Giuseppe, Savoia

partigiano

Peppino Savoia (1924-2008)- nome di battaglia  “tigre”.Giuseppe Savoia è’ nato a Fasano il 9 marzo 1924 In via Gaito n. 75, terzo figlio di Pietro Savoia e Porzia Acquaviva. Da giovane lavorava come operaio nella bottega artigiana.A19 anni, nel luglio ’43, scelse di arruolarsi nella Guardia di Finanza di mare. Fu assegnato alla scuola nautica del corpo, a Pola. Dopo l’8 settembre, si trovò catapultato tra i partigiani sui monti ai confini d’Italia con la Svizzera.

L’8 settembre – scrive nel suo memoriale – giorno dell’armistizio, mi colse mentre ero in Servizio in Jugoslavia. Il giorno dopo, tutti o quasi del Reparto della scuola di Pola abbandonammo la scuola e poiché non c’erano mezzi per tornare in Italia, decidemmo con alcuni compagni di raggiungere Trieste o Fiume a piedi. Ma ciò fu impossibile perché per le vie per e queste due città si sparava dappertutto fra Partigiani Slavi e Tedeschi, e morti ce n’erano abbastanza. Decidemmo il rientro alla scuoia nautica e il maggiore Federico Gianco riunì tutti presenti e disse: Ragazzi, questi non sono giorni di gioia, neppure di allegria, restate qui uniti perché la guerra non è affatto finita e siamo all’inizio del peggio”

Da Pola, il Comando della guardia di finanza mandò Savoia a Milano in via Melchiorre Gioia (sui Navigli). Di lì il Generale Alfredo Mauggeri nel giugno del ’44 lo inviò a Porlezza sul lago di Lugano. Savoia finì ai confini con la Svizzera senza un ordine preciso, sapeva che in quella zona operava la brigata partigiana che faceva capo a Ugo Ricci, genovese, ex capitano degli Autieri. “Presi contatti – racconta Savoia – attraverso una fruttivendolo di Porlezza, certa Giordana, ed incominciai la vita di partigiano. La brigata partigiana di Ugo Ricci era composta da Vittorio Cattaneo detto “Mucet” di Porlezza, Cavalli, Fico, Nini, Pietro ai quali ci aggreganno, io, Ceruti Alvaro “Alvarez” sottufficiale della guardia di finanza, Cesarla e Boscolo (veneziani)”. Il primo colpo di mano fu alla sede del comando della Decima Mas che alloggiava a Porlezza in un vecchio convento dove prima c’era stato un presidio della Guardia di Finanza. L’assalto era finalizzato al recupero delle armi.

Il 10 agosto fu arrestato con i compagni di brigata Ceruti, Boscolo e Cesarin, dagli inesorabili
poliziotti tedeschi della schutztaffeln (S.S.), portati come prigionieri in diversi luoghi da villa d’Este a cernobio, al carcere di Como e poi nella palestra della stessa città, infine Riuscirono a fuggire grazie a Boscolo che assalì le guardie. Dopo diverse avventurose vicende per ragione di una spiata di un fascista preso prigioniero e graziato chi fu “…un rastrellamento colossale con
l’intervento della Compagnia ‘Monte Rosa’ “
che ebbe inizio il 4 novembre 1944 con uso di mortai, mitragliatrici, e altri armamenti.  Peppino Savoia dopo aver combattuto disperatamente riuscì a salvarsi  rocambolescamente  riparando infine in Svizzera, prima nelle caserme della finanza di frontiera; infine fu internato a Bellinzona nel castello Umtervalten per poi essere internato nel campo di Dietikom vicino Zurigo.Rientrato in patria, Peppino Savoia andò a trovare i suoi vecchi compagni di brigata con i quali continuò fa lotta partigiana. Fu pure nominato componente del Governo provvisorio del Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia ed ebbe contatti con personaggi storici, tra cui Walter Audisio “colonnello Valerio”. Dopo qualche mese dalla Liberazione, Peppino Savoia fu integrato nella Guardia di Finanza fino al 22 febbraio 1949. Successivamente si imbarcò come marittimo sulle navi mercantili girando il mondo fino al novembre 1967.

Il suo diario, che iniziò a scrivere nel 1991, si conclude con una annotazione amara: “Dopo la Liberazione, anziché ritirarmi in buon ordine avrei potuto imboccare la via di Roma e pretendere …chi avrebbe osato negarmi una sistemazione? Purtroppo fu un arrembaggio, una corsa verso la ricchezza facile di chi nulla aveva fatto per la liberazione dell’Italia e, ancor peggio, di chi aveva tradito la Resistenza. In pochi erano gli uomini di governo e nelle pubbliche amministrazioni provenienti dalla lotta contro il Nazifascismo, e proprio questi grandi e valorosi uomini contavano meno degli altri”.

 

 

 

Note biografiche tratte da: Franco Lisi pubblicista