Questo 25 aprile

Più di ieri abbiamo bisogno di resistere, di giustizia sociale e di libertà.

Il 25 aprile è la  Festa della Liberazione, la festa nazionale di tutti. È il ricordo della Resistenza, dei caduti per la libertà e di tutti coloro che si sacrificarono

Il ricordo e i necessari festeggiamenti per l’importante  anniversario per i 75 anni trascorsi dalla riconquistata Libertà si devono confrontare con il difficile momento che l’Italia sta attraversando: l’emergenza del Coronavirus, che impone la necessità di ritrovare la solidarietà per la sofferenza dei malati, i morti. Solidarietà che deve andare ai medici e agli infermieri sono in prima linea nel combattere l’epidemia e salvare vite umane. Quelle donne e quegli uomini appartengono alla sanità pubblica a cui vengono sottratte risorse da anni. Attenzione solidale deve essere posta alla crisi sociale innescata dall’emergenza sanitaria che sta mostrando i suoi primi effetti con l’aumento delle povertà di molte persone.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Se il 25 aprile è memoria di Liberazione, che va giustamente ricordata e onorata pur in questa fase di emergenza, rispettosi di tutte le misure di contenimento adottate, non possiamo che interrogarci sul futuro una volta rallentata la prima fase dell’epidemia. Nulla sarà automatico e scontato, bisognerà combattere le disuguaglianze e la povertà che si stanno già generando, bisognerà costruire condizioni di vita e di lavoro con un approccio nuovo e solidale perché nulla sarà più come prima  dopo il coronavirus.

Nello spirito del 25 aprile e della Liberazione di 75 anni fa, nella fase nuova che ci attende, bisogna affermare con forza che niente deve essere più come prima.Noi siamo per un’Italia  libera, uguale e solidale, contro ogni forma di odio, di fascismo e di razzismo. Questo per continuare il sogno di libertà per cui si sacrificarono, alcuni sino con la vita, tante donne e tanti uomini nel periodo fascista e nella Resistenza.

 

 

 

 

 

 

 

Il sindaco  di Brindisi Riccardo Rossi: “25 APRILE 2020 FESTA DELLA LIBERAZIONE -Non possiamo essere tutti insieme in strada per festeggiare questa giornata importante della nostra storia, da cui abbiamo ancora tanto da imparare. Ho sentito l’assenza di ognuno di voi ma anche il bisogno di esserci per la nostra comunità, insieme al presidente del consiglio comunale Giuseppe Cellie, a Tea Sisto e Donato Peccerillo in rappresentanza dell’ANPI e di Libera Brindisi contro le mafie. Abbiamo deposto una corona di fiori davanti alla lapide in memoria del nostro concittadino “operaio organizzatore partigiano” Antonio Vincenzo Gigante, e un mazzo di fiori per i finanzieri Antonio Sottile ed Alberto De Falco vittime del contrabbando.”

Questa sarà la forza dell’ANPI. Con questo animo, canteremo ancora una volta Bella Ciao, ovunque, anche a Brindisi e in tutta la provincia, sia per festeggiare una data guardando alla memoria dei nostri Partigiani e della Resistenza, sia per affrontare con forza, decisione e impegno un futuro di pace, di democrazia, di giustizia sociale, di libertà.


ANTIFASCISMO È SOLIDARIETÀ. ANTIFASCISMO È RINASCITA.

A Brindisi l’ANPI in prima fila nel campo della solidarietà. Lo è da molti anni. Lo è, soprattutto, in questa emergenza sanitaria, ma anche economica e sociale che durerà a lungo. Si muove su diversi fronti, in autonomia, in rete con le istituzioni, con altre associazioni e con singoli cittadini. E’ iniziato tutto, il 16 marzo scorso, da una telefonata di una giovane donna in difficoltà. Nessuna richiesta. La dignità e l’orgoglio sono vincono sulla fame. Ha un marito disoccupato, in questo periodo, come lei, e una bambina. ANPI Brindisi il giorno dopo le chiede di cosa ha bisogno vincendo la sua ritrosia. La spesa solidale e resistente viene effettuata in un market che porta tutto a domicilio. Non si era ancora mosso nessuno, né il governo centrale con i suoi buoni spesa, né le istituzioni locali. “Non credo nella carità, credo nella solidarietà. La carità è verticale, quindi è umiliante, va dall’alto verso il basso, la solidarietà è orizzontale, rispetta l’altro e impara dall’altro” (Eduardo Galeano).

 

 

 

 

 

 

A quella prima spesa resistente e solidale di ANPI Brindisi ne sono seguite decine e decine. Continuano ancora oggi grazie ai generosi contributi degli antifascisti e delle antifasciste che segnalano famiglie in difficoltà estrema, che aiutano economicamente, che fanno materialmente la spesa da inviare a chi ne ha necessità per mettere qualcosa a tavola. Aiutano anche i social. Non si tratta di spese “generiche”. Se in casa ci sono bambini bisogna comprare il latte intero, il pollo, gli omogenizzati, le pastine. Se ci sono anziani, si preferiscono alimenti leggeri. Se le famiglie sono italiane ci si orienta in un certo modo, se sono straniere, si prediligono i loro gusti. Se sono musulmane si evita di far portare a casa loro affettati di carne di maiale. Le spese resistenti sono sempre meditate e dedicate. Sarà poi lo stesso market a garantire la consegna a domicilio. Se poi questo non è possibile, le iscritte portano la spesa di persona alle famiglie. Avvisano per telefono e lasciano nel portone delle loro abitazioni. Queste spese resistenti di ANPI hanno avvicinato all’associazione altre antifasciste e altri antifascisti che si rendono disponibili a scendere in campo con ANPI. La rete è fondamentale. Così ANPI Brindisi ha conosciuto una poliziotta, che si scopre nipote di un partigiano e che, finito un estenuante turno di lavoro di notte, chiesta l’indicazione all’associazione, invece di riposarsi, è andata a fare una consistente spesa in un market per una famiglia in serie difficoltà. Ci si scambia informazioni e si riesce ad avere un quadro chiaro delle necessità più urgenti. Ci si divide i compiti. Chi ha paura di uscire di casa perché vulnerabile, versa un contributo.


 

 

 

 

Altri vanno in strada, con tutte le cautele. Famiglie italiane o straniere, non c’è differenza. Si manda a domicilio ma anche alle Caritas delle parrocchie che hanno lanciato un grido d’allarme. Come quella di don Massimo in uno dei quartieri più a rischio della città, Sant’Elia. “Prima bussavano una volta al mese, ora un giorno sì e l’altro pure”, dice. Gli è stata consegnata una spesa abbondate. Si mandano spese ad associazioni che si occupano del dormitorio dove vivono circa 100 stranieri ormai in autogestione. Non tutti lavorano nei campi. Si inviano a un’altra associazione che gestisce una casa di accoglienza che ospita attualmente otto persone, quattro italiani e quattro stranieri (quattro donne e quattro uomini). Loro mandano una lista precisa, come gli altri, di tutto ciò che serve. Non solo viveri ma anche prodotti per l’igiene. ANPI Brindisi è arrivata, con il sostegno degli attivisti, a fare anche quattro spese al giorno. Ma la spesa solidale raggiunge anche gli “invisibili”, persone che per più ragioni non possono ricevere né gli aiuti “tradizionali” né i sostegni attraverso i Comuni predisposti nel decreto governativo del 28 marzo scorso. Erano braccianti senza contratto. E senza contratto non possono compilare alcuna autocertificazione per raggiungere le campagne. Vivono chiusi in case che non posso definirsi tali, in ghetti nella città o nelle campagne. ANPI Brindisi riesce settimanalmente a procurare loro il necessario per sopravvivere. L’ultimo decreto governativo ha stanziato somme per i Comuni per distribuire buoni spesa per le famiglie in difficoltà. Il Comune di Brindisi ha lanciato un appello alle associazioni per un aiuto pratico anche per il prelievo delle spese donate dai negozi e le consegne alle famiglie. L’ANPI Brindisi, già allenata, ha risposto mettendo a disposizione sette volontari, per ora. Abbiamo iniziato da due settimane. Ma l’azione di ANPI continua ancora in autonomia per sostenere con il necessario gli “invisibili” che vivono (talvolta con mogli e bambini) nei ghetti alla periferia delle periferie. Perché i ghetti non esistono solo in Calabria, in Campania, nel Foggiano, ma ovunque e anche a Brindisi. Ci abitano in tanti, più di quanti si possa immaginare. Ai margini dei margini della società, al limite della dignità umana, non si lamentano, restano in silenzio per paura e sopportano la fame. Loro non rientreranno mai nel progetto del Comune, che ha il nome “Brindisisolidale”, né potranno usufruire di aiuti statali tradizionali. Non hanno nulla e soprattutto non hanno un indirizzo certo.


 

ANPI ha già fatto molte spese per loro. Un po’ di sollievo dalla fame. Vengono consegnati pasta, riso, latte, pollo, salsa di pomodoro, biscotti, tonno, merende, pane in cassetta, succhi di frutta, prodotti per l’igiene personale.

La rete funziona più che bene e ci si muove in estrema sicurezza come da norme. ANPI Brindisi non è la sola a praticare solidarietà e umanità. Le donne di un comitato di quartiere hanno cucito centinaia di mascherine di cotone per far fronte all’emergenza sanitaria e alla carenza di quelle tradizionali. Vengono regalate. Altrettanto ha fatto la Comunità africana di Brindisi, presidente Drissa Kone, che ha mobilitato tre bravi sarti africani. Tutte mascherine etniche regalate ai ragazzi del dormitorio e ai brindisini. Alcune sono arrivate a chi lavora in prima linea in ospedale. La solidarietà è contagiosa. E un gruppo di mamme ha contattato ANPI Brindisi per chiedere se poteva aiutare in autonomia una mamma, madre di una bimba compagna di asilo delle loro figlie. Ogni settimana a turno, lasciano in un market un buono spesa per questa mamma in difficoltà della quale già ANPI si occupava.


Ci si mobilita anche in provincia. Il gruppo ANPI di Ceglie-Messapica procura prodotti freschi forno per le Caritas locali ed è a disposizione per partecipare alla distribuzione alle famiglie indigenti. Poi c’è Mesagne (Brindisi) dove si è recentemente costituita la sezione ANPI “Eugenio Santacesaria”: 85 iscritti e numerose altre richieste di adesioni. Sulla locale pagina Facebook il 13 marzo è partito l’hashatg #storiediquotidianaresistenza ai tempi del Coronavirus: sono state raccolte testimonianze di questi giorni drammatici. Oltre 70 pillole di racconti di vita ordinaria di nonni, adolescenti, insegnanti, bambini, un ex ludopatico, un ex detenuto, pugliesi che responsabilmente sono rimasti al nord, un ragazzo che è stato considerato un “untore” ed è stato esposto alla gogna mediatica, gente comune. Si è sostenuta l’iniziativa “Un solo cuore che batte” volta a sostenere i bisogni di prima necessità dei mesagnesi in difficoltà, mediante un contributo da versare alla Parrocchia. È stato effettuato un carico di alimenti in favore della Casa di Zaccheo di Mesagne, casa di accoglienza gestita dalla Caritas parrocchiale di Mesagne che si occupa di persone in difficoltà, e si stanno raccogliendo fondi anche per altre iniziative di sostegno per ha bisogno di generi di prima necessità.


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Solidarietà è anche suonare “Bella ciao” dai balconi, come ha fatto un ragazzo di Ceglie Messapica. “In questo periodo tutto è assurdo… è assurdo forse, suonare “Bella ciao” dal balcone di casa. Ma è anche un modo per resistere in un tempo così difficile”, aveva scritto. “Un tempo per allentare la tensione e per esorcizzare il male che ci circonda. Oggi dobbiamo resistere. Dobbiamo resistere all’insidia di questo maledetto virus… oggi la parola d’ordine oltre a io resto a casa è anche IO RESISTO!”. O come ha fatto un intero quartiere a Francavilla Fontana. E come faremo tutti il 25 aprile alle ore 15 in tutta Italia.  Perché

ANTIFASCISMO È SOLIDARIETÀ. ANTIFASCISMO È RINASCITA

ANPI, ARCI, CGIL e Legambiente alle Istituzioni europee: “Si avvii in Siria una forte e decisa azione diplomatica”

Il testo dell’appello lanciato a seguito della grave situazione creatasi al confine tra Turchia e Siria

Alla Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen
All’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell
Al Presidente del Parlamento Europeo, David Sassoli
Al Presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte
Al Ministro degli Affari Esteri, Luigi Di Maio
Alla Presidente del Senato della Repubblica, Maria Elisabetta Alberti Casellati
Al Presidente della Camera dei Deputati, Roberto Fico

Viviamo con angoscia queste ore nelle quali si sta minacciosamente aggravando la situazione al confine tra Turchia e Siria, una regione già funestata da una guerra cruenta di molti anni che ha prodotto innumerevoli vittime, soprattutto tra i civili.
A seguito delle improvvide dichiarazioni del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump – che annunciavano il ritiro delle truppe americane dai quei territori, anche se oggi smentite – il Presidente della Turchia Recep Tayyip Erdoğan ha dato avvio ai bombardamenti e all’avanzata dell’esercito nelle zone storicamente abitate dalle popolazioni curde, con le quali lo Stato Turco ha ormai da diversi decenni un rapporto più che conflittuale.
L’esercito formato interamente da donne e uomini di etnia curda è stato negli ultimi anni alleato delle forze occidentali e protagonista nel respingimento dell’avanzata dell’Isis, per la cui causa ha pagato un ingente prezzo di sangue.
La convivenza tra la popolazione turca e curda in queste regioni è stata storicamente possibile e potrà esserlo ancora solo se lo Stato Turco accetti di sedersi a un tavolo di trattative con i rappresentanti curdi, con pari dignità, per trovare un accordo sul riconoscimento e indipendenza dei loro territori.
La comunità internazionale, l’Europa, l’Italia, hanno ancora fresco un debito di riconoscenza nei confronti delle donne e degli uomini curdi che si sono battuti fino alla morte per fermare il comune nemico Daesh e salvaguardare la sicurezza e serenità dell’Europa e del nostro Paese, di noi tutti.
Chiediamo che si avvii immediatamente una forte e decisa azione diplomatica perché:
• cessino immediatamente le ostilità e si fermino le manovre di invasione del territorio curdo;
• si dia mandato senza esitazioni a una delegazione internazionale che garantisca in loco la fine delle ostilità, il rispetto dei confini, il diritto internazionale;
• si provveda all’invio di soccorsi per eventuali feriti;
• si apra una sessione di discussione dedicata, tanto nel Parlamento europeo quanto in quello italiano;
• si chieda che il caso sia messo con urgenza all’ordine del giorno del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

ANPI ARCI CGIL LEGAMBIENTE


 

 

 

 

 

 

Fermiamo la guerra in Siria, fermiamo le guerre in Medio Oriente, costruiamo la pace!

30 Ottobre 2019

Un ampio documento unitario voluto da Anpi, Arci, Cgil, Legambiente, Rete della Pace, Udu e altre associazioni per fermare l’aggressione ai curdi

L’allontanamento dal territorio siriano da parte delle forze armate americane, l’annunciata aggressione turca nei confronti del popolo curdo residente nel territorio della Siria del nord est, il successivo intervento russo al fine di comporre il conflitto accettando nella sostanza le pretese territoriali della Turchia confermano l’abbandono della popolazione curda al suo destino e la cacciata dei residenti dalla cosiddetta fascia di sicurezza. Ma mettono in luce anche l’inerzia e l’incapacità di svolgere un efficace ruolo di mediazione sia da parte dell’Onu che da parte della Ue.

Il mondo, e l’Europa in particolare, che avrebbe dovuto sostenere con tutte le proprie risorse, l’esperienza di integrazione e di convivenza tra le comunità etniche e religiose in corso nel Nord/Est della Siria, riconoscendo il sacrificio e la resistenza del popolo siriano e della sua milizia curda Ypg (Unità di protezione popolare), di cui una importante componente costituita da donne combattenti che si sono distinte per coraggio ed abnegazione, pagando un altissimo prezzo di vite umane, e riuscendo a sconfiggere l’Isis, hanno invece tradito questa esperienza, rendendosi complici di una nuova violazione della sovranità siriana, della ripresa della guerra e provocando l’alto rischio di un ritorno dei miliziani dell’Isis alle loro attività belliche e terroristiche.

La guerra continua ad essere l’unico strumento di composizione dei conflitti in Medio Oriente, dove si intrecciano laceranti contraddizioni mai sopite: la questione nazionale dei curdi, la legittima aspirazione ad uno Stato e un territorio per i palestinesi, la salvaguardia dell’esistenza dello Stato d’Israele, la lotta per l’egemonia regionale che si avvantaggia della perenne rivalità fra sciiti e sunniti, il perdurare del conflitto in Yemen e la repressione violenta delle mobilitazioni popolari in Iraq e Libano che rischiano di degenerare e riaccendere nuovi focolari, la frammentazione della Libia, il contrasto fra regimi laici e regimi confessionali (tutte le petromonarchie sono a carattere teocratico), la questione economica per le ricchezze petrolifere in gran parte di quei territori, gli interessi economici e strategici delle grandi potenze, il ruolo devastante che ha avuto e può avere l’Isis in Medio Oriente oltre che in Europa, in un quadro aggravato dagli interventi militari trascorsi in Iraq, in Libia, ed oggi nella stessa Siria che hanno comportato conseguenze catastrofiche per la stabilità dell’intera regione.

Davanti a questo scenario così complesso e drammatico l’unica via d’uscita è l’applicazione del diritto internazionale, multilateralismo per l’azione di mediazione e di risoluzione nonviolenta dei conflitti armati, mettendo al bando la guerra e le armi nucleari.

Noi, uomini e donne, cittadini e cittadine europee, migranti, rifugiati e richiedenti asilo, sentiamo il dovere di agire, di mobilitarci, di far sentire le nostre voci e le nostre ragioni a chi ci governa, a chi ha la responsabilità politica di fermare questa spirale di guerre e di violenze infinite.

Per questo rivolgiamo alle Nazioni Unite, alle istituzioni europee, agli stati membri, questa piattaforma di pace per porre fine alla guerra in Siria e nella regione Medio Orientale, per costruire la sicurezza ed il futuro di ogni popolazione, per ogni uomo e per ogni donna, in libertà e nel rispetto dei diritti umani universali e della libertà.

Per queste ragioni, sostenendo l’appello delle donne curde a tutti i popoli che amano la libertà, chiediamo e ci impegniamo per:

La cessazione del fuoco senza condizioni e il ritiro immediato delle truppe turche e di ogni altro esercito e milizie straniere, dal territorio della Siria;
l’immediata sospensione di vendita di armi ed assistenza militare alla Turchia, come pure agli altri stati implicati in guerre nel Medio Oriente, da parte degli stati membri dell’Unione Europea e in particolare dell’Italia;
che sia garantita assistenza umanitaria e corridoi umanitari per la popolazione siriana vittima di questa nuova invasione, come pure il rispetto dei diritti umani per tutta la popolazione civile, senza discriminazione di etnia o religione;
il ritiro del contingente militare italiano dal confine tra Turchia e Siria;
una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle nazioni Unite per istituire una missione di forze di interposizione con mandato ONU per la protezione della popolazione siriana e per ripristinare condizioni di ricostruzione democratica, di convivenza tra le diverse comunità;
la costituzione di una commissione internazionale sotto l’egida dell’ONU per verificare l’eventuale uso di armi chimiche contro la popolazione siriana della regione della Rojava, del Ghouta; operazioni ed azioni militari che possano costituire crimini di guerra e/o azioni di vera e propria pulizia etnica di cui si sono rese colpevoli le parti coinvolte nel conflitto in questi anni;
la costituzione di una commissione internazionale d’inchiesta sotto l’egida dell’ONU per scoprire esecutori e mandanti dell’assassinio di Hevrin Khalaf, segretaria generale del Future Syria Party, e dei suoi accompagnatori;
la sospensione di accordi commerciali e di associazione tra l’Unione Europea e la Turchia;
il non rinnovo dell’accordo tra UE e Turchia per la gestione dei rifugiati provenienti dalla Siria e da altri paesi in guerra;
l’attuazione, da parte dell’UE e degli stati membri di una politica di accoglienza e di integrazione di ogni uomo o donna in fuga da situazioni di rischio e minaccia alla propria vita e dei propri cari, siano condizioni di povertà, di repressione, di persecuzione, di disastri ambientali, di guerre, accompagnando queste politiche con programmi di cooperazione, di investimenti, con accordi commerciali e di associazione coerenti e diretti ad eliminare le cause che obbligano le persone a fuggire in cerca di rifugio e di condizioni di vita dignitose;
la ripresa di una profonda riflessione da parte del Parlamento Europeo sul ruolo dell’alleanza atlantica (NATO) e sulla necessità di avere una politica di difesa ed un esercito di difesa europeo;
il rilascio dei prigionieri politici e “verità e giustizia” per le vittime di sparizione forzata che in Siria;
togliere il PKK dalla lista delle organizzazioni terroriste;
riattivare il programma europeo per la riconversione industriale dell’apparato militare, a sistemi dual e civile; mantenendo l’apparato militare per scopi prevalentemente di difesa e non commerciali;
sostenere la società civile e democratica – quella siriana e delle altre popolazioni vittime di guerre e di regimi antidemocratici, quella turca che si oppone a Erdogan – con programmi di promozione dei diritti umani, in particolare per la libertà di espressione, di comunicazione, di associazione;
promuovere iniziative di dialogo tra le comunità e di costruzione della democrazia dal basso.
Questa piattaforma è promossa da associazioni, sindacati, organizzazioni studentesche, artisti, sportivi, intellettuali, politici, pensionati, cittadini e cittadine, migranti, rifugiati, richiedenti asilo, che hanno a cuore i principi ed i valori su cui si fonda l’Unione Europea, che si riconoscono nella carta universale dei diritti umani, che si impegnano e vogliono costruire una società giusta, libera e democratica. Libera da guerre e dalle armi. Libera da dittatori e regimi repressivi.

Anpi, Arci, Cgil, Legambiente, Rete della Pace, Udu


 

L’ANPI cresce e si rafforza nel territorio, da giugno a ottobre tre nuove sezioni.

Due partigiani e un garibaldino caduto nella guerra civile spagnola per tre nuove sezioni dell’ANPI

nella provincia di Brindisi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In  cinque mesi si  è concluso con il congresso costitutivo della sezione dell’Associazione  a Mesagne il 25 ottobre. Il percorso organizzativo era iniziato  il 28 giugno con il congresso di costituzione della sezione di Francavilla. F. era continuato in agosto, il 13 a Ostuni con la nascita di un’altra sezione dell’ANPI.

Donato Della Porta, Antonio Ayroldi e Eugenio Santacesaria i nomi delle tre sezioni costituite dedicate a tre fulgide figure di resistenti, antifascisti della prima ora  e partigiani della nostra terra .

A Francavilla la sezione è stata intitolata a   Donato Della Porta, militare, partigiano dall’8 settembre ’43 nella 54a. brigata Garibaldi di cui diventa comandante di un battaglione, caduto in combattimento in Valsaviore , in provincia di Brescia in uno scontro con i repubblichini della GNR.

Ad  Ostuni la sezione è stata intestata all’ostunese maggiore Antonio Ayroldi, vittima dell’eccidio alle Fosse Ardeatine il 24 marzo 1944, medaglia d’argento al valor militare, componente del Fronte Militare Clandestino di cui era un importante organizzatore clandestino di reti di informazioni e di collegamento con formazioni partigiane.

A Mesagne Eugenio Santacesaria, tipografo, socialista. Attivo nel primo dopoguerra come accanito oppositore del fascismo, ripara come fuoriuscito a causa del suo antifascismo in Francia,  in Lussemburgo e anche nel territorio della Saar, luoghi dove continua  svolgere  attività antifascista. Nel gennaio 1937 è Garibaldino in Spagna, arruolato nella Compagnia italiana del Battaglione Dimitrov, con il falso nome di “Mario Carloni”, svolgendo il ruolo di delegato politico di sezione. Cadde il 12 febbraio 1937 a Morata de Tajuňa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

A Francavilla Fontana il congresso ha eletto a presidente di sezione  Alessandro Rodia, consolidando una presenza e un lavoro dell’Associazione che è durato alcuni anni rivolto alla cittadinanza e soprattutto ai giovani, agli studenti e alle scuole della cittadina sui temi della Resistenza, della Liberazione  e della Costituzione non tralasciando la ricerca ed il racconto delle radici della memoria locale democratica ed antifascista.

La neo-eletta presidente della sezione di Ostuni Isabella Ayroldi ha dichiarato: «L’Anpi costituirà questo spazio aperto all’incontro e al confronto, tra associazioni del territorio, tra esperienze e idee differenti e, ancor più, tra generazioni. Come docente, infatti, non posso non sentire la responsabilità di tramandare valori e memoria ai giovani, attirati dalle sirene del qualunquismo o, peggio, dell’indifferenza». I giovani ostunesi, del resto, non hanno fatto mancare la propria presenza da protagonisti alla nuova sezione dell’Associazione.

Per finire a Mesagne è stato eletto Cosimo Zullo presidente della sezione, a coronamento di un lungo percorso che ha visto l’ANPI essere presente da diversi anni con specifiche forme di ricostruzione della memoria  storica locale, potendo contare su un robusto tessuto democratico, nella città e nelle scuole sui temi dell’antifascismo e la Costituzione, la lotta contro il razzismo e la criminalità mafiosa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nei gruppi dirigenti delle sezioni è rilevante la presenza della componente femminile e questa è una scelta non casuale che i congressi hanno fatto. La costituzione delle sezioni ha già dimostrato la capacità di essere presenti ed operare nel territorio sia nell’occasione della giornata nazionale per i tesseramento oltre che nelle iniziative di solidarietà contro l’invasione turca del Kurdistan siriano.

Di certo l’ANPI  di Brindisi esce da questo ciclo di impegno e di attività rafforzata nel territorio, potendo contare  sulla presenza strutturata e numerosa e attiva  di antifascisti, antirazzisti e antimafiosi in molte parti della provincia.


 

Il 25 aprile a Brindisi


Si è tenuta giovedì 25 aprile in Piazza Santa Teresa di Brindisi, la celebrazione del 74° Anniversario della Liberazione.
La Cerimonia è stata presieduta dal Prefetto di Brindisi Dott. Umberto Guidato,  e hanno partecipato Autorità Civili, Religiose e Militari della Città e della Provincia di Brindisi, erano inoltre presenti i Gonfaloni della Città, de vari Comuni della provincia di Brindisi.

La manifestazione, come ormai da tradizione consolidata, si è conclusa in piazza Sottile De Falco con l’omaggio alla memoria, promosso dal comitato provinciale dell’ANPI,  ai decorati al Valore Militare e ai caduti della Resistenza e della guerra di Liberazione, è intervenuto per un saluto  il sindaco della città Riccardo Rossi.

 

 

 

 

 

E anche a Tuturano

Fermo da due anni il cantiere della piazzetta di Tuturano, li dove gli antifascisti della frazione avevano installato una targa in onore dei Caduti della Resistenza. Ma il 24 aprile  l’ANPI di Brindisi non si è fatta fermare dalle transenne ormai perenni e sotto quella targa ha deposto una corona d’alloro. Breve ma significativo discorso contro i pericoli di ritorno al passato e contro il razzismo del, presidente del Comitato provinciale ANPI.

 

 

 

 

Il partigiano  Pietro Parisi, nome di battaglia  “ Brindisi” non poteva mancare alla cerimonia del 25 aprile in valle d’Aosta:

 



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