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“Chiedo con forza le immediate dimissioni del Ministro Fontana. Le sue dichiarazioni violano gravemente la Costituzione della Repubblica”

3 agosto 2018 Carla Nespolo, Presidente nazionale ANPI

Dichiarazione  del Presidente del Parco Nazionale della Pace e sindaco di Stazzema  Maurizio Verona  che chiede le dimissioni del Ministro Fontana

“Pene più dure contro il ritorno del fascismo non abolizione delle norme attuali”

ISCRIZIONE DELLA CITTA’ DI MESAGNE ALL’ANAGRAFE ANTIFASCISTA ISTITUITA DAL COMUNE DI STAZZEMA

[…] Dopo le polemiche dei giorni scorsi, finalmente il Consiglio comunale si occupa della mozione con la quale si chiede l’iscrizione della Città di Mesagne all’anagrafe antifascista istituita dal Comune di Stazzema. Desidero, preliminarmente, ringraziare tutti coloro che con scritti e dichiarazioni di consenso alla mia iniziativa –  fra questi il sindaco di Stazzema Maurizio Verona ed il sindaco di Mesagne Pompeo Molfetta – hanno smorzato inutili polemiche ed atteggiamenti demagogici e qualunquisti.

Nessuna manipolazione o strumentalizzazione politica – come qualcuno ha voluto pretestuosamente intendere o fatto intendere  –  vi è alla base della mozione da me presentata: si tratta solo, ora più che mai, di ricordare e riaffermare i valori ed i principi dell’antifascismo. Certo, non poco mi ha addolorato leggere nei giorni scorsi che l’iniziativa assunta ed i contenuti della stessa, sfioravano il “grottesco”. Non intendo raccogliere polemiche ed attacchi, alcuni alquanto sguaiati:  mi limito solo a replicare che basterebbe recarsi a S. Anna di Stazzema o leggere qualche libro su quel che ha rappresentato S. Anna (fra i vari, Marco De Paolis – Paolo Pezzino, “Sant’Anna di Stazzema. Il processo, la storia, i documenti”, Viella, 2016 o il bel libro-album di Oliviero Toscani, “I bambini ricordano. Sant’Anna di Stazzema 12 agosto 1944”, Feltrinelli, 2016) e si renderà conto da sé che non vi è nulla di «grottesco».

L’iniziativa del comune di Stazzema è anche «una risposta a quanto sta accadendo intorno a noi, per non restare indifferenti, perché si riaffacciano simboli, parole, atteggiamenti, gesti ed ideologie che dovrebbero appartenere al passato e si fanno largo sentimenti generalizzati di sfiducia, insofferenza, rabbia, che si traducono in atteggiamenti e azioni di intolleranza, discriminazione, violenza verbale».

Come ha evidenziato il sindaco di Stazzema, «sottoscrivere la Carta ed aderire all’anagrafe significa prendersi un impegno per la democrazia e a sostegno dei valori della nostra Costituzione», quella Carta in cui la parola antifascismo non compare mai (compare 3 volte il termine “fascista”) eppure nessuno può dubitare che sia – come diceva Piero Calamandrei – permeata in ogni suo articolo di antifascismo.

L’Italia è costituzionalmente antifascista e per onorare i 70 anni della nostra Costituzione, in una delle Città simbolo dell’orrore nazifascista e della storia più buia del secolo che ci siamo appena lasciato alle spalle, è nato il registro antifascista, al quale «tutti si possono iscrivere, per costituire e diventare cittadini d’un comune virtuale che non ha confini se non quelli, appunto, del proprio antifascismo».

Come dicevo, Stazzema è il luogo di una delle più odiose e crudeli stragi nazifasciste – quella del 12 agosto 1944 – in cui le vittime, tutte civili, furono 560, in gran parte bambini, donne, anziani, ed oggi è anche il centro del Parco nazionale della Pace.

L’iscrizione al “Comune virtuale antifascista” non è l’adesione ad un partito e/o movimento politico, ad una parte in contrapposizione ad un’altra; non è l’adesione a una determinata ideologia: è il riconoscimento pregnante dei valori di libertà e democrazia. Essere antifascisti non vuol dire essere contro un determinato periodo storico.

«Non cerchiamo tante definizioni – ha detto recentemente il Presidente della Repubblica Mattarella – il fascismo è tutto il contrario di ciò che c’è scritto nella Costituzione, e viceversa». È una frase forte ed ispirata, una frase che spiega in modo inequivocabile perché lo strumento principale di ogni antifascismo sia la diffusione di una cultura della Costituzione che motivi i cittadini italiani a sentirla propria, a conoscerla, a difenderla, a chiederne in ogni sua parte l’attuazione.

Se c’è il fascismo – e purtroppo continua ad esserci il fascismo, meglio ancora i fascismi – combattere contro questo vuol dire essere antifascisti, nonostante non ci sia più un duce che si affacci su un balcone (proprio ieri ricorrevano i 78 anni dall’entrata in guerra dell’Italia) o mandi al confino i dissidenti.

Cosa vuol dire essere oggi un antifascista?

«Molte cose – è stato detto –  alcune assai complesse, ma alcune semplici anche per chi non sa nulla di storia: il rispetto degli altri come persone di qualunque etnia o cultura, la tutela delle libertà fondamentali, la condanna della violenza fisica contro i deboli, il contrasto con tutto ciò che incoraggi le pratiche opposte – oppressione, sopraffazione, antidemocrazia, razzismo».

Non si è antifascisti poiché si appartiene e ci si identifica con una determinata e specifica area politica ma perché si è contraenti di un nobile patto di lealtà reciproca che lega liberamente ed indissolubilmente individui ed organizzazioni al rispetto di alcune norme fondanti, consacrate nella Costituzione, senza le quali qualsiasi arbitrio sarebbe dietro l’angolo.

Secondo alcuni -  lo abbiamo letto in questi giorni sui social – l’antifascismo sembra corrispondere a un orizzonte di valori che appartiene ormai al passato, anche perché il ventennio è finito da oltre 70 anni. E come se fascismo e antifascismo non dovessero più riguardare le nuove generazioni.

Ma davvero l’antifascismo è inutile? Non serve forse – ancora e soprattutto in tempi come quelli che stiamo vivendo –  per garantire alla democrazia italiana una fedeltà profonda alle idee della Resistenza e una indiscussa adesione ai valori scolpiti nella Carta costituzionale?

Ed allora, questo è il messaggio più pregnante che deve venir fuori da questa adesione: «…la cosiddetta crisi delle ideologie – ha scritto Sergio Luzzatto nel suo “La crisi dell’antifascismo” – non deve significare la rinuncia a distinguere precisamente fatti e misfatti, usi e abusi dell’antifascismo e del comunismo (sì dell’uno e dell’altro). E’ responsabilità delle nuove generazioni non permettere che la storia del ‘900 anneghi nel mare dell’indistinzione o, peggio ancora, dell’indifferenza».

«Essere antifascisti – mi ha scritto in un messaggio il sindaco di Stazzema, che desidero ancora una volta ringraziare – significa essere contro ogni regime che soffoca il dibattito o pensiero, di qualsiasi colore, trasformando l’appartenenza partitica in uno strumento per discriminare per una differenza di religione, di sesso, di pensiero. Il nostro Paese non può far finta che non stia succedendo niente: abbiamo bisogno che tutti noi ci riappropriamo della nostra memoria in modo partecipato, con un dibattito intergenerazionale che recuperi il passato come strumento di analisi del presente. Non possiamo – conclude il sindaco Verona – barricarci dietro il “ci sono cose più importanti”, perché se non comprendiamo e conosciamo il passato, difficilmente sapremo leggere il presente e costruire il futuro».

Per questo è utile riabilitare questo “strumento culturale” più che politico, sempre efficace, come appunto l’antifascismo, rivendicandolo, riconoscendo la sua forza, in opposizione a tutte le disgustose comunità dell’odio, del risentimento e del rancore che abbiamo recentemente sperimentato anche nel nostro recentissimo passato e che resisteranno sicuramente nel prossimo futuro.

Ed allora, da questa iniziativa nessuno tema strumentalizzazioni: si tratta in definitiva di manifestare un obiettivo nobile, ricordare e onorare le vittime di Sant’Anna di Stazzema e di tutte le altre stragi nazifasciste, «conoscere quel passato, per evitare di vederne tornare alla ribalta simboli, ideologie e pratiche, di cui forse troppi hanno dimenticato la realtà storica». Una realtà fatta di sangue e vittime, che ha rischiato prima di finire sepolta con l’«armadio della vergogna» di cui ha parlato per primo nel 2004 Franco Giustolisi nel suo omonimo libro, ritrovato dall’allora procuratore militare della Repubblica presso il Tribunale militare di Roma Antonino Intelisano nel 1994 in uno scantinato romano con 695 fascicoli (il primo dei quali riguardava l’eccidio delle Fosse Ardeatine ed a seguire le altre stragi, fra le quali proprio quella di S. Anna di Stazzema) sui crimini di guerra di tedeschi e dei loro scherani fascisti prima e della Repubblica di Salò dopo, e di essere poi immoralmente dimenticata da chi a quel passato vorrebbe ancora guardare con nostalgia e rimpianto.

( Intrevento del consigliere Fernando Orsini)

p.s. La mozione è stata votata all’unanimità dal Consiglio comunale di Mesagne e, pertanto, dopo la pubblicazione della relativa delibera, la Città di Mesagne farà parte dell’anagrafe antifascista di Stazzema.


“Si aprano i porti all’arrivo di vite umane che fuggono da conflitti e disperazione”

La chiusura dei porti italiani alla nave Aquarius e alla Sea Watch 3, annunciata dal ministro Salvini, è una soluzione inaccettabile. La Convenzione di Amburgo del 1979 e le altre norme internazionali sul soccorso marittimo, oltre che i fondamentali principi di solidarietà, impongono che le persone soccorse in mare debbano essere sbarcate nel primo “porto sicuro” sia per prossimità geografica sia dal punto di vista del rispetto dei diritti umani. L’Italia non può voltare le spalle, ogni migrante, tra cui tante donne e bambini indifesi, è prima di tutto una persona costretta a lasciare la propria terra, a causa di guerre, fame, siccità e disastri ambientali, per cercare la sopravvivenza altrove chiedendo accoglienza e asilo. Non si faccia l’imperdonabile errore di chiudersi nei confini della propria nazione, di alzare nuovi muri di odio e paura che non fanno bene al Paese e che aumentano ancora di più le disuguaglianze. Per questo chiediamo al Governo che vengano riaperti immediatamente i porti italiani per accogliere le navi che soccorrono i migranti.

appello di ANPI, Arci, Azione cattolica italiana, Legambiente, Libera e Rete della Conoscenza

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Valori della Resistenza e dell’antifascismo da ieri e sino ad arrivare ai giorni nostri. Ma anche temi legati al lavoro dignitoso che non c’è e ai giovani sono stati i temi delle iniziative organizzate dall’Anpi a Brindisi e in provincia, nelle scuole e non solo, in preparazione della giornata del 25 aprile 2018

 

Venerdì 20, nel liceo delle scienze umane e linguistico Palumbo di Brindisi, organizzata dagli studenti, si è svolta un’assemblea con varie musiche e   proiezioni tra cui il documentario “Prima di tutto l’uomo” alla presenza dell’autore, Elio Scarciglia, e interventi di Donato Peccerillo, presidente provinciale ANPI Brindisi con docenti e studenti, molto interessati che raggiungeva l’emozione alle parole e la  musica di “Bella ciao”.


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

A Ceglie Messapica, sempre il 20, l’ANPI, in collaborazione con la CGIL e il patrocinio del Comune di Ceglie Messapica, ha organizzato un dibattito presso il MAAC- Museo di Ceglie Messapica- sul tema “Dall’antifascismo alle lotte popolari”. Ha aderito il presidio di Libera contro le mafie. Interventi di Donato Peccerillo, Donato Rapito, Antonio Macchia, Daniela Trisolino, Vito Antonio Leuzzi.


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

A Brindisi, lunedì 23 aprile, presso la sede SPI CGIL, il Circolo dei lettori delle leghe SPI CGIL di Brindisi centro e S.Elia del dipartimento “per la promozione e la diffusione della cultura”, in collaborazione con il comitato provinciale dell’ANPI ha organizzato un dibattito su Liberazione e lavoro. Sono intervenuti Crescenzo Guadalupi, Mario Carolla, Vincenzo Casone, e Donato Peccerillo con il suo libro “Fuori dalle gabbie”. Hanno aderito CGIL, SPI CGIL, AUSER Br e territoriale; Sindacati di Categoria e le associazioni: Giovani Democratici, Uds, Giovani Prc„ Libera, Arci Proteo Fare Sapere, Cidi, Scuola di Formazione Poi litica “A Caponetto, Anla, Vivere Insieme.

 

 

 

 

 

 

 

 

A Francavilla Fontana, martedì 24 aprile, presso il castello degli Imperiali alla presenza della amministrazione e comunale ed il commissario straordinario, l’Istituto professionale per il commercio C. De Marco, ha organizzato un evento con il corpo degli insegnati e gli studenti, principali protagonisti di interventi, letture, video e opere grafiche sui temi della Resistenza, della Democrazia e della Costituzione. Ha portato  Saluti Sub Commissaria Dott.ssa Stridi, ono intervenuti  il dirigente Scolastico dell’Istituto Professionale per il Commercio “C. De Marco”; Rita Ortenzia De Vito, dirigente scolastico; Alberico Balestra, che ha coordinato. Sono state presentate proiezioni, lette lettere dei condannati a morte da parte degli studenti, mostrate belle opere grafiche ispirate alle donne nella Resistenza, ha concluso Alessandro Rodia, responsabile locale dell’Anpi.



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

A Brindisi, mercoledì 25 aprile, la Liberazione è stata commemorata in due eventi, come ogni anno. Prima presso il Monumento ai Caduti, in Piazza Santa Teresa, la Solenne Celebrazione del 73° Anniversario della Liberazione (cerimonia, presieduta dal Prefetto di Brindisi, Valerio Valenti, con Autorità Militari e Civili, nonché le Associazioni Combattentistiche e d’Arma). Poi in piazza Sottile De Falco con la deposizione di una corona presso la lapide a Vincenzo Gigante. Presente, oltre a un folto pubblico i antifascisti, anche Libera che, con l’Anpi, ha deposto un cuscino di fiori sotto la vicina lapide dei finanzieri Tony Sottile e Alberto de Falco, uccisi dai contrabbandieri.  Sono intervenuti, oltre a Donato Peccerillo, il commissario prefettizio e il prefetto di Brindisi che si è soffermato, con efficacia, sui valori dell’antifascismo e sulla necessità di non abbassare la guardia rispetto al pericolo di svolte autoritarie.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

Ma l’Anpi ha continuato anche il 27, partecipando,  presso l’IISS Epifanio Ferdinando, a un incontro con gli studenti, organizzato oltre che dall’Anpi, anche dallo SPI CGIL, sulla più grande tragedia umana mai perpetrata da uomini contro altri uomini: la Shoah e la deportazione. Titolo: “Per non perdere il filo”. Sono intervenuti, tra gli altri, Donato Peccerillo (Anpi), Antonio Macchia e Michela Almiento (Cgil).

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mai più fascismi, ma più razzismi.

Anche l’Anpi Brindisi in campo quotidianamente in questa battaglia. Mercoledì 14 febbraio, abbiamo organizzato a Brindisi una grande e partecipata assemblea regionale, anticipata da un sit-in in piazza Santa Teresa, nel salone della Provincia. Iniziativa voluta da Anpi, Cgil, Libera contro le mafie, Arci, Rete della conoscenza e Unione degli studenti, che già dallo scorso autunno si sono unite in una rete antifascista e antirazzista promuovendo numerose iniziative pubbliche sia nelle scuole che nelle periferie. L’evento del 14 febbraio si è svolto in contemporanea con la presentazione pubblica, in un sala di rappresentanza del Comune, del candidato al Senato di Casapound (quaranta i presenti). A parte la presenza di esponenti regionali delle associazioni promotrici, l’assemblea regionale antifascista ha visto la partecipazione di esponenti di partiti e associazioni del territorio (come Nonunadimeno) e, soprattutto di migranti. A loro nome ha parlato Drissa Kone, del Mali. Diversi gli antifascisti arrivati a Brindisi da Bari, Lecce e Foggia. E’ stata una grande assemblea partecipata, democratica, aperta, solidale e soprattutto antifascista, in un momento di gravi tensioni provocate ad arte da aggregati dichiaratamente neofascisti, che in spregio a ogni dettato costituzionale stanno inquinando il dibattito pubblico e la campagna elettorale con messaggi razzisti, xenofobi, di odio e divisione. Messaggi che trovano terreno fertile, nel Mezzogiorno, in una condizione generale di disagio, dovuto all’aumento delle disuguaglianze sociali e alle condizioni di impoverimento materiale che la crisi ha prodotto.
Abbiamo chiesto al Prefetto un incontro urgente affinché si vigili a difesa della democrazia, in un clima contrassegnato da ripetuti atti di intimidazione alle organizzazioni studentesche e a una propaganda tossica, xenofoba, razzista, omofoba.

Come Rete Antifascista siamo anche impegnati all’interno dei luoghi della formazione per la costruzione e diffusione di una cultura antifascista che mini alle basi quei messaggi di odio, razzismo e divisione cui inneggiano questi aggregati. Per due domeniche di seguito, all’inizio di febbraio sono state raccolte numerose sottoscrizioni all’appello “Mai più fascismi” sia a Brindisi che in altri comuni della provincia.

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