TRA LE VITTIME I PUGLIESI TRUCIDATI ALLE FOSSE ARDEATINE

AYROLDI ANTONIO, Ostuni,

ALBANESE TEODATO, Cerignola,

AZZARITA MANFREDI, Venezia ( famiglia di Molfetta)

BAGLIVI UGO, Alessano

BUCCI BRUNO, Roma (famiglia Lucera)

BUCCI UMBERTO, Lucera,

CAPUTO FERRUCCIO, Melissano

CARACCIOLO EMANUELE, Tripoli ( famiglia di Gallipoli)

CAROLA FEDERIGO, Lecce

CAROLA MARIO, Gaeta (fratello di Federigo)

DE CAROLIS UGO, Galvano,( famiglia di Taranto)

DI MICCO COSIMO, Porto Said, (famiglia di Triggiano)

GESMUNDO GIOACCHINO, Terlizzi

LA VECCHIA GAETANO, Barletta

LOTTI GIUSEPPE, Andria

PAPPAGALLO PIETRO, Terlizzi

PISINO ANTONIO, Maglie

SACCOTTELLI VINCENZO, Andria

STAME NICOLA, Foggia

 

“L’eccidio delle Ardeatine va collegato a quel vasto e decisivo movimento ideale che ha preso il nome di Resistenza e del quale ci accingiamo a cogliere gli aspetti più significativi ed i motivi profondi anche per rendere omaggio nel modo più proprio a quanti hanno combattuto la battaglia per la libertà”.

Con queste significative parole Aldo Moro, Presidente del Consiglio dei ministri nel ventesimo anniversario della strage (1964), indicava uno dei punti di riferimento più alti e significativi della lotta di liberazione in Italia.

La strage nazista compiuta a Roma, il 24 marzo 1944, cuore della nazione e centro della Cristianità, come rappresaglia dell’attentato gappista di via Rasella avvenuta il giorno prima, scaturiva da una ben precisa strategia del terrore e da logiche razziste ed antisemite che avevano sconvolto l’intera Europa. Quest’ultimo aspetto è stato ribadito con forza dall’attuale Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che subito dopo la sua elezione alla massima carica dello Stato, il 31 gennaio di quest’anno, si è recato al mausoleo delle Ardeatine.

Quell’orrendo misfatto, compiuto , sotto gli occhi del papa, non cessa di suscitare l’indignazione unanime della coscienza civile italiana, nonostante il tempo trascordo . I 335 italiani trucidati dai nazisti rappresentavano l’insieme della società nazionale per credo religioso ( 75 erano ebrei), per condizione sociale e professionale (militari, insegnanti, operai, artisti, commercianti. artigiani, studenti e due sacerdoti un cattolico ed un pentacostale) e per scelte politico-ideali (socialisti, azionisti, liberali, comunisti, monarchici ). Per molti anni la vicenda dei crimini di guerra del nazismo in Italia ha trovato giustificazioni in Germania ( il governo di Bonn ha assistito nel dopoguerra i cittadini tedeschi detenuti all’estero nei processi in cui erano imputati) e atteggiamenti di estrema indulgenza in Italia come si evidenzia dalle conclusioni della Commissione bicamerale d’inchiesta sulle <<stragi naziste impunite>> che chiuse i suoi lavori nel 2006.

Le Fosse Ardeatine rappresentano uno dei luoghi più importanti della memoria nazionale, per la provenienza delle vittime da quasi tutte le regioni italiane, tra cui Piemonte, Veneto, Abruzzo, Campania, Calabria e Puglia. Tra i molti pugliesi alcuni erano nati fuori d’Italia: Emanuele Carcciolo, sceneggiatore e regista era nato a Tripoli. ma la sua famiglia era originaria di Gallipoli; Cosimo Di Micco, un sottoufficiale dell’esercito. nato a Porto Said da genitori originari di Trani. Dopo il suo trasferimento in Italia per prestare il servizio militare, Di Micco sposò nel 1942 c Serafina De Caro di Triggiano. Dopo l’8 settembre 1943 Di Micco – assieme a diversi altri militari pugliesi, tra cui Ayroldi, Azzarita, Pisino ed i fratelli Carola- partecipò alla difesa di Roma opponendosi all’occupazione nazista ed in seguito fu denunciato ed arrestato. La vicenda di Di Micco appare tra le più drammatiche per le difficoltà del processo di identificazione; la sua famiglia, infatti, fu avvisata con molto ritardo. Dopo alcuni anni la moglie e suo figlio Matteo, nato nel corso della prigionia, lasciarono la Puglia ed emigrarono in Australia.( il nucleo speciale dei carabinieri del Ris ha avviato, da tempo, le complesse procedure per la sua identificazione attraverso l’esame del Dna). .

Per l’intera comunità pugliese quella strage assume un significato particolare perché ha visto sparire i suoi figli migliori, quasi tutti emigrati tra le due guerre dalla Capitanata, dal Salento e dalla Terra di Bari. Diversi sono i riconoscimenti ( medaglie d’oro e d’argento al valore militare ed al merito civile) conferiti alla memoria di questi nostri corregionali, vittime di un eccidio che non ha eguali nella realtà europea delle grandi metropoli. Molti di essi erano noti per il grande impegno etico, civile ed umano nel corso della guerra e per l’opera umanitaria, svolta a favore di ebrei perseguitati, soldati sbandati, in cui si distinse, tra gli altri, il sacerdote terlizzese Pieto Pappagallo

Il filosofo Giacchino Gesmundo, l’artigiano Gaetano La Vecchia con la sua bottega ritrovo di antifascisti, il cantante lirico Ugo Stame, assieme a militari, operai, artisti, studenti – tutti provenienti dal mondo dell’emigrazione della nostra regione- furono innocenti vittime di un barbaro assassinio. I casuti pugliesi delle Fosse Ardeatine incarnano i valori più alti della Llotta di Liberazione nazionale ed esprimono, come sostenne il teorico della pace, Aldo Capitini, “un bisogno di ricostruzione dalle fondamenta anzitutto morale”. In questa direzione balza all’attenzione una drammatica lettera scritta dal giurista Ugo Baglivo alla moglie all’indomani del suo arresto, nella quale si legge: “ Vi sono anche dei doveri nazionali ed umani che bisogna rispettare. Per questo ti prego di volermi compatire e comprendere”.

[Prof. Vito Antonio Leuzzi]

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