Sardelli, Giuseppe antifascista confinato

[ S. Del Vecchio]

fu Carmelo e di Cinosa Francesca, n. a Brindisi il 2 maggio 1880, res. a Roma-Parigi (Francia), coniugato con due figli, licenza elementare, ex deputato-tranviere, ex combattente, socialista.

Assegnato al confino in contumacia per anni cinque dalla CP di Roma con ord. del 1° dicembre 1926.

Nel 1914 fu eletto membro della commissione direttiva dalla Camera del lavoro di Roma e successivamente segretario del comitato centrale del sindacato tranvieri italiani, ma ben presto dovette sospendere la sua attività politica essendo stato richiamato alle armi.

Nel novembre 1916 fu condannato con altri dal tribunale militare di Roma a cinque anni di reclusione per pubblicazioni antimilitariste istiganti i soldati alla disobbedienza e alla ribellione, pena sospesa per la durata della guerra essendo egli soggetto agli obblighi militari. In tale occasione la direzione del partito deliberò di costituire tra socialisti, anarchici e sindacalisti un comitato di soccorso per promuovere sottoscrizioni nazionali a favore suo e degli altri condannati, mentre il socialista Lazzari ospitava in casa sua la famiglia Sardelli.

Al richiamo della sua classe, rimase a Roma come scritturale presso un reggimento di artiglieria. In seguito fu trasferito a Pistoia e poi a La Spezia, dove si rese colpevole di diserzione. Arrestato e denunziato al tribunale di guerra, fu sospeso anche tale provvedimento nei suoi confronti a causa del conflitto.

Eletto deputato nelle liste socialiste, incominciò a recarsi in vari paesi europei per svolgere attività politica e sindacale. Nel giugno 1923 si recò infatti ad Amsterdam dove partecipò alla conferenza internazionale degli addetti ai trasporti e continuò tale sua azione instancabilmente.

Tra il 1924 e il 1925 tornò per brevissimi periodi in Italia, in genere per sistemare affari di famiglia.

Nel 1925 la federazione dei trasporti riunitasi ad Amsterdam — sede del segretariato generale — decise di costituire un’organizzazione internazionale dei ferro-tranvieri con sede in Italia e il Sardelli fu nominato segretario.

Il 17 luglio 1925 partecipò al 1° congresso internazionale dei tranvieri tenutosi a Bruxelles, dove prese la parola in difesa della mozione presentata dal sindacato tranvieri italiani che voleva una legislazione internazionale uniforme avente come base un unico trattamento giuridico e morale del personale.

Riuscito ad espatriare e a rendersi latitante dopo la sua assegnazione ai confino, visse per brevi periodi in varie nazioni europee come la Svizzera, il Lussemburgo e l’Olanda e per lunghi periodi in Francia. Nel novembre 1927, di passaggio a Marsiglia, ebbe degli abboccamenti con i dirigenti dell’organizzazione dei marinai francesi per fondare nella città la « Casa del marinaio italiano ».

Nel febbraio 1928 tenne a Lione una conferenza sul sindacalismo italiano in Francia in cui parlò della situazione degli emigrati e dei loro doveri nei confronti del paese che li ospitava, invitando inoltre i lavoratori italiani a difendere i loro diritti e interessi iscrivendosi alla Confédération generale du travail. Nel novembre dello stesso anno le autorità appresero che il Sardelli faceva parte della commissione per la propaganda in Italia istituita dalla concentrazione antifascista nell’assemblea del 23 ottobre, quale ex deputato rappresentante della Confederazione generale del lavoro.

Nel 1929 spiegò grande attività ad Esch (Lussemburgo) e a Rondange per l’assistenza a sessanta sovversivi italiani espulsi dal Lussemburgo e continuò a prendere contatti con i marinai dei piroscafi che toccavano i porti francesi e belgi per inviarli alla propaganda antifascista a nome della Confederazione del lavoro. Sempre nel 1929 fu incaricato dalla concentrazione antifascista di seguire un’inchiesta a Modane (Savoia) condotta sul caso dell’antifascista Giacomo Ariando. Il Sardelli riferì in una riunione tenutasi il 25 maggio in tale località nella sede della sezione della lega italiana dei diritti dell’uomo, protestando per la scorrettezza del procedimento e invitando tutte le organizzazioni politiche e sindacali costituenti la concentrazione antifascista ad una più attiva presenza nelle zone di confine franco-italiane a difesa dei profughi politici. Ai primi di settembre prese parte, assieme ad Eugenio Chiesa ed Emanuele Di Silvestro, ai lavori del « Congresso Internazionale del Libero Pensiero» svoltosi nel Lussemburgo e alla fine dello stesso anno-
inizi del ‘30 ebbe dall’ex onorevole Bruno Buozzi, segretario della Confederazione generale del lavoro, il compito di ricostruire d’accordo con l’internazionale operaia di Amsterdam la federazione dei trasponi in Italia. A tale scopo fu pubblicato nella capitale olandese il manifesto « Agli addetti ai trasporti in Italia » e il Sardelli si incaricò di far pervenire in Sicilia, in Calabria, in Sardegna e a Milano diversi pacchi di tali manifesti spediti da Modane.

Nel gennaio 1930 fu arrestato a Parigi assieme ad altri due noti fuoriusciti italiani, Alberto Cianca, ex redattore capo del « Mondo », e Alberto Tarchiani, ex redattore capo del «Corriere della Sera ». Essi furono sospettati di complicità in alcuni attentati terroristici compiuti qualche tempo prima e di essere forse anche implicati nel mancato attentato dello studente socialista Fernando De Rosa contro il principe ereditario Umberto di Savoia avvenuto a Bruxelles il 24 ottobre 1929, in quanto nelle loro abitazioni furono sequestrate notevoli quantità di esplosivo.

Tutti e tre gli imputati furono comunque assolti da tale accusa; il Cianca invece fu deferito al tribunale correzionale per detenzione di esplosivo. Il 12 aprile ebbe luogo presso il ristorante parigino « La Chope de Strasbourg » (molte altre volte luogo di ritrovo di noti fuoriusciti) un banchetto in onore di Cianca, Sardelli e Tarchiani offerto da Vincenzo Nitti a nome del padre.
Al pranzo erano presenti Nello Baldini, Mario Bergamo, l’avv. Francesco Frola e la moglie, Alberto Giannini, Claudio Treves, Pietro Nenni, Fausto e Vincenzo Nitti, Pistocchi, Filippo Turati e l’avv. francese Lazurik in rappresentanza dell’avv. Torrès, noto difensore di sovversivi e antifascisti italiani autori di reati politici.

Sempre nel 1930, mentre risiedeva a Parigi, esplicava attiva propaganda fra gli operai italiani residenti in Lussemburgo e impiegati nelle diverse località del bacino minerario del paese. Nell’aprile-giugno dello stesso anno fondò a Modane una sezione socialista e sollecitò il fratello Francesco a recarsi a Parigi. In settembre si recò a Londra per partecipare ai lavori del congresso della federazione internazionale degli addetti ai trasporti, durante il quale rivolse dure critiche alla politica economica del regime e prese parte anche ad una riunione pubblica tenutasi per iniziativa della locale sezione dei partito socialista italiano, dove parlò dell’organizzazione sindacale socialista dei lavoratori e dell’attività svolta in questo campo dalla concentrazione antifascista.

In seguito continuò a mantenersi in contatto con numerosi fuoriusciti e antifascisti, sia italiani che stranieri, a spostarsi in continuazione per svolgere la propria attività, a scrivere articoli antifascisti per incarico di giornali socialisti, a partecipare alle riunioni della II Internazionale e a mandare in Italia materiale di propaganda.

Nel maggio 1932 fu espulso dalla Francia assieme ad Alberto Cianca, Cipriano Facchinetti, Alberto Giannini, Giuseppe (Giopp) Giobbe, Carlo Rosselli ed altri.

Nell’ottobre 1932 fu raggiunto a Parigi dalle due figlie Attilia e Assunta dimoranti a Brindisi presso una zia dopo la morte della madre, fornite di regolare passaporto e successivamente tornate in Italia.

Il Sardelli intanto continuava a mantenersi in contatto epistolare con la sua compagna Maria Piccioni, abitante a Roma, riuscendo anche di quando in quando ad incontrarsi con lei all’estero.

Il 6 novembre 1932, a Marsiglia, iniziò il ciclo di lezioni organizzato dalla sezione del partito socialista italiano con una conferenza nella quale, davanti ad una quarantina di persone, parlò soprattutto delle organizzazioni sindacali socialiste.

Nel 1933 partecipò al IV congresso del partito socialista italiano all’estero che si svolse a Marsiglia il 16 e 17 aprile, in cui furono relatori Pietro Nenni e Giuseppe Saragat. Il congresso fu particolarmente importante per l’ordine del giorno presentato da Bocconi-Garretto per l’unione con i comunisti.
Il 15 giugno il Sardelli era presente ai funerali dell’ex deputato socialista Claudio Treves ai quali parteciparono, fra gli altri. Bruno Buozzi, Emilio Lussu, Giuseppe Emanuele Modigliani, Pietro Nenni, Raffaele Rossetti, Giuseppe Saragat e Angelo Tasca.

Nella primavera del 1934 fu eletto membro esecutivo della federazione del partito socialista italiano riformista diretta da Pietro Nenni, ma nel luglio dello stesso anno cominciarono a sorgere gravi dissensi fra i dirigenti che portarono ad una crisi del partito stesso. In particolare il Sardelli, assieme al Buozzi e a Pallante Ruggimenti, formò una corrente aspramente combattuta da Giuseppe Faravelli. Nella riunione del consiglio nazionale del
partito si discusse quindi sui modi in cui veniva esplicata la propaganda in Italia e sulla necessità di creare innanzitutto dei quadri che provvedessero autonomamente ai loro collegamenti; venne inoltre accettata una proposta del Sardelli il quale, considerando che il partito disponeva soltanto dei mezzi necessari per la pubblicazione e la continuazione della rivista socialista, offrì una parte del periodico che pubblicava la federazione dei trasporti per la pubblicazione di articoli di propaganda per l’Italia. Nenni e Saragat svolsero invece intensa attività per la creazione di un fronte unico, a somiglianza
di quanto era già avvenuto tra il partito socialista e quello comunista francesi.

Nel novembre 1934 il Sardelli cominciò a dirigere insieme a Nello Baldini, Bruno Buozzi, Pallante Ruggimenti ed altri socialisti 1’« Unione cooperative in Francia » dipendente dalla Confederazione generale del lavoro, con sede a Parigi, cooperativa imprenditrice di lavori di costruzione costituita soprattutto da italiani, riconosciuta e appoggiata dal governo francese.

Nell’agosto 1935 partecipò probabilmente al congresso internazionale tenutosi a Copenaghen e prese parte come rappresentante italiano, in settembre, al congresso delle Confederazioni generali del lavoro svoltosi nella capitale francese.

Nel maggio 1936 attraversò una grave crisi – come una persona di sua conoscenza riferì alle autorità – e si illuse di poter tornare impunemente in Italia, Tale illusione fu alimentata anche dalla sua compagna, che nel dicembre dello stesso anno gli scrisse una lettera nella quale affermò di essere bene informata grazie ad alcune conoscenze, assicurandogli che sarebbe potuto tornare in Italia se solo avesse scritto una lettera al capo della polizia Bocchini
e una al duce esprimendo il desiderio di tornare in patria. Ma il Sardelli si rifiutò di fare atto di sottomissione e realisticamente comprese quale sarebbe stato l’atteggiamento delle autorità italiane nei suoi confronti, nonostante le promesse fatte alla Piccioni e alla sua famiglia. Nel 1937 anche una sua figlia si interessò al suo rientro, tentando di raggiungere risultati concreti e di farlo arrivare ad un compromesso, ma inutilmente.

Intanto il Sardelli continuava a mantenere i contatti con i compagni fuoriusciti, a far parte della concentrazione antifascista e a risiedere a Parigi in Avenue Simon Bolivar anche dopo l’occupazione tedesca.

Alla fine del 1940—inizi ’41, con lo scioglimento della Confederazione generale del lavoro sancito dal governo Petain, che dichiarò decaduta anche la federazione dei sindacati italiani e il comitato di assistenza dei profughi italiani, molti dei fuoriusciti esponenti di tali organizzazioni furono costretti a cambiare residenza e furono sottoposti a vigilanza. Tra di essi naturalmente il Sardelli che, assieme a Giuseppe Faravelli, decise di stabilirsi a Louchon,
nell’alta Garonna, dove fu raggiunto dalla figlia Maria Attilia che rimase col padre soltanto per un breve periodo, recandosi successivamente a Carcassone col marito e poi, nel 1942, a Guchen.

Nel marzo 1941 Sardelli e Faravelli, insieme al Cianca, risultano al domicilio forzato a Tolosa, mentre in dicembre il Sardelli si trova a St. Loup Cammas, dove risiederà fino al ’43.

(b. 915, cc. 5, 1926-1927, 1929; CPC, b. 4606, fasc. 73456/1, cc. 406, 1916-1919, 1923-1932; un ritaglio dell’« Avanti! » del 2 febbraio 1923 e uno de « La Giustizia » del 1° maggio dello stesso anno, due fogli de «L’Unità» del 16 dicembre 1925 e un’agendina del 1926; fasc. 73456/11, cc. 356, 1932-1940; fasc. 73456/III, cc. 80, 1941-1943).

[Massara 1991]

Fonti:
  • [Massara 1991] Katia Massara, "Il popolo al confino - la persecuzione fascista in Puglia", Archivio centrale dello Stato Ministero per i Beni culturali e Ambientali Ufficio centrale per i beni archivistici, 1991;
  • [Confinati politici] dallo spoglio sistematico della serie archivistica Confinati politici - fascicoli personali conservata nell’Archivio centrale dello Stato. (Legenda: C P  sta per Commissione Provinciale; C A sta per Commissione di Appello;  le lettere ed i numeri tra parentesi, che sono alla fine di ogni scheda, sono la posizione della stessa nel Casellario Politico Centrale)
  • Silvia Del Vecchio: “La nascita della CGIL unitaria nel brindisino dopo il ’43: la memoria del territorio e il movimento bracciantile nella clandestinità”, Mottola (TA), editore Grafiche Pugliesi, anno 2006.
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