Ricci, Francesco antifascista organizzatore

[ da Silvia Del Vecchio]

Ricci Francesco

Sono cambiali i tempi. Il fascismo è caduto nel luglio del 1943, l’8 settembre successivo l’Italia si è arresa agli angloamericani e continua però la guerra contro i tedeschi che nel frattempo avevano già occupato quasi tutta la penisola, il Re Vittorio Emanuele III e il suo governo se n’erano scappati da Roma rifugiandosi a Brindisi, nel frattempo eletta a Capitale d’Italia. Comincia quello che passerà alla storia come il Regno del Sud.

Continua la sofferenza della guerra. L’Italia e spaccata in due tronconi, regnano sovrani la confusione, il caos, l’incertezza.[..] Ora l’opera di prevenzione dei Carabinieri Reali va oltre i semplici elenchi. È  lecito pensare che decine di controlli e perquisizioni monitorassero la sicurezza del territorio. Non esistono più categorie privilegiate.[..]  Anche gli antichi “sovversivi rossi” rappresentavano ancora un pericolo (la ”svolta di Salerno”, non era stata ancora annunciata da Palmiro Togliatti, e il convegno di Bari dei partiti antifascisti del gennaio 1944 non si era ancora svolto).
Malvisti dagli Alleati e dalla Chiesa perché filo repubblicani e ritenuti omogenei alla politica della comunista Unione Sovietica, erano controllati e tenuti a freno dal governo italiano del maresciallo Badoglio, che il Re aveva nominalo al posto di Mussolini.

Emblematico, in tal senso, il verbale della perquisizione che viene effettuata dai militari dell’Anna nell’abitazione, in Ceglie Messapico, del noto esponente antifascista Francesco Ricci. Accade nell’ottobre del 1943. Nella casa cegliese del comunista
Francesco Ricci vengono rinvenuti e sequestrati “gli acclusi allegati a sfondo patriottico «Appello ai giovani d’Italia»” ed una scheda relativa ad arruolamento ai reparti volontari italiani”. Evidentemente si temeva un arruolamento nell’Armata Rossa!

Non e la prima volta che Francesco Ricci ha a che fare con misure di polizia. Negli anni di avvento del fascismo il gruppo di Ceglie Messapico è stato, grazie a Rocco Spina, Giuseppe Lodedo,  Leonardo Chirulli. Giovanni Putignano. Alessandro Magno e Pietro Tetesi e tanti altri ancora, uno dei più attivi nell’opposizione al Regime. Ricci è un rappresentante di commercio, lavoro che gli permette di prendere contatti e lare propaganda senza essere notato. Nel 1938 è. latitante (da tempo si è rifugiato in Francia), imputato insieme ad altri per aver partecipato, ad associazione sovversiva “diretta a stabilire violentemente una classe sociale sulle altre e di aver effettuato propaganda comunista verbalmente e a mezzo diffusione stampa e di altre manifestazioni varie e di aver fatto uso di passaporto e carte d’identità false“. Dagli atti del procedimento di fronte al Tribunale Speciale si apprende che nel 1937 gli imputali del processo (che comprendeva tra gli altri anche Rocco Spina, Leonardo Chirulli, Francesco e Alessandro Magno, Cosimo Urgesi, Antonio Tetesi ed i brindisini Cosimo Mauro e Teodoro Ostuni) erano già da tempo sottoposti a cauta vigilanza da parte dell’Autorità. C’era sentore infatti che alcuni di essi avessero intenzione di espatriare clandestinamente a scopo politico. Le indagini portarono a scoprire che si tenevano riunioni di partito e si diffondeva stampa clandestina e che Chirulli, Urgesi e Tetesi già nel 1932 avevano costituito un comitato per riattivare a Ceglie il movimento comunista. Un lavoro capillare di propaganda avrebbe poi portalo negli anni a venire alla costituzione nel territorio di cellule comuniste. Rocco Spina, scarcerato nel 1933, affida a Francesco Ricci il compito di riprodurre giornali, opuscoli e volantini di stampa clandestina che lo stesso Ricci, agente di commercio, si procurava sulle piazze di Milano. Nel capoluogo lombardo risiedeva e lavorava infatti un gruppo di cegliesi, e tra questi Francesco Magno, parrucchiere, che a Francesco Ricci procurava il materiale clandestino da distribuire nel territorio pugliese.

Nel 1936 Ricci espatria con un passaporto turistico e contatta a Parigi gli esponenti più importanti del Partito Comunista italiano allo scopo di potenziare il movimento cegliese.

Fà recapitare all’organizzazione disposizioni e scritti comunisti e la richiesta di aderire alla colletta in favore di Spagna Rossa. Nella primavera dell’anno successivo Francesco Ricci rientra con falsi documenti a Milano ed assegna a Francesco Magno le istruzioni per attività di propaganda da svolgere a Ceglie. Rimarrà in Italia per pochi mesi, tanto che nell’estate del ’37 riprenderà la via dell’esilio parigino. A Ceglie intanto il comitato comunista indice l’8 agosto del 1937 un convegno che raccoglie tutti gli esponenti comunisti del territorio. Giuseppe De Tommaso, brindisino, è il referente per il movimento che agisce nel capoluogo.

Da: Patrizia Miano, Vittorio Bruno Stamerra : “Brindisi 1945 : l’alba della democrazia”   Brindisi editore Hobos anno 2005.

Fonti:
  •  Patrizia Miano, Vittorio Bruno Stamerra : “Brindisi 1945 : l'alba della democrazia”, Brindisi, editore Hobos, anno 2005.
  • Silvia Del Vecchio: “La nascita della CGIL unitaria nel brindisino dopo il ’43: la memoria del territorio e il movimento bracciantile nella clandestinità”, Mottola (TA), editore Grafiche Pugliesi, anno 2006.
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