ISCRIZIONE DELLA CITTA’ DI MESAGNE ALL’ANAGRAFE ANTIFASCISTA ISTITUITA DAL COMUNE DI STAZZEMA

ISCRIZIONE DELLA CITTA’ DI MESAGNE ALL’ANAGRAFE ANTIFASCISTA ISTITUITA DAL COMUNE DI STAZZEMA

[…] Dopo le polemiche dei giorni scorsi, finalmente il Consiglio comunale si occupa della mozione con la quale si chiede l’iscrizione della Città di Mesagne all’anagrafe antifascista istituita dal Comune di Stazzema. Desidero, preliminarmente, ringraziare tutti coloro che con scritti e dichiarazioni di consenso alla mia iniziativa –  fra questi il sindaco di Stazzema Maurizio Verona ed il sindaco di Mesagne Pompeo Molfetta – hanno smorzato inutili polemiche ed atteggiamenti demagogici e qualunquisti.

Nessuna manipolazione o strumentalizzazione politica – come qualcuno ha voluto pretestuosamente intendere o fatto intendere  –  vi è alla base della mozione da me presentata: si tratta solo, ora più che mai, di ricordare e riaffermare i valori ed i principi dell’antifascismo. Certo, non poco mi ha addolorato leggere nei giorni scorsi che l’iniziativa assunta ed i contenuti della stessa, sfioravano il “grottesco”. Non intendo raccogliere polemiche ed attacchi, alcuni alquanto sguaiati:  mi limito solo a replicare che basterebbe recarsi a S. Anna di Stazzema o leggere qualche libro su quel che ha rappresentato S. Anna (fra i vari, Marco De Paolis – Paolo Pezzino, “Sant’Anna di Stazzema. Il processo, la storia, i documenti”, Viella, 2016 o il bel libro-album di Oliviero Toscani, “I bambini ricordano. Sant’Anna di Stazzema 12 agosto 1944”, Feltrinelli, 2016) e si renderà conto da sé che non vi è nulla di «grottesco».

L’iniziativa del comune di Stazzema è anche «una risposta a quanto sta accadendo intorno a noi, per non restare indifferenti, perché si riaffacciano simboli, parole, atteggiamenti, gesti ed ideologie che dovrebbero appartenere al passato e si fanno largo sentimenti generalizzati di sfiducia, insofferenza, rabbia, che si traducono in atteggiamenti e azioni di intolleranza, discriminazione, violenza verbale».

Come ha evidenziato il sindaco di Stazzema, «sottoscrivere la Carta ed aderire all’anagrafe significa prendersi un impegno per la democrazia e a sostegno dei valori della nostra Costituzione», quella Carta in cui la parola antifascismo non compare mai (compare 3 volte il termine “fascista”) eppure nessuno può dubitare che sia – come diceva Piero Calamandrei – permeata in ogni suo articolo di antifascismo.

L’Italia è costituzionalmente antifascista e per onorare i 70 anni della nostra Costituzione, in una delle Città simbolo dell’orrore nazifascista e della storia più buia del secolo che ci siamo appena lasciato alle spalle, è nato il registro antifascista, al quale «tutti si possono iscrivere, per costituire e diventare cittadini d’un comune virtuale che non ha confini se non quelli, appunto, del proprio antifascismo».

Come dicevo, Stazzema è il luogo di una delle più odiose e crudeli stragi nazifasciste – quella del 12 agosto 1944 – in cui le vittime, tutte civili, furono 560, in gran parte bambini, donne, anziani, ed oggi è anche il centro del Parco nazionale della Pace.

L’iscrizione al “Comune virtuale antifascista” non è l’adesione ad un partito e/o movimento politico, ad una parte in contrapposizione ad un’altra; non è l’adesione a una determinata ideologia: è il riconoscimento pregnante dei valori di libertà e democrazia. Essere antifascisti non vuol dire essere contro un determinato periodo storico.

«Non cerchiamo tante definizioni – ha detto recentemente il Presidente della Repubblica Mattarella – il fascismo è tutto il contrario di ciò che c’è scritto nella Costituzione, e viceversa». È una frase forte ed ispirata, una frase che spiega in modo inequivocabile perché lo strumento principale di ogni antifascismo sia la diffusione di una cultura della Costituzione che motivi i cittadini italiani a sentirla propria, a conoscerla, a difenderla, a chiederne in ogni sua parte l’attuazione.

Se c’è il fascismo – e purtroppo continua ad esserci il fascismo, meglio ancora i fascismi – combattere contro questo vuol dire essere antifascisti, nonostante non ci sia più un duce che si affacci su un balcone (proprio ieri ricorrevano i 78 anni dall’entrata in guerra dell’Italia) o mandi al confino i dissidenti.

Cosa vuol dire essere oggi un antifascista?

«Molte cose – è stato detto –  alcune assai complesse, ma alcune semplici anche per chi non sa nulla di storia: il rispetto degli altri come persone di qualunque etnia o cultura, la tutela delle libertà fondamentali, la condanna della violenza fisica contro i deboli, il contrasto con tutto ciò che incoraggi le pratiche opposte – oppressione, sopraffazione, antidemocrazia, razzismo».

Non si è antifascisti poiché si appartiene e ci si identifica con una determinata e specifica area politica ma perché si è contraenti di un nobile patto di lealtà reciproca che lega liberamente ed indissolubilmente individui ed organizzazioni al rispetto di alcune norme fondanti, consacrate nella Costituzione, senza le quali qualsiasi arbitrio sarebbe dietro l’angolo.

Secondo alcuni –  lo abbiamo letto in questi giorni sui social – l’antifascismo sembra corrispondere a un orizzonte di valori che appartiene ormai al passato, anche perché il ventennio è finito da oltre 70 anni. E come se fascismo e antifascismo non dovessero più riguardare le nuove generazioni.

Ma davvero l’antifascismo è inutile? Non serve forse – ancora e soprattutto in tempi come quelli che stiamo vivendo –  per garantire alla democrazia italiana una fedeltà profonda alle idee della Resistenza e una indiscussa adesione ai valori scolpiti nella Carta costituzionale?

Ed allora, questo è il messaggio più pregnante che deve venir fuori da questa adesione: «…la cosiddetta crisi delle ideologie – ha scritto Sergio Luzzatto nel suo “La crisi dell’antifascismo” – non deve significare la rinuncia a distinguere precisamente fatti e misfatti, usi e abusi dell’antifascismo e del comunismo (sì dell’uno e dell’altro). E’ responsabilità delle nuove generazioni non permettere che la storia del ‘900 anneghi nel mare dell’indistinzione o, peggio ancora, dell’indifferenza».

«Essere antifascisti – mi ha scritto in un messaggio il sindaco di Stazzema, che desidero ancora una volta ringraziare – significa essere contro ogni regime che soffoca il dibattito o pensiero, di qualsiasi colore, trasformando l’appartenenza partitica in uno strumento per discriminare per una differenza di religione, di sesso, di pensiero. Il nostro Paese non può far finta che non stia succedendo niente: abbiamo bisogno che tutti noi ci riappropriamo della nostra memoria in modo partecipato, con un dibattito intergenerazionale che recuperi il passato come strumento di analisi del presente. Non possiamo – conclude il sindaco Verona – barricarci dietro il “ci sono cose più importanti”, perché se non comprendiamo e conosciamo il passato, difficilmente sapremo leggere il presente e costruire il futuro».

Per questo è utile riabilitare questo “strumento culturale” più che politico, sempre efficace, come appunto l’antifascismo, rivendicandolo, riconoscendo la sua forza, in opposizione a tutte le disgustose comunità dell’odio, del risentimento e del rancore che abbiamo recentemente sperimentato anche nel nostro recentissimo passato e che resisteranno sicuramente nel prossimo futuro.

Ed allora, da questa iniziativa nessuno tema strumentalizzazioni: si tratta in definitiva di manifestare un obiettivo nobile, ricordare e onorare le vittime di Sant’Anna di Stazzema e di tutte le altre stragi nazifasciste, «conoscere quel passato, per evitare di vederne tornare alla ribalta simboli, ideologie e pratiche, di cui forse troppi hanno dimenticato la realtà storica». Una realtà fatta di sangue e vittime, che ha rischiato prima di finire sepolta con l’«armadio della vergogna» di cui ha parlato per primo nel 2004 Franco Giustolisi nel suo omonimo libro, ritrovato dall’allora procuratore militare della Repubblica presso il Tribunale militare di Roma Antonino Intelisano nel 1994 in uno scantinato romano con 695 fascicoli (il primo dei quali riguardava l’eccidio delle Fosse Ardeatine ed a seguire le altre stragi, fra le quali proprio quella di S. Anna di Stazzema) sui crimini di guerra di tedeschi e dei loro scherani fascisti prima e della Repubblica di Salò dopo, e di essere poi immoralmente dimenticata da chi a quel passato vorrebbe ancora guardare con nostalgia e rimpianto.

( Intrevento del consigliere Fernando Orsini)

p.s. La mozione è stata votata all’unanimità dal Consiglio comunale di Mesagne e, pertanto, dopo la pubblicazione della relativa delibera, la Città di Mesagne farà parte dell’anagrafe antifascista di Stazzema.