Cappelli, Vincenzo Andrea

resistente

Cappelli Vincenzo Andrea. Nato a Brindisi il 19 luglio 1911 da Adolfo Cappelli ed Elvira Gatti. Nel 1939 fu richiamato alle armi e inviato all’isola di Coo o Kos del Dodecaneso in Egeo con il grado di Tenente di Artiglieria  appartenente al 10° Reggimento di fanteria della divisione “Regina”. Dopo l’8 settembre del 1943e dopo la caduta di Rodi in mani tedesche  avvenuta l’11 settembre 1943, Kos diviene fondamentale sia per le truppe britanniche – che vi sbarcano a metà mese, ma anche  per i tedeschi che puntano a conquistarne le piste d’atterraggio. L’isola in quel periodo i circa i 4.000 uomini  del Reggimento italiano sono  affiancati da 1.600 soldati inglesi per tentare di impedire ai tedeschi di impossessarsi di Kos. All’alba del 3 ottobre 1943, inaspettatamente, i tedeschi attaccarono dal mare con un consistente appoggio aereo e con truppe paracadutate.  In breve tempo la battaglia volge a favore dei tedeschi, che hanno la meglio sulla debole e disorganizzata resistenza dei difensori italiani e inglesi. In circa 36 ore di sanguinosi combattimenti i tedeschi occuparono l’isola. Dopo la resa, i soldati inglesi furono trattati come prigionieri di guerra, mentre diversa fu la  sorte riservata ai soldati italiani che non vollero aderire alla Repubblica di Salò. Dei 110 ufficiali italiani prigionieri soltanto 7 accettarono di aderire ai tedeschi, mentre i restanti 103 nei giorni successivi furono avviati a gruppi di una decina, nei pressi di un boschetto dove li attendeva una mitragliatrice e qui furono in gran segreto trucidati. Il tenente Cappelli uno dei 103 ufficiali fu ucciso e interrato in fosse comuni con gli altri sventurati.

Di seguito si riporta un appassionato scritto del figlio Giuliano del tenente Cappelli:

“Era mio padre

Mi è stato chiesto di fornire ulteriori notizie su mio padre, anche episodi della sua vita privata. Sono felice di questo, perché tali richieste che vengono fatte sia da scuole, associazioni e gruppi vari, servono a tener viva la memoria del sacrificio di questi eroi e a tramandare i loro valori alle  generazioni future che devono aborrire la guerra e apprezzare la pace.

Era mio padre. Non l’ho mai conosciuto ma l’ho sempre cercato.

Per non dimenticare

E’ l’ottobre 2009, una sera come tante altre, sono al computer e, casualmente, dopo 66 anni, per la prima volta, vedo su una lapide sita a Coo (Egeo) il nome di mio padre “Ten. Andrea Vincenzo

Cappelli”. Noi familiari, non abbiamo mai saputo la data della sua morte. È sempre stato dato per disperso. Noi figli, due gemelli, non lo abbiamo mai conosciuto. Con grande emozione leggo che è stato fucilato dai tedeschi il giorno 6 ottobre del 1943.

Era un tenente di artiglieria appartenente al X° Reggimento di fanteria “Regina”. Uno dei 103 ufficiali, trucidati dai tedeschi perché non vollero tradire il giuramento fatto alla Patria. Purtroppo,

a tutt’oggi, il loro Olocausto è stato ignorato.

Mia madre, ora deceduta, non ha mai ricevuto risposte esaurienti nonostante le sue numerose richieste di notizie alle autorità competenti.

Mio padre non è un “disperso nelle isole greche” era appena un ragazzo quando fu fucilato e interrato in fosse comuni con altri corpi di sventurati. Sono convinto che il suo ultimo disperato

pensiero fu per la sua famiglia, per noi figli appena nati.

Questa ansia mai placata dovuta alla mancanza di notizie certe, si è finalmente esternata grazie a internet, che ha reso possibile anche la ricerca dei familiari di altri ufficiali fucilati insieme a mio padre. E’ stato un sollievo amaro, condiviso con gli altri congiunti, che non ha diminuito la mia rabbia repressa per 66 anni.

Le istituzioni italiane non hanno fatto nulla per ricordare questi atti di eroismo. La lapide monumentale con i nomi dei 103 ufficiali è stata voluta e finanziata dal comune di Coo e dai contributi dei reduci dell’Egeo.

La breve vita di mio padre si può riassumere in poche date, alcune felici e serene, altre drammatiche.

Si chiamava Vincenzo Andrea Cappelli ed era nato a Brindisi il 19 luglio 1911 da Adolfo Cappelli ed Elvira Gatti nella casa di famiglia in via Indipendenza. Nel 1919 frequentava la Compagnia di San Luigi e nel 1929 partecipa alla rappresentazione teatrale dei “Promessi Sposi” .

Successivamente conseguì il diploma di ragioniere presso l’Istituto Tecnico Commerciale “Costa” di Lecce.

Nel 1929, al termine del Corso Allievi Ufficiali ricevette un biglietto da visita da parte del Generale Armando Diaz che lo segnerà per tutta la vita.

Congedatosi, venne assunto presso l’I.N.P.S. di Brindisi. E fu un periodo veramente felice, infatti conobbe la sua fidanzata, Clio Fantasia, con la quale trascorse i momenti più belli della sua vita.

Purtroppo nel 1939 fu richiamato alle armi e inviato a Coo Egeo con il grado di Tenente di Artiglieria.

Sono numerose le lettere che i due fidanzati si scambiarono e, dato il perdurare della guerra, decisero di celebrare il matrimonio il 23/03/1942 a Brindisi nella chiesetta Del Monte.

Terminato il viaggio di nozze egli rientrò nel suo reggimento a Coo.

Il 20/12/1942 ricevette la gioiosa notizia della nascita dei suoi due gemelli e ottenne una licenza di 15 giorni per poterli conoscere. Fu la prima e ultima volta che vide i suoi figli!

Da quel momento le sue lettere diventarono sempre più commoventi e nostalgiche, come se prevedesse ciò che il futuro gli avrebbe riservato.

Arrivarono i momenti drammatici dell’8 settembre 1943.

Le notizie erano contrastanti e terribili, (i militari erano allo sbando)

bisognava impedire ai tedeschi di impossessarsi dell’isola di Coo che era presidiata dal X Reggimento di Fanteria “Regina” formato da circa 4.000 uomini, comandati dal Col. Felice Leggio.

Ma, anche se al Reggimento si affiancarono circa 1.600 soldati inglesi, non si poté impedire la tragedia.

All’alba del 3 ottobre 1943, inaspettatamente, i tedeschi attaccarono dal mare con un consistente appoggio aereo e con un armamento ultra moderno. In circa 36 ore di sanguinosi combattimenti i tedeschi occuparono l’isola.

Dopo la resa, i soldati inglesi furono trattati come prigionieri di guerra, mentre altra sorte, fu riservata ai soldati italiani che non vollero aderire alla Repubblica di Salò. Dei 110 ufficiali italiani prigionieri soltanto 7 accettarono di aderire ai tedeschi, mentre i restanti 103 nei giorni successivi furono avviati a gruppi di una decina, nei pressi di un boschetto dove li attendeva una mitragliatrice e qui furono clandestinamente trucidati.

Nel marzo 1945 furono rinvenute 11 fosse contenenti i resti degli ufficiali fucilati ma si poterono scavare e riesumare soltanto i corpi contenuti in 8 fosse. Non fu mai completata la ricerca delle restanti 3 fosse, nonostante la limitata estensione dell’area dell’eccidio.

Di questi 66 corpi ne furono riconosciuti, dagli oggetti rinvenuti solo 42 mentre i restanti 24 sono “non furono identificati”. Nel 1958 i 66 resti furono traslati dal cimitero Cattolico di Coo al Sacrario d’Oltremare di Bari.

Su proposta del Col. Pietro Giovanni Liuzzi, che si è tanto prodigato per queste vicende, fu inviata al Sig. Domenico Mennitti, allora Sindaco di Brindisi, la richiesta di intitolare una strada al Tenente Vincenzo Andrea Cappelli. La Giunta Comunale approvò ad unanimità di dedicare all’eroe brindisino un verde pubblico sito in via Bastione San Giacomo dove si trova una stele in suo ricordo.”

Giuliano Cappelli

 

 

 

(ANPI Brindisi)