a Francavilla Fontana la mostra di ANPI Brindisi e dell’Archivio di Stato Sovversivi 1900-1943

 

 

 

 

 

 

 

20 ottobre 2021 : Inaugurata finalmente a Francavilla Fontana la mostra di ANPI Brindisi e dell’Archivio di Stato Sovversivi 1900-1943, con il patrocinio del Comune. Con il presidente della sezione ANPI di Francavilla, Alessandro Rodia, il sindaco Antonello Denuzzo, il direttore dell’Archivio di Stato, Corradino De Pascalis, il presidente del Comitato provinciale ANPI Brindisi, Donato Peccerillo e visite guidate di Elena Lenzi. Presente l’assessore alla Cultura, Maria Angelotti. Un lavoro bellissimo di ricerca e di memoria antifascista. Studenti, docenti, ricercatori, cittadini sono tutti invitati a visitarla. A Palazzo Imperiali la mostra sarà aperta sino ai primi mesi del 2022.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Martedì 12 ottobre si torna in piazza. Brindisi con Mimmo Lucano.

BRINDISI CON MIMMO LUCANO

L’UMANITA’ NON SI ARRESTA

UNA LUNGA MOBILITAZIONE

 

L’abnorme condanna dell’ex sindaco di Riace Mimmo Lucano è irricevibile. Associazioni, sindacati, forze politiche democratiche e cittadini, uniti in una grande e doverosa alleanza, sono sconvolti.

Giusta la vicinanza e la solidarietà concreta a Mimmo, un sindaco che, per sensibilità personale e dovere costituzionale, ha fatto dell’accoglienza e dell’inclusione il fulcro dell’attività amministrativa e che ha aiutato gli ultimi senza mai arricchirsi.

Confidiamo nei successivi gradi di giudizio, ma ribadiamo che tale assurda condanna, è nata da leggi che nulla hanno a che fare con la giustizia sociale e con lo spirito di accoglienza del popolo italiano e brindisino in particolare. La solidarietà sui social non basta!

Questa sentenza rappresenta un precedente allarmante e pericoloso per tutti coloro che in modalità istituzionale (ex Sprar oggi Sai) e volontaria, sono impegnati, tra mille ostacoli, a garantire solidarietà concreta ed accoglienza.

Nella difesa di Mimmo Lucano c’è anche la nostra volontà di impedire che si torni ad un passato insostenibile ed inumano.

Per questo motivo siete tutti invitati a partecipare ad un sit-in davanti al tribunale di Brindisi martedì 12 ottobre dalle ore 10 alle ore 11,30, così come si sono mobilitate decine di città in tutta Italia.

Il nostro impegno non si limiterà alla piazza, andrà nella periferia della città con proiezioni di film, documentari e dibattiti per far conoscere l’esemplare esperienza di Riace.

Brindisi è e sarà con Mimmo Lucano sempre, per l’umanità, per l’accoglienza, la solidarietà, l’inclusione .

 

 

 

 

 

10 ottobre ’21. Mai più fascismi. Il presidio davanti alla Cgil di Brindisi

Il presidio stamattina davanti alla Cgil di Brindisi con il segretario generale, Antonio Macchia, il sindaco, Riccardo Rossi, il presidente del Comitato provinciale ANPI Brindisi, Donato Peccerillo.

“Presidio davanti  tutte le sedi Cgil d’Italia. – l’ANPI di Brindisi c’è. Il  10 ottobre 2021 ci vediamo anche a Brindisi alle ore 10.-

Un inaudito assalto fascista alla democrazia. Questo sta accadendo a Roma. Nell’esprimere solidarietà alla CGIL, la cui sede nazionale è stata oggetto di aggressione e danni, ci appelliamo con forza al Ministro dell’Interno, al Governo affinché vengano immediatamente sciolte, senza se e senza ma, tutte le organizzazioni che si rifanno al fascismo che è, se ancora non fosse chiaro, un crimine! La Segreteria Nazionale “

 

 

 

Fascismo e Omosessualità

 

In occasione della manifestazione del Pride pugliese nella città di Brindisi si pubblicano alcune significative pagine su uno dei temi oggetto della manifestazione: Fascismo e Omosessualità.

Sull’argomento è interessante ricordare il lavoro pubblicato nel lontano anno 1986  nella rivista Babilonia “mensile di cultura e seduzione Gay” che faceva uscire tra aprile e maggio due articoli dedicati all’argomento. La cosa è stata possibile grazie alla documentazione nel fondo Mario Merico-ATTIKA contenuto nell’Archivio storico Benedetto Petrone custodito presso la sede ANPI di Brindisi.

Una premessa per affrontare il tema è necessaria: il regime fascista perseguitò gli omosessuali anche se il codice Rocco non conteneva alcuna norma contro l’omosessualità. Di conseguenza la repressione dell’omosessualità veniva affidata all’intervento della polizia che ne sottoponeva i casi alle  apposite e diverse Commissioni provinciali ciascuna  costituita dal prefetto, il questore, il comandante dei carabinieri, il capo della milizia fascista e il procuratore del re. La Commissione provinciale esaminava e comminava i provvedimenti repressivi relativi che andavano dalla diffida all’ammonizione sino al confino di polizia.  Furono circa 20.000 le misure di ammonizione nei riguardi di omosessuali. A molti omosessuali fu imposta la pena del confino quasi sempre in isole italiane ed in particolare presso le Tremiti.

Di seguito si pubblica stralci significativi dei due numeri 35 e 36 della rivista Babilonia scritti da Giovanni Dall’Orto, il primo articolo con il titolo era “Per il bene della razza al confino il pederasta” e l’altro apparso nel numero seguente titolava: “credere, obbedire, non «battere»”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’incipit per i due articoli di Babilonia era: Per la prima volta riportati alla luce i documenti sulla persecuzione degli omosessuali durante il fascismo. Per iniziativa dell’Arci-gay importanti testimonianze umane e storiche, finora inedite, vengono messe a disposizione di tutti.

L’autore in precedenza aveva lamentato la mancanza di qualsiasi studio sulla repressione degli omosessuali durante il Ventennio. Infine avendo in passato l’Associazione Nazionale Perseguitati Politici Antifascisti (ANPPIA) svolto un’impressionante opera di ricerca e catalogazione di confinati, aveva messo lo schedario  a disposizione del Dall’Orto e gli aveva consentito di individuare 82 fascicoli di omosessuali.


Di seguito si pubblicano stralci dei due articoli:

“Va innanzi tutto detto che gli 82 fascicoli che gli studiosi possono consultare rappresentano solo una minima parte del materiale conservato presso l’Archivio. (…) dispersa fra le oltre 20.000 pratiche di «ammonizione» (comminata agli omosessuali con maggiore frequenza del confino), su cui nessuno ha ancora fatto un lavoro di ricerca(…).

“tutti i processi esaminati risalgono agli anni 1938-1939, quando gli omosessuali furono classificati come «detenuti politici», per effetto delle nuove leggi sulla «difesa della razza» che il fascismo aveva promulgato scimmiottando quelle tedesche. Viceversa, i fascicoli precedenti al 1936 sono classificati fra quelli per reati comuni, e non sono consultabili prima di 70 anni dalla sentenza.”

“Ciò rende sufficientemente completo il quadro dell’Italia «diversa» del periodo fascista. C’è veramente di tutto: il contadino e il sacerdote, l’analfabeta e il funzionario, il pedofilo e il prostituto, il meridionale e il settentrionale, il travestito e la «velata». Complessivamente, credo che il campione a mia disposizione fosse veramente molto ricco ed articolato, tale da fornire un’immagine che posso definire «completa».”

 

“Quello che il confino puniva (…) non erano (…) azioni delittuose (come potrebbero essere le attività mafiose, per cui era comminato il confino «comune») ma la semplice presunzione della «diversità». Lo si nota ad esempio nel caso di Barbaro M., che viene condannato l’8 maggio 1939 a ben 5 anni di confino perché in paese (in provincia di Catania) «si dice» che sia omosessuale, in quanto «veste in modo effeminato» e frequenta cattive compagnie. Nessun atto preciso può essergli contestato: prove della sua «colpevolezza» sono solo la vox populi, e un discutibile esame (…) compiuto da un medico che sentenzia «dedito alla pederastia passiva»!?).”

 

“La vita al confino era difficile. Il regolamento delle Tremiti imponeva di “darsi a stabile lavoro”, ma che lavoro si trovava nelle boscose isole che contavano “ben” 400 abitanti in tutto? Nel 1940 lo stato passava 4 lire al giorno ad ogni confinato, ma un chilo di fagioli costava 5 lire, ed un chilo di pane ne costava 2,40. Il sogno di tutti i confinati era perciò quello di essere trasferiti in un comune di terraferma, dove esistesse qualche opportunità di lavoro.
Quasi nessuno ci riuscì.”

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Emblematica è la relazione del Questore di Catania autore sin dal 1939 una rabbiosa campagna contro i «pederasti» e che spedì al confino in un sol colpo 20 omosessuali di Catania, e 9 di Paternò, giungendo a dichiarare persone «pericolosissime per l’ordine sociale» persino ragazzi di 18-19 anni. Di seguito si riporta la relazione del Questore di Catania:

«La piaga della pederastia in questo capoluogo tende ad aggravarsi e generalizzarsi perché giovani finora insospettati ora risultano presi da tale forma di degenerazione sia passiva che attiva, che molto spesso provoca anche mali venerei. In passato molto raramente si notava che un pederasta frequentasse caffè e sale da ballo o andasse in giro per le vie più affollate; più raro ancora che lo accompagnassero pubblicamente giovani amanti od avventori. Il pederasta ed il suo ammiratore preferivano allora le vie solitarie per sottrarsi ai frizzi ed ai commenti salaci; erano in ogni caso generalmente disprezzati, non solo dai più timidi, ma anche da quelli che passavano per audaci o senza scrupoli, ma che in fondo erano di sana moralità. Oggi si nota che anche molte spontanee e naturali repugnanze sono superate e si
deve constatare che vari caffè, sale da ballo, ritrovi (balneari e di montagna, secondo le epoche) accolgono molti di tali ammalati, e che giovani di tutte le classi sociali ricercano pubblicamente la loro compagnia e preferiscono i loro amori snervandosi ed abbrutendosi.

Questo dilagare di degenerazione in questa città ha richiamato l’attenzione della locale Questura che è intervenuta per stroncare o, per lo meno, arginare tale grave aberrazione sessuale che offende la morale e che è esiziale alla sanità ed al miglioramento della razza, ma purtroppo i mezzi adoperati si sono dimostrati insufficienti.
I fermi per misure, le visite sanitarie, la maggiore sorveglianza esercitata negli esercizi pubblici e nelle pubbliche vie, non rispondono più alla bisogna. Perché infatti i pederasti fatti più cauti per eludere la vigilanza della Pubblica Sicurezza ricorrono ad una infinità di ripieghi.

I più abbienti mettono su quartini mobiliati con gusto civettuolo ed invitante, i più poveri per spirito di emulazione e per non essere da meno, ricorrono ai più disparati espedienti, non escluso il furto, per procurarsi i mezzi e mettere anch’essi su una casa ospitale. Tutti poi, per vanità, per piccole gelosie, menano vanto delle conquiste fatte, che tendono a mantenere a prezzo di qualsiasi sacrificio.

I giovani per altro – quando non espressamente invitati – sono sospinti in quelle case, alcuni dalla curiosità, altri dall’insidioso desiderio di fumarvi gratuitamente una sigaretta, e tutti, dopo avere visto, hanno voluto poi provare, sicché vi sono sempre ritornati.
E tale presa di contatto, anche quando non sfugge alla polizia, non può in ogni caso essere impedita, pur prevedendosene gli sviluppi e le ultime conseguenze.
Ritengo, pertanto, indispensabile nell’interesse del buon costume e della sanità della razza, intervenire – con provvedimenti più energici – perché il male venga aggredito e cauterizzato nei suoi focolai. A ciò soccorre, nel silenzio della legge, il provvedimento del Confino di Polizia, da adottarsi nei confronti dei più ostinati, fra cui segnalo….»




 




 

 

 

 

In altri casi si riscontrano tratti comici sen addirittura boccacceschi come nel caso  del gestore di una trattoria in Eritrea che intratteneva relazioni con un indigeno, di seguito il verbale di uno dei carabinieri:

 

“Una sera del dicembre 1937, mentre rivestivo il grado di zaptié, fui comandato verso le 21, assieme al carabiniere C
Ignazio, di appiattamelo all’abitazione di un nazionale di nome Otello, per verificare se col connazionale medesimo andava a passare la notte un ragazzo indigeno, certo Abraha G. La stanza da letto del nazionale aveva due porte. A guardia di una si mise il carabiniere, e a guardia dell’altra mi misi io. (…).Verso le quattro o quattro e mezzo il comandante la stazione si diresse alla porta alla quale vigilava il carabiniere e bussò ripetutamente. L’Otello domandò spaventato che cosa c’era e quando gli fu risposto “Carabiniere” disse di attendere un momento che avrebbe acceso la candela. Egli invece, al buio, venne ad aprire la porta chiusa a chiave, alla quale ero io di sorveglianza, per fare uscire l’Abraha, che io fermai puntandogli la pistola. L’Abraha aveva indosso solo una maglietta corta e mi disse che voleva uscire per orinare (…). Sapevo da tempo che tra l’Otello e l’Abraha correvano rapporti di pederastia e ciò era notorio sia ai nazionali che agli eritrei. L’Abraha vestiva bene e non faceva niente. Quando si allontanava da Adi Quala, l’Otello andava a cercarlo, e mi risulta che una volta andò fino ad Adi Caiek per farlo ritornare in sua compagnia. A quei tempi, poi, la popolazione eritrea cantava canzoni di scherno all’indirizzo dei due immorali. Uno diceva così: Chilè sciucòr uodì  fitaurari mehacor, che in italiano vuol dire: “un chilo di zucchero, figlio di fitaurari vende il culo”.

 

Giovanni Dall’Orto di seguito sostiene che dalla sua indagine emergevano due Italie sul doppio binario:

“L’immagine che viene emergendo dai documenti è quella di una Italia “diversa” che procede su un doppio binario. Se da un lato troviamo, nelle grandi città, una sottocultura strutturata con i “suoi” luoghi canonici di incontro (bar, sale da ballo, gabinetti pubblici, parchi) dall’altro emerge la grande massa degli omosessuali che vive in piccoli centri (non dimentichiamo che l’urbanizzazione di massa in Italia risale al dopoguerra) e che si arrangia seguendo altri schemi culturali e di comportamento.”

L’autore negli articoli distingue L’omosessualità rurale e l’omosessualità mediterranea, che definisce e racconta in modo articolato.

Infine a dimostrazione che anche sull’omosessualità passava una linea di distinzione che il regime adottava tra ricchi e meno abbienti, viene  raccontato il caso de Il professore Ottone Rosai, pittore protetto dal regime:

 

 

 


“Sulla base delle dichiarazioni dell’U. è risultato che il nominato M. Alberto ed il pittore Rosai Ottone sono anch’essi pederasti. Alle contestazioni che sono state loro mosse si sono mantenuti reticenti, ma i particolari emersi non possono lasciare dubbi di sorta:l\’U, ha precisato al riguardo che il M. ha avuto più volte rapporti contro natura con lui e con il nominato S.  nella stessa sua abitazione nonché altrove, e che il pittore Rosai dopo averlo visto appena una volta alle Cascine, aveva voluto assumerlo come modello, e da allora durante 5 06 mesi fino a poco tempo fa, si era mantenuto con lui in continua intimità abnorme”.

“Rosai ebbe una punizione decisamente mite: la diffida, che era il passo precedente l’ammonizione, e non comportava alcuna restrizione della libertà personale.”


Si allegano i PDF della rivista Babilonia n. 35 e 36 del 1986.

 




Il 25 aprile del 2021 per un’Italia libera, uguale e solidale

Grazie agli antifascisti e i democratici.

È il secondo anno in cui l’anniversario della Liberazione si è celebrato nella grave emergenza della pandemia con conseguenti misure di sicurezza sanitaria.

Ma il 25 aprile è la Festa di tutti gli italiani e dell’Italia liberata dal fascismo e dal nazismo.

Nell’occasione, un particolare pensiero è stato dedicato a tutti i nostri combattenti per la libertà, a tutti i nostri partigiani che diedero vita alla Resistenza.

Un pensiero, riconoscente e particolare, l’ANPI l’ha rivolto alle decine di combattenti e resistenti figli della terra di Brindisi, nostri caduti in Italia e nei territori d’oltremare.

 

 

 

 

 

 

Il 25 aprile è stata l’occasione per ricordare, in questo tempo particolare, che nulla può essere uguale a prima.

 

Il 25 aprile del 2021 è l’occasione occasione per rilanciare l’idea per un’Italia libera, uguale e solidale, per affermare la necessità di mobilitare tutte le forze politiche e sociali per un grande piano per il lavoro.

Il diritto ad un lavoro dignitoso, il diritto alla salute con una efficiente sanità pubblica , il diritto ad una crescita del Mezzogiorno sono temi da cui partire. Le ingenti risorse europee devono essere destinate a queste priorità con senso di solidarietà ed uguaglianza.

Il 25 aprile del 2021 è stata l’occasione in cui ribadire l’avversione contro ogni forma di odio, di fascismo e di razzismo.

L’ANPI crede che, se nulla dovrà essere uguale a prima, c’è bisogno della partecipazione attiva delle persone, delle associazioni, delle reti sociali attive e delle formazioni politiche devono essere essenziali per la riscoperta di una nuova socialità, di una dimensione che coinvolga le donne e gli uomini a partire dallo loro condizione.

C’è bisogno di un nuove pratiche solidali che si oppongano all’egoismo personalistico, antisociale e senza prospettive.

Questa è la forza dell’ANPI. Con questo animo ancora una volta l’Associazione si è mobilitata ovunque, sia a Brindisi che in tutta la provincia.

Un particolare ringraziamento è dedicato ai presidenti delle sezioni e agli attivisti dei gruppi ANPI diffusi, alle iscritte e agli iscritti, a tutti i democratici e agli antifascisti, per l’incredibile impegno profuso nella giornata del 25.

 

 

 

 

 

L’ANPI porta fiori nelle Strade di Liberazione e alle Piazze

BRINDISI


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

FRANCAVILLA FONTANA

 

 

OSTUNI

 

 

 

 

 

MESAGNE


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CEGLIE


FASANO


TORRE S.S.


 


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