza entrare troppo nel dettaglio di questo dibattito, va riconosciuto che a partire da questo periodo specifico, l’Italia ha iniziato un nuovo corso: a Brindisi come al resto del territorio bisogna dare atto di quanto è stato fatto, senza scadere nella retorica ma analizzando gli avvenimenti. Una nazione nuova è nata proprio a partire da questa terra: la Puglia rappresenta il seme dell’Italia libera».

 

Intervista di Francesco Trinchera pubblicato su  Quotidiano del 10 settembre 2013-09-10

 

 

Poposki su di una jepp

 

 

 

10 settembre 1943

La città di Brindisi si arrende ai Topi del deserto !….

…dopo 70 anni uno squarcio sui misteri dell’arrivo del Re a Brindisi.

 

E’ importante per una città come Brindisi, che si fregia dell’esser stata per cento giorni la Capitale del “regno del Sud”, che molti dei luoghi comuni sull’8 settembre, la fuga del Re da Roma e il suo arrivo a Brindisi siano messi da parte e che si faccia chiarezza anche sugli aspetti più nascosti di quelle vicende, contribuendo a restituire alla città la sua corretta memoria storica.

Una memoria che solo oggi è confortata non solo dalle pur poche testimonianze orali ma anche dai documenti ufficiali che ultimamente, dopo decenni, sono stati resi accessibili dagli Alleati ed in particolare dagli inglesi sul ruolo che ebbero le diplomazie, i servizi segreti ed i condizionamenti che la Monarchia e la classe politica che in seguito governò l’Italia dovettero subire, in nome della spartizione dell’Europa tra i vincitori del Secondo Conflitto mondiale.

Gli americani a Salerno e gli inglesi a Taranto

Nei due giorni successivi all’armistizio molte cose accadono nell’Italia del Sud: gli americani con un ampio dispiegamento di forze aeronavali sbarcano a Salerno, fiduciosi di raggiungere Roma in pochi giorni, subito smentiti dalla accanita resistenza delle truppe tedesche che contenderanno ad essi , sino al 25 aprile del 1945, ogni palmo del territorio italiano.

Gli inglesi, a cui le sorti della monarchia italiana stanno più a cuore, sbarcano senza colpo ferire a Taranto, onde rendere sicuro una parte del territorio italiano che possa accogliere Vittorio Emanuele, la sua corte e barattare la continuità della monarchia sabauda con l’acquiescenza della futura Italia alle mire imperiali inglesi.

Sono navi americane quelle che, scortando i parà della 1° divisione aerotrasportata inglese, attraccano l’8 settembre a Taranto. Da una di esse, l’incrociatore Boise, reduce dalle battaglie aeronavali contro i giapponesi nel Pacifico, sui moli della città dei due mari vengono calate delle strane automobili, irte di mitragliatrici e senza insegne, salvo uno stemma simile ad uno astrolabio apposto sul radiatore.

Gli stessi uomini che le prendono in consegna hanno un aspetto poco militare, più simili a dei predoni del deserto che ad appartenenti all’Esercito imperiale di Sua Maestà Britannica. Su quella specie di uniforme che portano indosso non hanno gradi, non si salutano militarescamente ed è impossibile ad un primo colpo d’occhio comprendere chi li comanda. Sono poco meno di 100 e si definiscono “l’ Armata Privata di Pospki” , dal soprannome dato al loro comandante ed ideatore di questa particolare unità delle SAS, il belga di origini russe Vladimir Peniakoff.

Questi uomini per anni sono stati la bestia nera dei soldati italiani e dei tedeschi dell’Afrika Korps in Libia. Con le loro jeep WILLIS “taroccate” hanno attaccato le retrovie dell’Asse colpendo depositi di munizioni e carburante di Rommel, distruggendo aerei, seminando il terrore lungo le vie di rifornimento e guadagnandosi insieme ai loro colleghi delle SAS l’appellativo di “Topi del deserto”.

La mattina del 10 settembre1943, agli uomini di Popski, è dato un compito ben diverso ma forse ancor più importante: accettare formalmente la resa dai comandanti militari dell’Esercito e della Regia Marina della piazzaforte di Brindisi e comunicare ciò al Comando inglese a Taranto , in maniera tale che la corvetta Baionetta con il Re a bordo possa entrare in sicurezza in città. ( Visto che da Bari giungono notizie contrastanti di scontri con i tedeschi e sull’atteggiamento infido dei comandanti della Milizia territoriale, mentre gli aerei nazisti hanno sorvolato il convoglio reale col rischio di attaccarlo e ripetere la tragedia della corazzata Roma).

E’ una corsa contro il tempo che solo un’uomo come Popski può vincere e ancora una volta la sua fama sarà confermata. Nel loro tragitto da Taranto a Brindisi , le jeep dei Topi del deserto si fermano solo a Francavilla Fontana per accettare la resa del distretto militare del Salento da un generale dell’Esercito, poi l’ingresso a Brindisi dove, nel Castello, sede della Marina, è un ammiraglio a firmare l’accettazione delle clausole dell’armistizio ed ordinare che per le strade di una città semideserta si dispieghino bandiere inglesi affiancati al tricolore.

I servizi segreti in azione

Tocca ora ai servizi segreti gestire l’operazione “ sbarco del Re”, che formalmente naviga su una nave italiana ed è scortato dall’incrociatore Scipione e non accetterebbe ordini che da un comando italiano.

Il via libera dato dalle radio delle jeeps di Popski, giunto alla sezione di ascolto del Comando inglese a Taranto è ritrasmesso alla Baionetta, in codice, dai radiotelegrafisti inglesi del servizio segreto SOE, presenti in città e sbarcati insieme alle truppe inglesi .

Quell’uomo misterioso sulla Baionetta.

Al seguito del re, c’è un giovane silenzioso, che pur non indossando nessuna divisa ha accesso alla cabina radio della nave. Chi è questo ragazzo dai lineamenti delicati che parla l’italiano con un forte accento toscano e a cui piace bere del buon Chianti?

E’ Richard “Dick” Mallaby, il primo agente segreto inglese del SOE lanciato sul territorio italiano nell’agosto del 1943 per organizzare la Resistenza, catturato sul lago di Como dal SIM , il servizio Segreto Militare (l’alter ego monarchico della famigerata OVRA) e divenuto in pochi giorni l’anello fondamentale , grazie alla sua radio e ai suoi cifrari, dei contatti tra monarchia ed Alleati per i colloqui e la conseguente firma dell’armistizio reso pubblico l’8 settembre . Quest’ uomo, che avrebbe dovuto in altri tempi esser fucilato all’istante, viene accolto come la manna caduta dal cielo da un Badoglio in difficoltà dopo la caduta della Sicilia.

“Dick” dalla cella dei servizi segreti è direttamente condotto al Ministero della Guerra a Roma da dove, con la sua radio contatta gli alleati, accompagna il generale Castellano a Cassibile, assiste alla firma dell’armistizio, ritorna a Roma e l’8 settembre insieme a 53 dignitari sale con il Re sulla Baionetta, riceve via radio da Taranto in codice l’OK per l’attracco in sicurezza della Baionetta Brindisi, ponendo fine alla rocambolesca, se non grottesca, fuga del Re.

Un giovane agente che, appena sbarcato con la sua radio ed i cifrari è condotto in una torre del Castello Svevo da dove immediatamente si mette in contatto con la base algerina del SOE :

“-Missione compiuta! Il Re è sotto la custodia degli inglesi!”_

Poche ore dopo, ad affiancarsi a lui giungeranno da Taranto e via mare altri agenti segreti e Brindisi, per la durata dell’intero conflitto, diverrà parte integrante di una, sin ora poco conosciuta, guerra segreta ai nazisti in tutta l’Europa occupata, al fianco dei movimenti di Resistenza compresa quella Italiana. Una storia che come ANPI ( Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) di Brindisi vorremmo far rendere partecipi le giovani generazioni, la cittadinanza e le istituzioni in un cammino ideale che ci porti da oggi, sino al 25 aprile del 2015 a festeggiare il 70esimo della liberazione dell’Italia dal Nazifascismo.

 

(Di Antonio Camuso pubblicato sul Quotidiani di Brindisi il 12 settembre 2013)

 

 

Periakoff Poposky

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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