IN MORTE DI OSCAR PRONAT, IL COMMOSSO SALUTO DELL’ANPI

L’ANPI di Brindisi si unisce al dolore della famiglia di Oscar Pronat, dei compagni, degli amici e di quanti per l’intera sua vita di combattente per la libertà, lo hanno amato e stimato. Oscar Pronat era uno dei più apprezzati e stimati iscritti della nostra Associazione.

Figura storica del Pci brindisino Oscar, è stato consigliere comunale (per due mandati), segretario del Sindacato postelegrafonici della Cgil-Fip. La sua è stata una vita dedicata all’antifascismo militante e alla lotta per la democrazia. E’ stato internato nei lager nazisti, patriota col compagno Gigante in quel di Trieste nel 1944. Questa sua terribile e coraggiosa esperienza di vita ha ispirato un lavoro teatrale, “Italiano, prigioniero sono” solo pochi anni fa andata in scena nel Nuovo Teatro Verdi di Brindisi tra la commozione generale. Nacque a Brindisi il 25 novembre 1923. A 18 anni si arruolò in Marina. Dopo il corso di motorista navale richiese di essere destinato al 12°gruppo di sommergibilisti. L’8 settembre 1943, dall’isola di Scoglio Olive, base dei sommergibili, da un comunicato radio del nuovo capo del Governo fascista Badoglio, apprese che la guerra contro americani, inglesi e francesi era terminata e che si sarebbe continuato a combattere contro i tedeschi qualora avessero invaso l’Italia. Questa notizia fece scoppiare il caos specialmente negli ambienti militari, non c’erano più ordini precisi e fu carneficina.

Così Oscar si imbarcò sulla nave “Eridania” che, dirigendosi verso Taranto, fu attaccata dagli aerei “Stuka” che imposero un cambio di rotta. Sbarcato a Fiume fu arrestato dai soldati del Generale Gambara, un italiano schieratosi con i tedeschi e a questi fu consegnato il 14 Settembre 1943. Fu portato a Venezia dove i tedeschi gli chiesero di combattere a fianco al loro esercito e, al suo rifiuto, fu caricato insieme ad altri su treni della deportazione. Dopo due giorni giunse a Furstenberg-Oder in Germania. A piedi, camminando nella neve, raggiunse il “lager 3b”coperto da sputi ed insulti. Fu spogliato e marchiato con il numero 310584.

Dopo gli strazi fisici e psicologici, nell’aprile 1945 approfittando del caos provocato dai bombardamenti, scappò rifugiandosi in uno scantinato sepolto dalle macerie di un palazzo. I soldati russi lo trovarono e gli fornirono un salvacondotto. A 21 anni tornò nella sua città che oggi lo piange e lo celebra.

L’ANPI Brindisi


 

 

 

 

 

 

Pubblichiamo qui di seguito  il breve e sentito ricordo che ne ha fatto Emanuele Castrignanò a nome dei familiari, degli amici e dei compagni nella cerimonia funebre :

Sono grato a Lucia per avermi scelto per leggere quanto Lei stessa, a nome dei fratelli, ha voluto scrivere per salutare papà Oscar.

La ringrazio, anche, perché, mi offre l’opportunità, salutandolo, di inchinarmi dinnanzi ad un uomo, come Oscar.

Un grande uomo: marito e padre esemplare.

Cittadino e lavoratore virtuoso. Combattente per la libertà. Antifascista. Internato nei lager nazisti, dopo essere stato arrestato a Fiume dai soldati del Generale Gambara, un italiano schieratosi con i tedeschi. Al suo rifiuto di combattere con i tedeschi, fu caricato sul treno che lo portò a Fustemberg, in Germania, nel lager 3b. Liberato dai russi. Tornò in Italia. Aveva 21 anni.

A Brindisi si impegnò nel PCI e nel Sindacato dei Postelegrafonici CGIL. Resta una figura storica di militante comunista.

Distintosi, sempre, per essere “persona” e non “personaggio”.

Sento ancora l’eco dell’ultima chiacchierata fatta, non molte sere fa, nella clinica Salus.

Lucidissimo nelle analisi e nei giudizi.

Impressionante.

Di un realismo, direi, spietato. Forse, perché, ormai, profondamente estraneo e disgustato da certa politica. Distaccato da un mondo che lo aveva deluso. E questo suo distacco rendeva ancor più libero, il suo già libero pensiero.

Quella sera, tra una battuta e l’altra contro Berlusconi, si soffermò, più del solito e con, meravigliato per me, entusiasmo, su Papa Francesco. Avrei dovuto portargli un libro. Non ho fatto in tempo.

La stessa sera nel salutarmi, mi baciò la mano e mi disse: “sei fortunato, come lo sono stato io con mia moglie, ad avere tu una moglie così affianco”.

Mi verrebbe da dire, semplicemente: “ Oscar, un uomo sino in fondo”, ma avendo conosciuto ed apprezzato il suo modo di essere e di testimoniarlo, mi va di aggiungere, come diceva Don Tonino Bello “ un uomo sino in alto”, perché “in fondo” si annidano le debolezze, le miserie e le cattiverie umane, “in alto” si respirano i grandi valori, e lui aggiungeva si respira santità.

Tra l’atro, perché non dire così di Oscar, uomo profondamente laico, che ha sempre vissuto per affermare e difendere alti valori quali la pace, la giustizia, l’uguaglianza?

Sempre dalla parte dei giusti, dei deboli, dei bisognosi, sempre contro ogni forma di sopraffazione e/o corruzione.

Trasparenza e coerenza, anche se scomode. Dall’apparente sguardo severo, lo era soprattutto con se stesso,

Renè Bazin, un romanziere francese , a cavallo tra fine ottocento ed inizio novecento, ci ricorda che “Occorre accettare la morte come un atto della vita”.

E’ difficile.

Una Sentenza indiana dice che : “ Gli artefici di opere buone non devono essere pianti. Essi continuano a vivere”.

Lo stesso Foscolo, senza sconfessare la sua posizione materialista, di negazione di ogni trascendenza, canta, nei Sepolcri, la sacralità della tomba, luogo sacro di ideali da trasmettere nel tempo.

L’uomo muore, ma se ha saputo vivere e morire per i propri ideali, ne lascia il ricordo ai posteri che li faranno rivivere.

Ed Oscar, continuerà a vivere, non nel semplice ricordo di quanti lo hanno conosciuto e voluto bene, ma in quello che ha fatto, in quello che ha lasciato.

E continuerà a vivere, soprattutto, nell’incommensurabile amore della sua famiglia, che nessuna cosa terrena potrà mai cancellare.

Nella stessa cerimonia sempre Emanuele Castrignanò ha dato la voce ad una lettera dei figli di Oscar:

 

A NOSTRO PADRE

Pensavamo di essere pronti!

Pronti a separarci da te.

Ma non è cosi.

Non si è mai intimamente pronti a separarsi dalle persone care.

Sei stato, sempre sarai, il nostro faro.

 

La tua forza, il tuo rigore morale, sono stati per noi esempio e motore delle nostre vite.

• Il tuo grande amore per la mamma, per noi figli e per i tuoi nipoti,

• Il tuo profondo senso di giustizia sociale,

• La coerenza delle tue azioni,

• L’inesauribile umanità insieme con il desiderio di spenderti sempre in favore dei più deboli.

Sono i valori che ci hai trasmesso.

 

Perfino dopo la tragica esperienza del lager, non ti abbiamo mai sentito pronunciare parole o frasi xenofobe.

 

Hai sempre saputo distinguere con enorme lucidità dove si annida il male e dove è racchiuso il bene.

 

Ci hai insegnato a comprendere che gli uomini nascono uguali ma, spesso, sono resi diversi dalle avversità della vita.

 

Nella tua convinta laicità, hai considerato sacri l’amore per la famiglia ed il rispetto per l’amicizia.

 

Queste cose, insieme a tutto quanto altro di buono e di bello alberga in te, saranno le cose per cui sarai giudicato con umana e pietosa considerazione, al di là ed al di fuori di ogni rispettabile fede religiosa.

 

Ciao papà!

 

NOI TUOI FIGLI E TUOI NIPOTI, INSIEME CON LA MAMMA, SAREMO SEMPRE LA TUA FAMIGLIA.

FINCHE’ VIVREMO, TU SARAI IMMORTALE NEI NOSTRI CUORI.

 


Brindisi, 31 gennaio 2016 Emanuele Castrignanò