Ribezzi, Salvatore antifascista conf.

Doppio fascicolo A e B nel Casellario Politico Centrale

A

fu Antonio e di Celino Antonietta, n. a Brindisi il 31 luglio 1910, res. a Brindisi, coniugato con un figlio, 2a elementare, muratore, comunista.

Arrestato l’11 ottobre 1936 per avere protestato assieme ad altri operai negli uffici dell’unione provinciale dei sindacati fascisti reclamando a viva voce per sé un trattamento di favore quale condannalo politico per sovversivismo.
Assegnato al confino per anni cinque dalla CP di Brindisi con ord. del 5 novembre 1936. La C di A con ord. del 29 aprile 1937 respinse il ricorso.
Sedi di confino: Ventotene, Grottole. Liberato l’11 ottobre 1941 per fine periodo.

Periodo trascorso in carcere e al confino: anni cinque, giorni 1.

A causa delle sue idee politiche fu più volte fermato per misure di PS.

Appartenente ad una famiglia di sovversivi spesso sussidiata dal soccorso rosso di Parigi e Bruxelles, nel novembre 1931, assieme al compagno di fede Gaetano Leuzzi, depose nel locale cimitero una corona col nastro rosso recante la dicitura «I comunisti alle vittime del capitale»; per tale azione fu ammonito il 5 gennaio 1932 e poi prosciolto nella ricorrenza del decennale.

Nel giugno 1932 fu arrestato assieme al fratello Giuseppe in quanto sospettati entrambi di avere affisso manifestini sovversivi per le vie di Brindisi, ma il ministero non ritenne sufficienti gli elementi per la denunzia all’autorità giudiziaria.

Durante il periodo dì confino a Ventotene si sposò a Brindisi e gli nacque un figlio che però morì dopo pochi mesi.

A Grottole, dove fu trasferito per ragioni di salute, fu raggiunto dalla moglie e gli nacque un altro figlio.

(b. 859, fasc. I, cc. 233, 1932, 1936-1941).

B

fu Antonio c di Celino Antonietta, n. a Brindisi il 31 luglio 1910, res. a Brindisi, coniugato con un figlio, 2a elementare, muratore, comunista.

Arrestato nel febbraio 1942 perché irriducibile nei suoi atteggiamenti sovversivi.

Assegnato al confino per anni cinque dalla CP di Brindisi con ord. del 17 aprile 1942.

Liberato probabilmente dopo 1’8 settembre 1943 in seguito all’armistizio.
Periodo trascorso in carcere: oltre anni uno e mesi sette.

Richiamato alle armi il 12 ottobre 1941 e assegnato al 47° Rgt. fanteria di Lecce, il 24 dicembre successivo fu inviato a Brindisi in licenza di convalescenza di sei mesi. Qui continuò nel suo atteggiamento di irriducibile sovversivo e nel febbraio 1942 fu perciò arrestato e proposto per l’assegnazione ad altri cinque anni di confino in una colonia insulare. Però mentre si trovava in carcere in attesa di destinazione, fu posto a disposizione della procura militare di Bari che con sentenza del 2 luglio 1942 lo condannò a cinque anni e due mesi di reclusione per diserzione destinandolo al carcere militare di Gradisca sull’Isonzo dove fu tradotto il 15 marzo 1943.

Null’altro risulta dai documenti del fascicolo.

(b. 859, fasc. II. cc. 12. 1942-1943, 1957).

[Massara 1991]

Fonti:
  • [Massara 1991] Katia Massara, "Il popolo al confino - la persecuzione fascista in Puglia", Archivio centrale dello Stato Ministero per i Beni culturali e Ambientali Ufficio centrale per i beni archivistici, 1991;
  • [Confinati politici] dallo spoglio sistematico della serie archivistica Confinati politici - fascicoli personali conservata nell’Archivio centrale dello Stato. (Legenda: C P  sta per Commissione Provinciale; C A sta per Commissione di Appello;  le lettere ed i numeri tra parentesi, che sono alla fine di ogni scheda, sono la posizione della stessa nel Casellario Politico Centrale)
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