Semeraro, Sante antifascista confinato

[ Sivia Del Vecchio]

fu Francesco e di De Pasquale Caterina, n. a Mesagne (BR) il 26 maggio 1900, res. a Mesagne, coniugato con due figli, capitano di lungo corso nella marina mercantile, comunista.

Arrestato dalla PS di frontiera di Bardonecchia il 6 ottobre 1942 per avere
svolto all’estero attività e propaganda sovversiva.

Assegnato al confino per anni cinque dalla CP di Brindisi con ord. dell’11 dicembre 1942.

Sede di confino: Tremiti. Liberato il 18 agosto 1943 in seguito alla caduta del fascismo.

Periodo trascorso in carcere e al confino: mesi dieci, giorni 13.

Il 14 giugno 1924 emigrò in America, dove rimase per due anni circa.

Tornato in patria nel 1926, si recò in Francia nel maggio dello stesso anno; a Parigi, il 1° dicembre, fu colpito da decreto di espulsione dal territorio francese, ma venne arrestato a Marsiglia solo nel marzo 1928 per contravvenzione al decreto stesso e condannato a due mesi di prigione.

Sempre nel 1928, a pena espiata, si trasferì nel Lussemburgo e 11 venne nominato segretario di zona di una sezione socialista italiana e fu corrispondente del giornale sovversivo «L’operaio italiano », adottando in seguito lo pseudonimo di « Filippo Neri ». Nei giorni 7, 8 e 9 settembre 1929 prese parte al 21° congresso del libero pensiero e durante la sua permanenza continuò a spiegare attiva propaganda e a tenersi in continuo contatto col noto ex deputato Giuseppe Sardelli. Nel settembre 1931 prese parte al congresso mondiale contro la guerra tenutosi ad Amsterdam e alla fine del gennaio 1933 si trasferì nuovamente a Parigi, essendo stato nel frattempo revocato il decreto di espulsione emesso a suo carico grazie all’amicizia dei Semeraro con i maggiori esponenti del movimento massimalista ed antifascista della città. A Parigi dedicò tutta la sua attività al partito socialista massimalista aderendo al fronte unico, partecipò al congresso antifascista tenutosi a Bruxelles dal 12 al 13 settembre 1935 e a quello del 1937, finché nel dicembre di quell’anno, non condividendo più le teorie massimaliste, passò al comunismo. A causa della sua attività politica, fu poi rimpatriato coattivamente dalla Francia e arrestato in Italia.

(b. 940, cc. 27, 1942-1943).

[Massara 1991]

Sulla figura di Sante Semeraro un intervento di Fernando Orsini:

 

SU SANTO SEMERARO SIA LA STORIA A DIRE LA SUA

di Fernando Orsini

Hai voglia a parlare di serena indagine storica, ad auspicare ricostruzioni equilibrate senza le emotività fuorvianti delle passioni o delle partecipazioni ideologiche. Anche per la figura di Santo Semeraro, già sindaco di Mesagne e deputato nelle prime due legislature repubblicane, il necessario distacco che si imporrebbe allo storico resta spesso ancora oggi un auspicio. Non poche ed abbastanza difficili da rimuovere sono le suggestioni che il personaggio impone e che, come per altri personaggi mesagnesi, non riescono a far rientrare in un patrimonio condiviso il significato storico del politico mesagnese in modo misurato e il più distaccato possibile.

Santo Semeraro, anche ad oltre quarant’anni dalla morte, resta al centro di dibattiti e discussioni che periodicamente si reiterano con ricadute talvolta sull’attualità e con lo strascico di evidenti risvolti politici. L’ultima occasione di dibattito è stata la presa di posizione di Giuseppe Pastore, professore di storia nel locale Liceo Scientifico, ma soprattutto nipote dell’on.le Semeraro che si è sentito in dovere di “difendere” la memoria dell’illustre antenato preso di mira dalla giovane storica Silvia Del Vecchio nel volume “La nascita della CGIL unitaria nel brindisino dopo il ’43:la memoria dl territorio e il movimento bracciantile nella clandestinità”, recentemente pubblicato nell’ambito delle celebrazioni del centenario della CGIL.

Il volume della Del Vecchio – sotto altri aspetti storiograficamente alquanto interessante, che ha soprattutto il merito di affrontare nuove prospettive di ricerca e meriterebbe un approfondimento pubblico – va ben oltre il semplice interesse “familiare” e ci offre l’occasione per una riflessione storica su una figura che forse incautamente è stata coperta dall’oblio e sulla quale forse varrebbe la pena gettare uno sguardo più penetrante, scevro da pregiudizi e tesi preconfezionate, che non siano alcuni giudizi alquanto sommari raccolti nel corso degli anni, alcuni dei quali riportati nel testo citato.

Io non so se a Mesagne vi siano veramente – come viene asserito nel volume citato – alcuni settori della “cultura locale” (dove sono annidati?) che hanno difficoltà <<ad interpretare in modo sereno e condiviso il percorso politico di Santo Semeraro>>, un percorso ancora alquanto sconosciuto alla città malgrado siano trascorsi ‘solo’ quarant’anni dalla morte del politico mesagnese. Né ritengo, sulla base della documentazione storica che dovrebbe essere nota a quella “cultura locale”, che l’accusa di “opportunismo” che emerge da alcuni giudizi riportati dalla Del Vecchio nel suo libro e verso i quali vi è stata la levata di scudi del prof. Pastore, possa reggere.

“La ricerca di benefici personali nello svolgimento di qualsiasi attività politica senza nessuna considerazione per i principi ideali e morali”: questo è riportato alla voce ‘opportunismo’ nel “Dizionario di politica” di Bobbio-Matteucci-Pasquino. Sulla scorta di quale ricostruzione storica è stato possibile esprimere un giudizio così severo ed intransigente, ché dalla documentazione riguardante il primo sindaco mesagnese dopo la caduta della monarchia non si rinvengono ‘pratiche opportunistiche’.

Dagli atti parlamentari emerge inconfutabilmente che Semeraro odiava l’ingiustizia sociale, la miseria e le sofferenze del popolo, perché sapeva che tutto si sarebbe potuto cancellare vincendo i privilegi e gli egoismi delle classi ricche. Egli affermava con forza che non vi poteva essere sviluppo economico né progresso sociale e civile delle realtà dell’epoca senza un continuo e costante miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro delle classi contadine.

Qualche giorno prima che l’Italia fosse sconvolta dall’attentato a Togliatti, Mesagne fu teatro, nell’ambito delle lotte sociali fra contadini ed agrari, di alcuni fatti che ebbero risonanza nazionale e che furono anche oggetto di varie interrogazioni parlamentari. Rispondendo alle accuse di faziosità che venivano rivolte alla sua amministrazione da parte dell’on.le Pignatelli (un deputato democristiano tarantino), il sindaco-on.le Semeraro così si esprimeva: <<… ebbene qual è la faziosità di questa amministrazione? Quella innanzi tutto di aver liquidato un dirigente democristiano che era grossista del comune, municipalizzando i servizi annonari. Ciò ha danneggiato questo dirigente della Dc per circa 300 mila lire al mese a tutto beneficio del comune. In secondo luogo – proseguiva – l’altro elemento è rappresentato dall’imposta di famiglia. Il comune di Mesagne ha saputo mantenere le sue promesse elettorali e ha detto: “i ricchi devono pagare”. Questo comune ha accertato 4.700 famiglie; di queste, 2.400 sono esentate dalla tassa di famiglia, 2.242 pagano circa 3 milioni di tasse, mentre 58 famiglie pagano 24 milioni>>. E nella stessa seduta così ancora si esprimeva: << …noi vediamo che oggi i proprietari non solo cercano di costringere alla fame i contadini, ma hanno voluto ridurre il calendario colturale, per cui da 144 giornate per ogni ettaro di vigneto oggi ne vogliono imporre solo 119. Si trattengono abusivamente i contributi che non sono loro dovuti ed intendono ridurre la paga giornaliera dei braccianti>>.

L’esiguo spazio non consente di dare conto di altre iniziative parlamentari a sostegno delle classi contadine, ma senza ombra di dubbio Santo Semeraro è stato il bersaglio principale degli anatemi degli agrari della provincia di Brindisi negli anni a ridosso della nascita della Repubblica, il nemico numero uno dei proprietari terrieri, dai quali non poche volte è stato denunciato.

Ma l’accusa più infamante che ha dovuto subire – e che compare quasi in sordina nel volume della Del Vecchio – è stata quella scagliatagli dal suo partito, quel partito che proprio lui aveva concorso a fondare a Mesagne, il Partito Comunista Italiano. Quando alla fine del 1958 Semeraro abbandonò il Pci per passare poi nel partito di Saragat, diventò il ‘traditore’ da esecrare, da respingere, da bollare dal consorzio politico, colui che non si era mai occupato delle fasce deboli e delle classi contadine. Quegli attacchi non bastarono tuttavia a scalfire il suo carisma nei “suoi contadini”, in mezzo ai quali si era sempre trovato, anche nei momenti più drammatici, come certamente furono – come lui stesso ricordò alla Camera – quelli della sera del 2 luglio 1948 quando la Celere intervenne per arrestarne diverse decine, “perché (quello) era il compito di un militante della classe operaia”.

Oggi sono passati quasi cinquant’anni da quella polemica furiosa ed odiosa, un tempo abbastanza sufficiente per avviare una riflessione pacata e seria che può fare da contraltare a quei toni sfoderati al tempo di Semeraro e presenti anche in qualche pagina del volume della Del Vecchio.

Non so se le motivazioni che indussero l’on.le Santo Semeraro a compiere il gesto di abbandonare il Pci siano quelle menzionate dalla Del Vecchio nella nota riportata alla pagina 110 del suo libro o se siano state quelle enunciate dall’on.le Righetti nella seduta pomeridiana del 17.2.1965, quando a Montecitorio commemorò l’ex deputato Santo Semeraro. Qualunque siano state, di una cosa siamo convintamente certi: nel tempo in cui le ‘trasmigrazioni’ da una forza politica ad un’altra sono all’ordine del giorno, si parva licet…. la storia politica di un uomo come Santo Semeraro non può essere racchiusa in un solo gesto (nobile o censurabile che fosse). Se poi quel gesto sia stato intimamente collegabile (anche) a vicende internazionali che ebbero a verificarsi in quegli ‘indimenticabili’ anni, allora è una buona base per riconoscere, seppur con ritardo, la necessità di riconsiderare storicamente le vicende politiche ed i personaggi di quegli anni. Una necessità e, soprattutto, un atto di coraggio.

 



Fonti:
  • [Massara 1991] Katia Massara, "Il popolo al confino - la persecuzione fascista in Puglia", Archivio centrale dello Stato Ministero per i Beni culturali e Ambientali Ufficio centrale per i beni archivistici, 1991;
  • [Confinati politici] dallo spoglio sistematico della serie archivistica Confinati politici - fascicoli personali conservata nell’Archivio centrale dello Stato. (Legenda: C P  sta per Commissione Provinciale; C A sta per Commissione di Appello;  le lettere ed i numeri tra parentesi, che sono alla fine di ogni scheda, sono la posizione della stessa nel Casellario Politico Centrale)
  • Silvia Del Vecchio: “La nascita della CGIL unitaria nel brindisino dopo il ’43: la memoria del territorio e il movimento bracciantile nella clandestinità”, Mottola (TA), editore Grafiche Pugliesi, anno 2006.
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